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13 May 2026

Episode #548

6 May 2026

Episode #547

29 April 2026

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22 April 2026

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25 March 2026

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18 March 2026

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Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del nostro programma! Oggi è mercoledì 6 maggio 2026. Io sono Mario, e anche questa settimana vi accompagnerò tra alcuni dei fatti di cronaca globale e italiana che più ci hanno fatto discutere.

Questa settimana inizieremo il nostro percorso in Ucraina, con il quarantesimo anniversario del disastro di Chernobyl. Torneremo a quel 26 aprile 1986, quando l’esplosione di un reattore nucleare cambiò per sempre il nostro rapporto con la tecnologia e la sicurezza. E forse pure la nostra fiducia nelle istituzioni. Cercheremo di capire cosa ha imparato l’umanità da quel disastro.

Passeremo poi all’economia internazionale, con una novità che viene dal Fondo Monetario Internazionale. L’autorevole organizzazione ha infatti tagliato le previsioni di crescita globale per il 2026, a causa della guerra in Medio Oriente e delle tensioni che pesano sui mercati dell’energia. Le previsioni del Fondo non sembrano buone in nessuno degli scenari presi in considerazione.

Ci sposteremo poi in Italia, dove Beatrice Venezi non sarà più direttrice musicale del Teatro La Fenice. La sua nomina era diventata da subito un caso politico, tra accuse di ingerenza, proteste interne e una rottura arrivata prima ancora dell’inizio dell’incarico.

Concluderemo infine il nostro cammino con una nuova tendenza culturale che vede al centro le edicole. Questi piccoli chioschi, un tempo centrali nella vita dei quartieri, stanno cercando nuove forme di esistenza tra cultura e rigenerazione urbana.

Chernobyl, 40 anni dopo il disastro

6 May 2026
Chernobyl, 40 anni dopo il disastro
Antonio Batinic / Shutterstock

Nel 1986, un nome fino ad allora pressoché sconosciuto si impose all’attenzione del mondo: Chernobyl. Era una località nel nord dell’Ucraina, allora parte dell’Unione Sovietica, che diede il nome alla vicina centrale nucleare. L’impianto si trovava in realtà più vicino alla città di Pripyat, a circa cento chilometri da Kiev. Durante la notte del 26 aprile, esplose il reattore numero quattro, provocando il più grave incidente nella storia dell’energia nucleare.

A scatenare l’incidente fu un test condotto superficialmente. I tecnici stavano verificando il comportamento del reattore in condizioni particolari, a bassa potenza. Le procedure di sicurezza vennero ignorate, il combustibile nucleare si surriscaldò e il sistema divenne incontrollabile. In poche ore, la centrale divenne l’epicentro di una catastrofe. Nei giorni successivi, la contaminazione colpì soprattutto Ucraina, Bielorussia e Russia. Ma le sostanze radioattive rilasciate dal reattore furono trasportate dal vento anche a grandi distanze, in diversi Paesi d’Europa e dell’emisfero settentrionale.

Ad aggravare la situazione concorse anche la risposta delle autorità sovietiche. La portata dell’incidente venne infatti minimizza

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Da un disastro del passato, passiamo ora a una crisi del presente. Il Fondo Monetario Internazionale ha infatti rivisto al ribasso le stime di crescita globale. Al centro delle sue preoccupazioni, ci sono la guerra in Medio Oriente e l’impatto sistemico che il conflitto può avere sul mercato dell’energia.

Le previsioni al ribasso del Fondo Monetario Internazionale

6 May 2026
Le previsioni al ribasso del Fondo Monetario Internazionale
Sorbis / Shutterstock

Il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto le previsioni di crescita dell’economia mondiale per il 2026. A gennaio, prevedeva un aumento del PIL globale del 3,4%. Ora la previsione è scesa al 3,1%. Sembra una differenza da poco, eppure in quello scarto c’è un significato enorme. La causa principale è infatti la guerra in Medio Oriente, che ha colpito soprattutto i mercati delle materie prime energetiche.

Lo snodo cruciale è lo Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo fondamentale tra il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman. Da lì transita una parte importante del petrolio e del gas mondiale. Quando la navigazione in questo braccio di mare diventa problematica, l’effetto si ripercuote immediatamente sulle quotazioni energetiche.

