Dal palcoscenico della politica, passeremo poi alla dimensione delle relazioni personali. Metteremo a confronto lo stereotipo dell’Italia “paese della socialità” con i dati di un recente rapporto ISTAT. Scopriremo un’Italia che vive un inverno non solo demografico, ma anche relazionale, un paese dove le famiglie unipersonali sono diventate la norma e gli incontri quotidiani tra amici sono crollati drasticamente negli ultimi vent’anni .
Andremo in seguito a Firenze, dove una straordinaria mostra celebra il legame tra Mark Rothko e l’arte italiana. Seguiremo i viaggi del maestro dell’astrazione americana tra i mosaici di Venezia e gli affreschi del Beato Angelico, a Firenze, scoprendo una ricerca spirituale che affonda le radici nella tradizione europea. L’obiettivo di Rothko, che la mostra mette magnificamente in luce, era creare uno spazio di intimità assoluta tra l’osservatore e l’immagine.
La ricerca di infinito e di elevazione spirituale che vediamo nell’arte di Rothko trova un’eco gioiosa in un oggetto semplice, antico e leggero, capace di unire i popoli sotto lo stesso cielo. Andremo a Cervia, per parlare dell’aquilone: non come semplice giocattolo, ma come simbolo universale di fratellanza e di equilibrio tra il controllo umano e l’imprevedibilità del vento.
Vi invito ad accompagnarmi.
Se qualcuno, sul finire degli anni Novanta, mi avesse detto che nel 2026 molti leader della Terra avrebbero invocato Dio, nelle sue varie declinazioni, per legittimare il proprio potere e il proprio operato a livello geopolitico, avrei scosso la testa incredula. E invece, eccoci qua.
Soffermiamoci su quello che è, con tutta probabilità, l’esempio più eclatante tra le esternazioni più recenti. Lunedì 13 aprile, Donald Trump inizia con vigore la settimana postando sul suo account su Truth, il social di sua proprietà, un’immagine generata con l’intelligenza artificiale.
Nell’immagine, Trump veste i panni di Cristo, intento a compiere un miracolo. Nella mano sinistra, una sfera di luce. La mano destra, anch’essa emanante luce, è appoggiata sulla fronte di un uomo sofferente, adagiato su un letto. Attorno al Trump guaritore, c’è una donna con le mani giunte in atto di preghiera, due uomini in abiti militari e un’infermiera con lo sguardo adorante. Completano la scena la bandiera statunitense, la Statua della Libertà e altri simboli.
Le critiche sono piovute copiose, da ogni dove. Pure dall’universo MAGA. Trump ha quindi rimosso il controverso contenuto. In seguito, interrogato dai gior
Noi italiani godiamo di una fama invidiabile: simpatici, espansivi, estroversi e socievoli. Amanti dei pranzi e delle cene in famiglia, tra chiacchiere, risate e buon vino. Un bel quadretto, non c’è che dire. Un quadretto forse troppo idilliaco.
La situazione che dipinge un recente studio dell’ISTAT, l’istituto nazionale di statistica, è infatti molto diversa. Che il paese stia vivendo, ormai da tempo, un inverno demografico – con una popolazione sempre più anziana e una natalità in calo – lo sanno tutti. Ma c’è un aspetto, legato all’evoluzione attuale del paese, che non viene analizzato con l’attenzione che si merita: quello della socialità.
Nel 2024, il 36% delle famiglie italiane era costituito da una persona sola, il 28% da due persone, il 18% da tre persone e il 14% da quattro persone. Il resto della popolazione, una quota minima, era rappresentato da famiglie con cinque o più persone. Nella categoria di famiglia unipersonale, entrano non solo i single, ma anche le persone separate, divorziate e quelle che sono rimaste vedove, mentre le famiglie composte da due membri possono essere formate da coppie senza figli, oppure da un genitore convivente con un figlio.
Nelle famiglie un
Luminosi campi di colore vagamente rettangolari galleggiano sulla superficie delle tele con una leggerezza velata che ricorda le trasparenze del Ritratto di giovane donna di Rogier van der Weyden. Un parallelismo eccentrico? Forse. Il capolavoro di Van der Weyden e i dipinti che resero Rothko famoso sono separati da secoli di storia. Ma come non vedere quella sensibilità comune per la forza spirituale della geometria e del colore?
Dal 14 marzo fino al 23 ottobre, Firenze dedica a Mark Rothko una meravigliosa mostra diffusa, un progetto che, con un’intuizione geniale, celebra il grande maestro dell’astrazione mettendolo in relazione con la storia dell’arte europea. La città toscana traccia infatti un ponte tra l’America del dopoguerra e il Rinascimento italiano offrendo un’avventura che lega insieme Palazzo Strozzi, il Museo di San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana.
A Palazzo Strozzi, cuore dell’esposizione, si delinea un’ampia parabola creativa: dalle opere giovanili figurative, legate all’espressionismo tedesco e al surrealismo, fino al linguaggio astratto della maturità.
La mostra si sofferma sull’importanza dei viaggi che Rothko realizzò in Italia a partire dal 1950. Fir
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.
Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle querce agita il vento.
Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch’erbose hanno le soglie:
un’aria d’altro luogo e d’altro mese
e d’altra vita: un’aria celestina
che regga molte bianche ali sospese...
sì, gli aquiloni! (…)
Comincia così, con queste parole intrise di colori e nostalgia, L’aquilone di Giovanni Pascoli, poeta della natura e delle piccole cose. Quando penso agli aquiloni, io vedo sempre la stessa immagine, ricordo di un viaggio lontano. Un gruppo di bambini che giocano sulle colline di Amman, in Giordania, un pomeriggio d’estate. Piccoli aquiloni volano nel cielo senza nubi. Bianchi, gialli, rossi. Ondeggiano nel vento, che li accompagna leggero e paziente. In fondo, gli edifici color sabbia della città, e le antiche pietre del Teatro Romano.
L’aquilone, sospeso tra controllo e libertà. L’aquilone, con la sua voglia di infinito, è un simbolo universale. È legato alla terra, ma aspira al cielo. Dipende dalla mano che lo guida, ma anche da una fo