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13 May 2026

Episode #548

6 May 2026

Episode #547

29 April 2026

Episode #546

22 April 2026

Episode #545

15 April 2026

Episode #544

8 April 2026

Episode #543

1 April 2026

Episode #542

25 March 2026

Episode #541

18 March 2026

Episode #540

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Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del nostro programma. Oggi è mercoledì 13 maggio 2026. Io sono Chiara, insieme a voi per commentare gli ultimi sviluppi dell’attualità italiana e globale. Questa settimana parleremo di limiti e confini, visibili e invisibili. Parleremo dei limiti della natura e delle rigide formule della diplomazia internazionale. Ma parleremo anche dei confini che proteggono la nostra libertà di pensiero e la nostra autonomia interiore.

Partiremo dall’estremo sud dell’Argentina, dove una vicenda legata a un focolaio virale ci porterà a riflettere sul nostro rapporto, sempre più aggressivo e superficiale, con gli ecosistemi naturali.

Ci sposteremo poi nel territorio del progresso tecnologico. L’intelligenza artificiale sta penetrando le nostre vite, influenzando spesso i nostri gusti e le nostre scelte. Rischiamo un futuro uniforme? Un futuro dove tutti parleremo e penseremo con gli stessi stilemi?

Commenteremo poi le tensioni emerse durante la visita romana del segretario di Stato americano Marco Rubio, in un momento delicato per i rapporti tra Washington, il Vaticano e il governo Meloni. Dietro i sorrisi ufficiali e le pacate formule della diplomazia, le divergenze sono oggi sempre più evidenti.

Ricorderemo infine la figura di Giordano Bruno, filosofo ribelle e simbolo immortale della libertà di pensiero. Andremo a Venezia, dove una leggenda lo immagina come un fantasma tradito. Poi lo seguiremo a Roma, dai tribunali dell’Inquisizione pontificia a Campo de’ Fiori.

Vi invito ad accompagnarmi.

La natura come spettacolo

13 May 2026
La natura come spettacolo
knik / Shutterstock

Nell’estremo sud dell’Argentina, alla periferia della città di Ushuaia, negli ultimi anni un’enorme discarica è diventata una mecca del birdwatching. Un ecosistema artificiale dove scarti alimentari e materiale in decomposizione attirano specie rare, uccelli che altrimenti sarebbe difficile avvistare. È qui che una coppia di ornitofili olandesi avrebbe contratto l’hantavirus responsabile del focolaio scoppiato di recente a bordo della nave da crociera Hondius.

Al di là della cronaca sanitaria, questa vicenda dovrebbe accendere una riflessione più ampia, e più profonda.

Le discariche non sono solo immensi cumuli di rifiuti. Sono ecosistemi artificiali, luoghi in cui convivono biodiversità e contaminazione. Ambienti dove gli scarti alimentari attirano roditori, insetti e uccelli, creando concentrazioni biologiche rischiose.

L’hantavirus, come abbiamo imparato in questi giorni, viene trasmesso principalmente dai roditori attraverso urine, saliva e feci essiccate che possono disperdersi nell’aria. Nel contesto di una discarica, il confine tra l’osservazione naturalistica e l’esposizione a rischi biologici diventa sottile.

Il punto della riflessione che dovremmo fare è questo: negli ultim

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Il limite che abbiamo infranto a Ushuaia è fisico e biologico. Ma c’è un’altra frontiera che dovremmo rispettare. Una frontiera che stiamo indebolendo ogni giorno senza nemmeno accorgercene. Quella che protegge la nostra mente.

Il recinto invisibile

13 May 2026
Il recinto invisibile
VTT Studio / Shutterstock

L’avete notato anche voi? L’intelligenza artificiale sta cominciando a interferire con i nostri processi cognitivi. Sottilmente, influenza i nostri gusti, le nostre preferenze, e, di conseguenza, le nostre scelte.

Vi faccio un esempio. Mia cugina Anna è un’appassionata di ceramica. Ha seguito un corso in un laboratorio, qualche anno fa. Da allora, ha continuato a studiare e sperimentare con le forme e i colori, ispirandosi all’arte del Mediterraneo antico.