Nel suo nuovo rapporto, il Fondo presenta tre scenari. Nel primo, quello di riferimento, la crescita globale resta al 3,1% nel 2026 e l’inflazione sale al 4,4%. È lo scenario meno critico. Nel secondo, definito “avverso”, la guerra dura più a lungo, i prezzi dell’energia restano molto elevati e le condizioni finanziarie peggiorano. In quel caso, la crescita scenderebbe al 2,5% e l’inflazione arriverebbe al 5,4%. Nel terzo scenario, il più grave, le interruzio

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Tra le molte ragioni per cui Venezia è una delle città italiane più amate, c’è il Teatro della Fenice. Un vero e proprio tempio della lirica. Il prestigioso teatro, però, negli ultimi mesi, ha fatto discutere soprattutto per la nomina della sua direttrice musicale: Beatrice Venezi. Una nomina molto contestata.

Beatrice Venezi non sarà più direttrice musicale della Fenice di Venezia

6 May 2026
Beatrice Venezi non sarà più direttrice musicale della Fenice di Venezia
EQRoy / Shutterstock

La Fenice di Venezia è uno dei teatri d’opera più importanti d’Italia. La sua storia è legata a quella della lirica europea, con prime rappresentazioni di Rossini, Bellini e Verdi. Insomma, un vero e proprio simbolo culturale.

Proprio per questo, lo scorso settembre, la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del teatro aveva fatto discutere. Venezi è una direttrice d’orchestra di 36 anni, molto presente sui media e nota anche fuori dal pubblico tradizionale della musica classica. Negli ultimi anni è stata spesso associata alla destra di governo, soprattutto per la sua vicinanza personale a Giorgia Meloni e per la partecipazione a eventi legati a Fratelli d’Italia. Lei, però, ha sempre detto di non avere tessere di partito e di non ambire a un ruolo politico attivo.

Fin dall’annuncio della sua nomina, una parte consistente dei lavoratori del teatro veneziano aveva contestato la scelta. Le critiche riguardavano il metodo della nomina e soprattutto il curriculum di Venezi, giudicato non abbastanza forte per un incarico così importante.

Le proteste sono state molto concrete: una lettera firmata da musicisti e coristi, lo stato di agitazione proclamato dai sindacati, una manifes

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Dalle tensioni di un grande teatro passiamo ora a un luogo molto più piccolo, ma altrettanto riconoscibile nel paesaggio italiano: l’edicola. Un chiosco di pochi metri quadrati, nato per vendere giornali e riviste, che oggi, minacciato dall’informazione digitale, cerca nuove strade per non scomparire.

Il fascino dell’edicola

6 May 2026
Il fascino dell’edicola
Filippo Carlott / Shutterstock

A Milano, alla fine di aprile, una piccola edicola è diventata per qualche giorno una scenografia da film. In piazza Giovine Italia, le persone si sono messe in fila per ricevere una copia di Runway, la rivista immaginaria del Diavolo veste Prada. Era una promozione per il sequel del famoso film con Meryl Streep e Anne Hathaway, in uscita al cinema.

La campagna ha valorizzato un elemento storico del paesaggio urbano italiano: l’edicola. Un tempo, l’edicola era al centro di un piccolo rito mattutino: lì si comprava quotidiani e riviste, biglietti dell’autobus, e piccoli giocattoli. Era un negozio minuscolo, aperto sulla città, e spesso anche un punto di conversazione con l’edicolante e con la gente del quartiere.

Poi, è arrivata l’era digitale e la carta ha perso la sua centralità. Nel 2012 in Italia c’erano più di 16.000 edicole. Nel 2025, le edicole erano meno di 8.000. Anche le copie dei giornali vendute ogni giorno sono diminuite: da circa 4 milioni nel 2013 a meno di 2 milioni, oggi. Così molti chioschi hanno chiuso, mentre altri hanno cercato una seconda vita. È cambiato il mercato, ma non l’idea che quei piccoli spazi possano avere un ruolo nella vita culturale di un paesino

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