| Olinda: | Nelle scorse settimane si è parlato molto della visita in Italia di Kate Middleton, la principessa del Galles. Ma attenzione: non è venuta per fare una vacanza tra cibo, borghi e monumenti. È andata a Reggio Emilia per conoscere da vicino un approccio educativo nato proprio lì: il Reggio Emilia Approach. Il metodo nasce dopo la Seconda guerra mondiale, quando alcune donne, soprattutto madri, iniziarono a costruire scuole popolari. Una di queste, a Villa Cella, fu finanziata addirittura vendendo un carro armato e altri mezzi bellici lasciati dai tedeschi in fuga. |
| Fabrizio: | Sembra quasi una leggenda. |
| Olinda: | Invece la storia è tutta vera. Poi arriva Loris Malaguzzi, maestro e pedagogista, che diventa la figura centrale di questo progetto. La sua idea più famosa è quella dei “cento linguaggi” dei bambini. Ovvero l’idea che i bambini imparino non soltanto ascoltando, ma anche disegnando, costruendo, toccando, osservando, giocando e muovendosi. |
| Fabrizio: | Una scuola dove bambini imparano sporcandosi le mani ha molto senso. |
| Olinda: | Lo penso anch’io. |
| Fabrizio: | Anche perché i bambini non sono vasi vuoti da riempire. |
| Olinda: | Appunto. Questo approccio parte proprio dall’idea che il bambino abbia già capacità, interessi e diritti. Per esempio, ogni mattina i bambini possono riunirsi in cerchio, parlare della giornata, ascoltare gli altri e proporre idee. Non decidono tutto, certo, ma partecipano attivamente. |