Resteremo negli Stati Uniti, dove Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo a sostegno degli allevatori che riapre una vecchia battaglia sulla protezione dei lupi. Una questione in cui si intrecciano interessi economici, tutela della fauna e retorica politica.
Passeremo poi al cinema e all’Italia, per due notizie che riguardano Martin Scorsese. Il regista newyorkese è diventato presidente onorario dell’Accademia del Cinema Italiano, l’ente che assegna i prestigiosi David di Donatello. Scorsese sembra inoltre in procinto di fare un regalo inaspettato all’Italia, donando il suo archivio al Paese che ha contribuito in modo decisivo a plasmare la sua idea di cinema.
Sempre a proposito di Italia, ci occuperemo della cosiddetta “fuga dei cervelli”. Un nuovo studio ha provato a calcolare quanto costa al Paese la partenza di lavoratori qualificati e quali misure potrebbero convincere molte persone a restare, ma anche ad attrarre talenti dall’estero.
Vi invito ad accompagnarmi.
Trent’anni dopo l’omicidio di Tupac Shakur, per la prima volta è arrivata una condanna a fare luce sulla sua morte. Il 31 agosto una giuria di Las Vegas ha infatti dichiarato colpevole Duane “Keffe D” Davis, ex leader della gang South Side Compton Crips, per aver organizzato l’agguato che pose fine alla vita del rapper, nel settembre del 1996.
L’aspetto forse più incredibile del processo è che tra le prove figura un libro scritto dall’imputato stesso. Nel 2019, Davis pubblicò un’autobiografia, Compton Street Legend, in cui raccontava cosa aveva fatto dopo che suo nipote Orlando Anderson, membro dei South Side Compton Crips, era stato picchiato da Tupac e dal suo entourage. Davis scrisse per l’appunto di essersi procurato una pistola e di essere andato insieme ad altri uomini, tra cui Anderson, a cercare Shakur e il suo produttore, Marion “Suge” Knight, per vendicarsi. Nella notte tra il 7 e l’8 settembre, mentre si trovava, in compagnia di Knight, a Las Vegas, in un’automobile ferma al semaforo, Tupac venne raggiunto dai proiettili di una Glock calibro 40. Secondo l’accusa, fu proprio Davis a procurarsi l’arma e organizzare l’agguato. A sparare sarebbe invece stato Anderson.
A rend
È il 4 settembre, e nello Studio Ovale della Casa Bianca Donald Trump sta firmando un pacchetto di misure a favore degli allevatori. Attorno alla scrivania ci sono la ministra dell’Agricoltura Brooke Rollins e alcuni allevatori. A un certo punto, parlando con uno di loro del lupo messicano, Trump dice: “da oggi potete sparargli?”. Rollins replica ridendo, lasciando intendere che non è proprio così. Questo scambio di battute sopra le righe ha accompagnato la firma dell’ordine esecutivo “A sostegno degli allevatori statunitensi”.
In effetti, come accennato da Rollins, l’ordine appena firmato non autorizza da subito l’uccisione dei lupi. Entro novanta giorni, il segretario dell’Interno Doug Burgum dovrà valutare se il lupo grigio e il lupo messicano abbiano raggiunto un livello di popolazione stabile, come raccomandato dall’Endangered Species Act. Da quella valutazione dipenderà una possibile riduzione delle protezioni federali. L’ordine chiede inoltre di valutare regole più permissive per abbattere gli esemplari che minacciano persone o bestiame, oltre a una revisione dei criteri per accertare gli attacchi e concedere risarcimenti agli allevatori.
La domanda di Trump riflette una batta
Martin Scorsese è sempre più italiano. Dal primo settembre il regista newyorkese è infatti diventato presidente onorario dell’Accademia del Cinema Italiano. L’istituzione, tra le altre cose, assegna i David di Donatello, ovvero i principali premi cinematografici del Paese, una sorta di equivalente italiano degli Oscar.
Negli stessi giorni in cui si diffondeva la notizia, è arrivata un’anticipazione del Corriere della Sera, sempre riguardante il regista. Secondo il giornale, Scorsese sta trattando con il ministero della Cultura italiano per donare il proprio archivio personale.
Parliamo di una mole impressionante di materiale, che copre oltre mezzo secolo di cinema. L’archivio spazia tra sceneggiature originali, costumi, oggetti di scena, attrezzature e lettere di produzione, abbracciando l’intera carriera del regista. Da film come Mean Streets e Taxi Driver, i celebri capolavori degli anni Settanta che hanno consacrato Scorsese, fino alle pellicole più recenti con Leonardo DiCaprio.
La trattativa per la donazione dell’archivio è ancora in corso, perché c’è da trovare prima di tutto uno spazio adatto a contenerlo. Sul tavolo c’è inoltre un’altra idea: il ministero vorrebbe collegare
In Italia la chiamano “fuga dei cervelli”. L’espressione indica la partenza verso l’estero di persone qualificate, spesso giovani, alla ricerca di migliori opportunità professionali. E quando una scelta del genere riguarda centinaia di migliaia di persone, il fenomeno diventa un problema serio per il Paese di origine, perché quella “fuga” ha un costo economico enorme. Da una parte, si investe nella formazione. Dall’altra, non si riesce a trattenere una parte dei talenti che escono dalle università.
Proprio su questo tema, il 5 settembre al Forum Ambrosetti di Cernobbio è stato presentato uno studio che prova a fare il punto della situazione. Lo ha realizzato The European House - Ambrosetti insieme a Philip Morris Italia, prendendo in esame soprattutto l’ultimo decennio. Sono più di 300.000 i cittadini qualificati che hanno lasciato il Paese in quel lasso di tempo. Nel solo 2024, 45.000 laureati hanno trasferito la propria residenza all’estero: ovvero il 32% del totale degli espatriati italiani di quell’anno.
Lo studio stima in 7,2 miliardi di euro all’anno il costo sostenuto dallo Stato per la formazione dei laureati che poi scelgono di trasferirsi all’estero. Aggiungendo anche la ri