In apertura, parleremo di Ariana Grande. Dopo la conclusione del suo tour, la cantante si prenderà una pausa dalle apparizioni pubbliche. La decisione — che ha colpito molti fan, visto che è da poco uscito il nuovo album dell’artista, Petal — ci invita a riflettere sulla nostra società, sempre più ossessionata dall’immagine. Fino a che punto il successo e la fama giustificano un giudizio costante e ossessivo sulla vita e sul corpo di un’artista?
Dalla musica, passeremo poi al calcio. Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, è stato costretto a ritirare un progetto che avrebbe aperto ai capitali privati la gestione commerciale dei Mondiali. La proposta non solo ha provocato l’indignazione delle principali confederazioni, ma ha reso incerta la rielezione di Infantino nel 2027. Una vera e propria rivolta, a poche settimane dal Mondiale appena concluso.
Nella seconda parte della puntata andremo a Ceuta, città spagnola sulla costa nordafricana, dove l’improvviso ingresso di decine di migliaia di persone ha aperto una crisi politica a livello europeo. Analizzeremo poi la reazione del governo italiano, che ha provocato uno scontro diplomatico con la Spagna, confermando come la gestione dei flussi migratori sia il Tallone d’Achille dell’Unione europea.
Infine, chiuderemo la nostra chiacchierata con una notizia culturale. Dieci teatri dell’Italia centrale sono entrati nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Vedremo cosa rende uniche queste sale che, nate tra Settecento e Ottocento, hanno rivoluzionato il modo di vivere e condividere lo spettacolo, aprendo la strada a un’idea di arte per la comunità.
Ariana Grande ha annunciato una pausa dalle apparizioni pubbliche dopo la fine del suo Eternal Sunshine Tour. L’ultima data è prevista per il primo settembre a Londra, al termine di dieci concerti. La cantante ha deciso di allontanarsi momentaneamente dai riflettori, dopo mesi in cui l’attenzione per la sua musica si è alternata a quella per il suo aspetto e la sua salute. Grande ha rinunciato anche all’allestimento londinese di Sunday in the Park with George, il musical di Stephen Sondheim e James Lapine, previsto al Barbican nel 2027, in cui avrebbe dovuto recitare.
L’annuncio è arrivato il 2 agosto, pochi giorni dopo l’uscita del video di Petal, il brano che dà il titolo all’ottavo album dell’artista. Le immagini del video, di fatto, hanno alimentato nuovi commenti online sul suo peso e sulla sua salute. Il caso ha riaperto un annoso dibattito sulla sovraesposizione delle celebrità e sulle pressioni a cui sono sottoposte. Un portavoce di Ariana Grande ha spiegato alla stampa che la pausa servirà a chiudere il tour in modo sereno e a interrompere un’esposizione mediatica sfociata in un costante e morboso giudizio pubblico.
Secondo la psicologa e accademica Vivienne Lewis, che ha
A poche settimane dalla finale dei Mondiali di calcio, il presidente della FIFA Gianni Infantino si è trovato a lottare per la sua sopravvivenza politica ai vertici dell’organizzazione. A metterlo in difficoltà, era stato un progetto, da lui fortemente voluto, che ha scatenato una rivolta tra le grandi confederazioni calcistiche.
Il piano, presentato lo scorso 28 luglio, prevedeva la creazione di una società chiamata FIFA Forward Enterprise, con una valutazione complessiva di 20 miliardi di dollari. Nelle intenzioni di Infantino, la società avrebbe gestito le attività commerciali delle competizioni internazionali, dai Mondiali maschili e femminili al Mondiale per Club. L’obiettivo era vendere una quota della società a investitori privati, per raccogliere 4,2 miliardi di dollari.
Infantino ha presentato l’operazione come un modo per aumentare i fondi destinati alle 211 federazioni affiliate. Il pacchetto valeva fino a 40 milioni di dollari per ciascuna: 20 attraverso FIFA Forward e altri 20 tramite un programma straordinario, rivolto a chi avesse aderito entro il 19 settembre. Quest’ultima condizione ha alimentato l’accusa secondo cui Infantino volesse “comprare consenso”.
A farsi
Ceuta è una città spagnola sulla costa del Nord Africa, al confine con il Marocco e separata dalla penisola iberica dallo Stretto di Gibilterra. Alla fine di luglio, decine di migliaia di persone hanno attraversato in poche ore il confine marocchino, per lo più a nuoto, entrando a Ceuta. La Spagna ha reagito rapidamente e, nel giro di pochi giorni, quasi tutte le persone entrate illegalmente avevano fatto ritorno in Marocco. Gli attraversamenti hanno però causato circa cento morti, soprattutto per annegamento o nella calca.
La crisi sul campo, dunque, si è risolta in fretta. Quella politica, invece, ha continuato ad allargarsi, complice il fatto che Ceuta fa parte dell’Unione europea. Protagonista di questa crisi è stata l’Italia, che, attraverso diversi membri del governo, ha puntato più a promuovere una retorica anti-immigrazione che ad agire di concerto con gli altri Paesi dell’Unione. Il 30 luglio, su X, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha collegato gli eventi di Ceuta alla regolarizzazione, da parte del governo Sánchez, di 500.000 immigrati. Un parallelo improprio, dato che la misura messa in atto da Madrid riguardava persone già inserite nel mercato del lavoro
Pensando ai teatri italiani, vengono in mente quelli voluti da sovrani e grandi istituzioni. Come La Scala di Milano, o il San Carlo di Napoli. Ma accanto a questi grandi nomi, nell’Italia centrale, esiste una tradizione nata dall’iniziativa diretta dei cittadini. Meno appariscente, forse, ma altrettanto ricca e affascinante.
Si tratta dei teatri condominiali, entrati il 26 luglio nella Lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il riconoscimento riguarda dieci sale storiche distribuite tra Marche, Umbria ed Emilia-Romagna. Sale così a 62 il numero dei siti italiani inseriti nella lista.
Questi teatri sorsero soprattutto tra la metà del Settecento e la fine dell’Ottocento. Il termine “condominiale” deriva dalle società che finanziavano la loro costruzione e ne condividevano la gestione. Amministrazioni pubbliche, famiglie di notabili e membri della borghesia emergente univano risorse e responsabilità in nome della cultura. In questo modo, anche centri con poche migliaia di abitanti potevano dotarsi di sale eleganti, destinate all’opera, alla musica e agli spettacoli dal vivo.
Le sale dei teatri condominiali seguono spesso il modello del teatro all’italiana, con pianta a ferro di cava