Questa settimana inizieremo il nostro percorso commentando una decisione che potrebbe ridefinire il profilo dell’Unione europea. In vista del referendum per la ripresa dei negoziati per l’adesione al blocco comunitario, l’Islanda è divisa tra chi vede l’ingresso nell’Unione come uno scudo protettivo e chi teme di sacrificare una sovranità nazionale riconquistata solo nel secolo scorso.
Dall’Islanda, ci sposteremo poi nei Balcani. Ricorderemo i giorni drammatici del genocidio di Srebrenica e vedremo come l’appello del presidente serbo Aleksandar Vučić per il rilascio del criminale di guerra Ratko Mladić stia riaccendendo antiche ferite.
Torneremo poi in Italia, per commentare la parabola politica di Matteo Salvini. Dall’estate ruggente del 2019, tra feste in spiaggia e una richiesta di “pieni poteri”, ripercorreremo le tappe di un declino che alimenta malumori nei vertici della Lega in Lombardia e Veneto.
Concluderemo infine il nostro viaggio in Sicilia, analizzando il clamoroso furto di alcune opere del pittore rinascimentale Antonello da Messina. Un giallo su cui, secondo molti, si proietta l’ombra di un committente infinitamente ricco.
Vi invito ad accompagnarmi.
Il prossimo sabato gli elettori islandesi sono chiamati alle urne per una decisione storica. Dovranno scegliere, tramite referendum, se riavviare i negoziati per l’adesione all’Unione europea, un processo iniziato nel 2009 e interrotto, per volontà del governo di Reykjavík, nel 2015.
Attualmente l’Islanda non figura tra i paesi che aspirano a far parte del club comunitario. Ma se vincesse il sì al referendum, potrebbe non solo tornare in quel gruppo, ma persino scavalcare tutti gli altri candidati, possedendo già i requisiti necessari.
L’eventuale ingresso nell’Unione, in realtà, è un dilemma che divide il paese, dalla classe politica all’opinione pubblica. Un recente sondaggio condotto dal gruppo mediatico islandese DV rivela una profonda spaccatura: il 53% degli intervistati è favorevole al progetto europeo, il 47% è contrario. La vittoria del sì sarebbe comunque solo un primo passo verso un’effettiva adesione, che verrebbe confermata da un nuovo referendum.
“La Groenlandia si trova a soli 290 chilometri dall’Islanda. Una distanza minima. Se loro sono minacciati, allora lo siamo anche noi”, afferma Snaerós Sindradóttir, intervistata da Deutsche Welle. Sindradóttir è giornalista, co
In questi giorni nei Balcani si torna a parlare di Ratko Mladić, l’ex generale serbo-bosniaco condannato all’ergastolo in via definitiva dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia per la sua responsabilità nei crimini commessi durante la guerra di Bosnia ed Erzegovina negli anni Novanta.
Mladić, che oggi ha 84 anni, è molto malato. Da qualche tempo, la sua famiglia e i suoi avvocati chiedono il suo rilascio, in modo che possa passare gli ultimi giorni di vita in patria. Una richiesta che può ora contare sull’appoggio di una voce molto in vista: quella del presidente serbo Aleksandar Vučić.
Ci deve essere un “approccio umano verso le persone”, ha detto Vučić, che accusa “l’Occidente” e la giustizia internazionale di applicare al caso un’eccessiva rigidità, un accanimento punitivo.
Per sostenere il suo appello, Vučić ha citato il precedente di Nebojša Pavković, ex capo di Stato maggiore jugoslavo, condannato a 22 anni per crimini di guerra, rilasciato per motivi di salute nel settembre del 2025. Pavković morì a Belgrado, un mese dopo il suo rilascio. Vučić, dunque, non sembra avere dubbi: bisognerebbe rilasciare Mladić “affinché possa almeno spirare dove aveva vissuto e
Com’è lontana l’epoca in cui Matteo Salvini era… il “Capitano”.
Era l’estate del 2019, e lui era all’apice della sua gloria. Pur essendo al governo da oltre un anno, nel ruolo di ministro dell’Interno, continuava a girare l’Italia, impegnato in una campagna elettorale permanente. Discorsi in piazze gremite e bagni di folla nelle spiagge. Il tutto condito da maratone di selfie. La gente lo adorava. Lo voleva ascoltare, vedere da vicino, toccare, in una sorta di rito pagano.
Quella di Salvini era stata una scalata lunga e metodica. Da segretario della Lega, aveva saputo dare voce a una serie di paure collettive con uno stile energico e popolare, facendo crescere il consenso del partito. A lui, a onor del vero, va il merito di aver spinto la Lega dal 4% delle elezioni politiche del 2013, al 17% del marzo 2018… fino allo sfavillante 34% delle Europee del maggio 2019. Un trionfo costruito con frasi ad affetto – comMe il poco originale “Prima gli italiani” – e una propaganda che prometteva di imbrigliare l’immigrazione illegale e “i burocrati di Bruxelles”.
Estate italiana tour. Si chiamava così il progetto che vedeva impegnato il Ministro nei mesi estivi del 2019. Una specie di tournée el
– Polizia di Messina. Qual è l’emergenza?
– Salve. Mi trovo all’Annunziata, vicino alla rotonda, vicino al museo. Ci sono dei quadri sulla strada. Come se qualcuno li avesse rubati e appoggiati qua.
– OK, un attimo. Mandiamo subito una volante…
Comincia così – con questo breve dialogo tra una donna e un operatore del 112 – la cronaca di una storia inquietante che vede protagonisti il MuMe, una delle istituzioni culturali più importanti della Sicilia, e il Polittico di San Gregorio, capolavoro del pittore rinascimentale Antonello da Messina.
È la sera del 15 agosto, e, poco prima delle 22, due uomini con il capo coperto da caschi da motociclista entrano nel museo rubando il celebre polittico e una tavoletta bifronte raffigurante la Madonna e il Cristo in pietà, anch’essa attribuita al maestro rinascimentale. Tutto punta a un’azione da professionisti: i due uomini si muovono con precisione, e agiscono in meno di tre minuti. Hanno evidentemente studiato la planimetria dell’edificio, sanno dove si trovano le opere.
Nessuno interrompe l’azione dei due criminali, come confermeranno poi le telecamere di videosorveglianza. Eppure, quella sera, nel museo, c’erano quattro addetti alla sorveglia