Partiremo da una notizia che arriva dagli Stati Uniti e che potrebbe avere conseguenze molto più grandi del singolo caso da cui nasce. A Los Angeles, infatti, una giuria ha dato ragione a una giovane donna che sostiene di essere diventata dipendente da Instagram e YouTube nel corso dell’infanzia. La sentenza riguarda nello specifico Meta e Google, ma costituisce anche un precedente che potrebbe ispirare migliaia di cause contro le piattaforme digitali.
Ci sposteremo poi in Argentina, dove il 24 marzo si sono svolte grandi manifestazioni per i cinquant’anni dal golpe del 1976. Parleremo di memoria, di desaparecidos e del ruolo storico delle Madri e delle Nonne di Plaza de Mayo. L’anniversario è arrivato in una stagione politica in cui il rapporto del Paese con questa fosca epoca del passato è tornato a essere conflittuale.
Nella seconda parte della puntata andremo invece in Italia, vicino a Parma, per raccontare un furto d’arte che ha colpito la Fondazione Magnani Rocca. In meno di tre minuti sono sparite opere di Renoir, Cézanne e Matisse. Un colpo da milioni di euro, che ricorda altri grandi furti del passato e la difficoltà nel recuperare refurtive di questo tipo.
Concluderemo infine il nostro percorso a Roma, con una buona notizia che riguarda il MAXXI. Il celebre museo d’arte ha acquisito sei opere di Giorgio Griffa, uno degli artisti contemporanei più importanti del nostro Paese. Sarà l’occasione per parlare della sua pittura essenziale, e del suo lavoro di ricerca sul segno e sul colore.
Dagli Stati Uniti arriva una sentenza che potrebbe avere un’influenza enorme sulle responsabilità dei social media di fronte alla legge, e non solo. A Los Angeles, lo scorso 25 marzo, una giuria ha infatti dato ragione a una giovane donna che aveva fatto causa a Meta e Google, sostenendo di avere sviluppato da bambina una dipendenza da Instagram e YouTube.
La protagonista della causa ha oggi vent’anni, ma la storia che in questi giorni l’ha resa famosa comincia molto prima. In tribunale ha raccontato di avere iniziato a usare YouTube a sei anni e Instagram a nove, senza incontrare delle reali barriere legate all’età. Col tempo, quelle piattaforme hanno occupato sempre più spazio nella sua vita quotidiana, influenzando i suoi rapporti con la famiglia e la sua percezione di sé. Gli effetti si sono manifestati anche sulla sua salute mentale.
Gli avvocati della giovane hanno sostenuto che funzioni come lo scorrimento infinito, i video che partono automaticamente, le notifiche continue e i feed guidati dagli algoritmi non siano elementi neutrali. Sarebbero invece progettati per trattenere l’attenzione degli utenti il più a lungo possibile, trasformandola in profitto.
Le strategie difensive
In Argentina, dopo cinquant’anni, le parole più difficili sono sempre le stesse: “memoria, verità, giustizia”. A pronunciarle, lo scorso 24 marzo, sono state le migliaia di persone scese nelle piazze del Paese per ricordare il golpe del 1976, che rovesciò Isabel Martínez de Perón, avviando una delle dittature più violente dell’America Latina. Dietro quelle parole ci sono ancora i segni del trauma collettivo, di una storia che non può essere relegata al passato, perché è carne viva e presente.
Il regime dittatoriale rimase al potere fino al 1983. In quegli anni, lo Stato organizzò una repressione sistematica contro oppositori politici, sindacalisti, studenti, intellettuali e gruppi guerriglieri. Migliaia di persone furono sequestrate, rinchiuse in centri clandestini, torturate, uccise o fatte sparire.
È da lì che nasce la parola più nota di quella stagione: desaparecidos. Sul loro numero continua a esserci uno scontro che rende le statistiche un fatto politico. La commissione ufficiale creata dopo il ritorno della democrazia documentò poco meno di 9.000 casi, mentre le organizzazioni per i diritti umani continuano a parlare di 30.000 scomparsi.
In Argentina, il 24 marzo è il giorno in
Ci sono furti che sembrano usciti da un film, per la spettacolarità del colpo e per la portata del bottino. Quello avvenuto a fine marzo alla Fondazione Magnani-Rocca, vicino a Parma, appartiene senza dubbio a questa categoria. In meno di tre minuti, una banda è riuscita a entrare nel palazzo che ospita la collezione del museo —la Villa dei Capolavori— e a portare via opere firmate da tre celebri, e amatissimi, artisti francesi: Pierre-Auguste Renoir, Paul Cézanne e Henri Matisse.
Tre capolavori firmati da artisti che hanno segnato la storia della pittura, dall’impressionismo alle avanguardie del Novecento. Il valore delle opere è altissimo, così come il danno simbolico subito dalla Fondazione.
La dinamica del colpo fa pensare a un piano preparato con cura e professionalità. Secondo le ricostruzioni, i ladri hanno forzato un accesso, puntato dritti verso le sale che ospitavano le opere francesi, fuggendo dopo l’attivazione dell’allarme. Il pronto intervento della sicurezza interna e delle forze dell’ordine ha fortunatamente evitato un danno ancora più grave. Durante la fuga sarebbe stata abbandonata un’altra opera attribuita a Renoir, segno che i ladri puntavano probabilmente a un c
Da oggi il MAXXI di Roma ha un motivo in più per essere visitato. Il celebre museo dedicato alle arti del XXI secolo ha infatti acquisito sei grandi opere di Giorgio Griffa, uno degli esponenti più importanti della pittura italiana contemporanea.
Nato a Torino nel 1936, Griffa è presente da tempo nelle collezioni di musei italiani e stranieri, tra cui il Castello di Rivoli e la GAM di Torino, il MACRO di Roma, il Museo del Novecento di Milano e le Gallerie d’Italia, così come istituzioni internazionali come la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Serralves di Porto e il Mudam di Lussemburgo. Il fatto che ora entri con sei opere monumentali nella collezione del MAXXI rafforza ancora di più il suo status di artista internazionale.
La notizia dell’acquisizione è stata diffusa il 26 marzo dalla Fondazione dedicata al pittore. Nel commentare il fatto, l’agenzia ANSA ha parlato di “sei capolavori”, ma il significato dell’operazione va oltre la qualità delle singole opere. Al MAXXI infatti arriverà un vero e proprio percorso artistico che attraversa quasi trent’anni dell’arte di Griffa, dagli anni Settanta ai primi anni Duemila.
Tre delle sei opere appartengono allo stori