In apertura parleremo dell’India, dove un movimento giovanile nato quasi per caso sui social è riuscito a ottenere le dimissioni del ministro dell’Istruzione. Mi riferisco al cosiddetto Partito degli scarafaggi: un movimento che ha trasformato un insulto in un simbolo di protesta contro corruzione e inefficienze nel sistema universitario e nel mercato del lavoro del Paese. Settimane di mobilitazioni hanno quindi mostrato la forza del movimento, che ora deve capire quale direzione prendere.
Passeremo poi alla maxi-multa inflitta dall’Unione europea a Google. Bruxelles accusa il colosso digitale di aver favorito i propri servizi nei risultati di ricerca e di aver ostacolato gli sviluppatori che usano Google Play. Una decisione che segue altre multe inflitte a colossi digitali americani, come Meta e Apple, e che, nel caso di Google, potrebbe avere conseguenze per le aziende concorrenti.
Nella seconda parte della puntata resteremo nel mondo digitale, ma ci sposteremo in Italia. Nel nostro Paese, infatti, stanno aumentando rapidamente i data center, grandi strutture sempre più necessarie per tecnologie come il cloud e l’intelligenza artificiale. La loro crescita porta investimenti, ma anche problemi legati al consumo di suolo e risorse. Le opportunità economiche hanno quindi bisogno di una visione strategica globale e di regole chiare, che finora sembrano però mancare, con poche eccezioni.
Chiuderemo infine la nostra puntata con un tocco di tradizione. A Palermo, il Comune ha avviato il percorso per sostituire gradualmente le carrozze trainate dai cavalli con veicoli elettrici. Una scelta che tocca il futuro dei vetturini siciliani, conosciuti col nome di “gnuri”, e che segue l’esempio di altre grandi città, dove la tutela degli animali ha prevalso sulle tradizioni locali.
In India, un movimento nato da un commento online è riuscito a far dimettere il ministro dell’Istruzione. Mi riferisco al Cockroach Janata Party, ovvero al “Partito del Popolo degli Scarafaggi”. Il nome imita quello del più famoso Bharatiya Janata Party, la formazione nazionalista del primo ministro Narendra Modi.
Tutto è cominciato lo scorso maggio. Durante un’udienza, il presidente della Corte Suprema indiana aveva paragonato i giovani disoccupati a “parassiti e scarafaggi”. Abhijeet Dipke, un trentenne indiano appena laureato negli Stati Uniti, attraverso i suoi profili social, ha lanciato allora un’idea, invitando tutti quegli “scarafaggi” a unirsi per mostrare la loro forza. Da quella provocazione, sono nati un simbolo, un sito e una rete organizzativa capace di attrarre milioni di follower su Instagram.
La protesta si è presto concentrata su un problema specifico del sistema indiano: la corruzione negli esami di ammissione alle università. Il caso più grave è quello del test nazionale per entrare nelle facoltà di Medicina: ogni anno, più di due milioni di studenti competono per circa 130.000 posti. Molte famiglie spendono cifre enormi in corsi privati, spesso indebitandosi.
La
890 milioni di euro. È questa l’entità della multa che l’Unione europea ha inflitto a Google, il colosso del digitale per eccellenza. La decisione, annunciata il 23 luglio, riguarda due violazioni del Digital Markets Act, il quadro normativo con cui Bruxelles impone regole specifiche alle grandi piattaforme che controllano servizi digitali essenziali. Quella dello scorso luglio è la prima multa inflitta a Google in base a questo regolamento, dopo i provvedimenti già presi contro Apple e Meta.
Per comprendere bene la vicenda, dobbiamo considerare il peso di Google. Con Google Search e lo store Google Play, il colosso tecnologico gestisce due portali d’accesso al mercato digitale senza i quali è quasi impossibile per le aziende raggiungere gli utenti. Il Digital Markets Act definisce queste piattaforme “gatekeeper”. Vista la loro forza, i gatekeeper devono rispettare regole più severe e offrire condizioni eque ai concorrenti.
La prima violazione che Bruxelles contesta a Google riguarda i risultati delle ricerche. Secondo la Commissione, l’azienda ha dato maggiore visibilità ai suoi servizi di shopping, prenotazione alberghiera, trasporti e contenuti sportivi. Contenuti che comparivano
Ogni volta che inviamo una fotografia in cloud, guardiamo una serie in streaming o facciamo una domanda a un chatbot, da qualche parte, lavorano migliaia di computer. Questi computer si trovano nei data center: grandi edifici pieni di server, collegamenti di rete e impianti di raffreddamento. La costruzione dei data center sta diventando un imperativo sempre più pressante per le aziende del settore, ma non sempre è facile trovare luoghi disposti a ospitarli, dato il loro alto impatto ambientale.
L’Italia sta vivendo intensamente questo boom economico, con tutte le problematiche che ne derivano. Attualmente, sul territorio nazionale sono attivi 200 data center, e altri 83 sono annunciati per i prossimi anni. La crescita dell’intelligenza artificiale sta accelerando gli investimenti.
La Lombardia è la regione che sta trainando questa espansione, soprattutto nell’area intorno a Milano. Qui si concentra oltre metà della potenza nazionale e continuano ad arrivare nuovi investimenti. Non è quindi un caso che la Lombardia sia diventata la prima regione italiana ad aver approvato una legge dedicata ai data center. La norma indica le aree industriali dismesse come scelta prioritaria e chiede
A Palermo stanno per sparire dalle strade le tradizionali carrozze trainate da cavalli. Il 24 luglio, il Consiglio comunale ha infatti approvato all’unanimità una modifica al regolamento per le carrozze turistiche. Il provvedimento prevede di sostituirle gradualmente con veicoli elettrici che ne ricordino esteticamente lo stile. Il Comune dovrà definire tutti i dettagli entro i prossimi mesi, garantendo il passaggio al nuovo sistema.
La decisione nasce da motivazioni etiche. Per anni, le associazioni animaliste hanno denunciato a Palermo e in altre città le condizioni alle quali sono sottoposti i cavalli, vessati dal traffico, dal rumore e dalle temperature estive sempre più alte. Di fatto, nelle ultime estati, durante le ondate di calore, il Comune di Palermo aveva dovuto sospendere più volte la circolazione delle carrozze.
La riconversione palermitana dovrà proteggere i cavalli e accompagnare i vetturini verso una nuova attività. I titolari delle licenze avranno bisogno di aiuti per acquistare i mezzi elettrici e ottenere le autorizzazioni. Le associazioni chiedono inoltre strutture nelle quali i cavalli possano trascorrere il resto della loro vita in condizioni dignitose.
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