Anna è anche un’attenta collezionista. L’altro giorno, mentre pranzavamo sedute al tavolino di un caffè nel viale alberato sotto casa sua, mi ha raccontato una storia che mi ha fatto riflettere. Mi ha detto di aver deciso, all’ultimo momento, di non comprare un vaso in un’asta online. Il vaso le piaceva molto e sapeva che il ceramista era un artista prestigioso. Poco prima dell’inizio dell’asta, tuttavia, aveva avuto un’idea: aveva chiesto a un modello di intelligenza artificiale se valesse davvero la pena comprare quell’oggetto. Il modello le aveva dato una risposta piuttosto tiepida. Le aveva indicato un tetto di prezzo, dicendole che, se avesse superato quel tetto, avrebbe realizzato un acquisto “emotivo”.

Spinta dalla curiosit

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A Roma, parole cordiali e sorrisi non sono bastati a nascondere gli interessi divergenti che separano attualmente l’Italia da Washington.

D’accordo nel non essere d’accordo

13 May 2026
D’accordo nel non essere d’accordo
By Freddie Everett - Public Domain, Link

Molti in Italia, forse per un eccesso di ottimismo, avevano voluto immaginare che la visita a Roma del segretario di Stato Marco Rubio avrebbe ricucito i rapporti con il Vaticano e il governo italiano, logorati negli ultimi tempi dalle critiche di Donald Trump.

L’inquilino della Casa Bianca aveva accusato Leone XIV di essere “debole con il crimine”, “pessimo in politica estera”, e di sottovalutare le ambizioni nucleari iraniane. Non era stato molto più tenero con Giorgia Meloni, che fino a poco fa elogiava con grandi esibizioni di simpatia. Criticata per non voler collaborare nella missione bellica contro l’Iran, la premier era poi stata definita “poco coraggiosa” per aver difeso il Pontefice.

Ma la presenza di Rubio a Roma non ha segnato una svolta diplomatica di rilievo. Né in Vaticano, né a Palazzo Chigi.

Giovedì 7 maggio: incontro con Leone XIV, allietato da uno scambio di doni, in un’atmosfera di apparente cordialità. Un fermacarte di cristallo a forma di palla da football per il Papa, noto tifoso dei Chicago White Sox. Per Rubio, un dono carico di simbolismo: una penna in legno d’ulivo. “La pianta della pace”, come sottolinea il Pontefice.

Che il colloquio non abbia prodotto f

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Per concludere il nostro viaggio di oggi, facciamo un passo indietro nel tempo per riscoprire un uomo che preferì il sacrificio alla sottomissione, divenendo un simbolo eterno di coraggio e libertà.

Il fantasma di Giordano Bruno

13 May 2026
Il fantasma di Giordano Bruno
kavalenkava / Shutterstock

A Venezia, un’antica leggenda narra che, ogni anno, la notte del 22 maggio, tra le sale di Palazzo Mocenigo si aggiri una figura inquieta avvolta in un saio scuro. È il fantasma di Giordano Bruno.

Nato nel 1548 a Nola da una famiglia nobile, Filippo Bruno dimostra presto un vivo interesse per lo studio e un’intelligenza indomita. È l’interesse per lo studio della filosofia, più che una vocazione religiosa, ciò che lo spinge a prendere i voti nell’ordine dei domenicani, a Napoli, col nome di Giordano.

Ma Giordano è troppo intelligente, troppo incline al pensiero critico. La sua insofferenza verso i dogmi lo porta allo scontro con l’ortodossia religiosa della Chiesa della Controriforma. Immagina un universo infinito, popolato da infiniti mondi, e una sorta di panteismo in cui Dio è presente nella natura. Idee rivoluzionarie che mettevano in crisi l’intero sistema teologico e filosofico del tempo. E l’autorità della Chiesa di Roma. Nel 1576 abbandona l’ordine, per iniziare una vita errante per l’Italia, arrivando infine a Ginevra.

Bruno continua a viaggiare intensamente anche negli anni della maturità. Parigi, Oxford, nuovamente Parigi, dove si scontra con gli ambienti aristotelici. S

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