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15 April 2026

Episode #544

8 April 2026

Episode #543

1 April 2026

Episode #542

25 March 2026

Episode #541

18 March 2026

Episode #540

11 March 2026

Episode #539

4 March 2026

Episode #538

25 February 2026

Episode #537

18 February 2026

Episode #536

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Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del nostro programma. Oggi è mercoledì, 25 marzo 2026. Io sono Chiara, insieme a voi, per commentare gli ultimi sviluppi dell’attualità italiana e globale. Questa settimana, cominceremo il nostro percorso con una domanda importante e dolorosa: qual è il costo ambientale delle tante guerre che infiammano oggi il mondo? In Iran, le immagini delle strutture petrolifere in fiamme non raccontano solo un’ennesima escalation militare, ma qualcosa di più profondo: il legame sempre più stretto tra conflitto armato e crisi ambientale.

L’emergenza ambientale stravolge il mare, obbligandoci a cercare altrove ciò che un tempo era vicino. Il nostro secondo punto di riflessione ci porterà tra le corsie di un supermercato. Vedremo come dietro a un gesto semplice si nasconde una realtà drammatica: il progressivo svuotamento dell’Adriatico e la crisi dei suoi ecosistemi.

Faremo poi un salto storico, per festeggiare i centocinquant’anni del Corriere della Sera. Dalla prima sede, nella Galleria Vittorio Emanuele di Milano, alle redazioni digitali di oggi, ripercorreremo la crescita del principale quotidiano d’Italia.

Concluderemo infine il nostro percorso con una storia più intima: quella della Hoepli. L’antica casa editrice, gioiello milanese e simbolo della cultura italiana, si trova al centro di un conflitto familiare che ne mette in pericolo il futuro.

Ma prima di tutto, come vi dicevo, dedichiamo qualche minuto a una riflessione sul terribile costo ambientale della guerra.

Il costo climatico delle guerre

25 March 2026
Il costo climatico delle guerre
Anas-Mohammed / Shutterstock

Era nero come la pece, il cielo di Teheran, la mattina di domenica 8 marzo. Colpiti la notte anteriore da una serie di attacchi aerei statunitensi e israeliani, diversi siti di stoccaggio di petrolio bruciavano da ore, avvelenando l’aria. La raffineria di Shahran, sita nella parte nord-occidentale di Teheran, non lontano da quartieri residenziali densamente popolati, era un inferno di fiamme e fumi tossici.

Come una metafora potente, quella coltre nera sul cielo di Teheran dovrebbe farci riflettere sul costo climatico dei conflitti contemporanei. Un fatto di cui oggi si parla poco.

Negli ultimi anni, il discorso pubblico sull’emergenza ambientale sembra essersi spostato su un piano domestico, individuale. Quando compriamo un biglietto aereo, vediamo sullo schermo del laptop quale sarà l’impronta climatica del nostro viaggio. Al supermercato, e in ogni altro negozio, la plastica delle confezioni lascia poco a poco spazio alla carta. Ogni giorno veniamo invitati a piccoli gesti di responsabilità. Tutto giusto, certo. Ma poi apriamo i giornali, e il quadro cambia radicalmente: la guerra in Ucraina, l’immane tragedia di Gaza, e ora, con gli attacchi all’Iran, lo scoppio di un nuovo, fero

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Il caos della guerra ridisegna gli equilibri del pianeta. Ma pure ciò che arriva sulle nostre tavole riflette trasformazioni profonde, e spesso tragiche.

Addio alle vongole dell’Adriatico?

25 March 2026
Addio alle vongole dell’Adriatico?
RVillalon / Shutterstock

L’altro giorno ho comprato al supermercato una confezione di vongole congelate. Erano deliziose, ma devo dire che nel buttare la scatola nella raccolta per la carta da riciclare, ho notato un dettaglio che mi ha sorpreso: quelle vongole arrivavano da lontano, dal Mar Nero. La cosa mi ha lasciata un po’ inquieta. Prima di tutto, perché le acque di quel mare, data la vicinanza al conflitto ucraino, sono altamente inquinate. Le operazioni hanno lasciato un’impronta ambientale profonda sull’ecosistema marino. Bombardamenti e incidenti in mare causano fuoriuscite di carburanti, petrolio e sostanze tossiche. Inoltre, navi affondate e mine rilasciano metalli pesanti ed esplosivi, contaminando fondali e catene alimentari.

Ma ad inquietarmi c’era anche un altro pensiero. Sono sempre stata abituata a mangiare, a casa come al ristorante, vongole locali, provenienti dall’Adriatico. Di fatto, mentre avevo ancora la scatola tra le mani, mi è tornata in mente una vecchia immagine. Un gruppo di pescatori amatoriali nelle acque dell’isola di Grado. Avanzavano chini nella bassa marea del tramonto, armati di secchielli e sottili bastoni di legno, gli occhi fissi sul fondale sabbioso. Un’immagine che,

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Anche un giornale, soprattutto se antico come il Corriere della Sera, può essere descritto come un ecosistema fragile.

Il Corriere della Sera, 150 anni di storia

25 March 2026
Il <i>Corriere della Sera</i>, 150 anni di storia
By Unknown author - L'Illustrazione Italiana, 1900, Public Domain, Link

Lo scorso 5 marzo, il principale quotidiano italiano, il Corriere della Sera, ha festeggiato, con meritata soddisfazione, il suo centocinquantesimo compleanno.

Concepito dalla mente fervida del giornalista Eugenio Torelli Viollier — madre francese e padre napoletano —, il Corriere venne presentato al mondo alle 9 di sera. Mi piace immaginare la sera di quella domenica 5 marzo 1876 come una tipica serata di fine inverno milanese: l’aria pungente e un po’ umida, i profili degli edifici sfumati dalla nebbia padana. Immagino gli strilloni, in piazza della Scala, a dare la notizia alla città: era uscito il primo numero di un nuovo quotidiano, il Corriere della Sera. Sulla prima pagina, una data insolita: “5-6 marzo”. Una scelta che era una sorta di stratagemma: consentiva di estendere la ‘vita’ del giornale dal pomeriggio del primo giorno al mattino del giorno seguente.

Quella domenica 5 marzo 1876 era pure la prima domenica di Quaresima, un giorno in cui per tradizione a Milano i giornali non venivano pubblicati. Il nuovo quotidiano poté così approfittare di un vuoto nel mercato. Tuttavia, per evitare attriti con la concorrenza, la proprietà decise di destinare il ricavato di quella prim

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Restiamo nel territorio dell’editoria, ma scendiamo da una dimensione collettiva a una più intima e conflittuale. Una dimensione dove la cultura si intreccia con complesse dinamiche familiari.

Hoepli, l’ombra di un conflitto familiare

25 March 2026
Hoepli, l’ombra di un conflitto familiare
By Anonymous - Giovanni Galbiati Ulrico Hoepli. Mailand 1939, Public Domain, Link

Nelle ultime settimane si è parlato molto di Hoepli, una casa editrice fondata a Milano nel 1872 da un imprenditore di origine svizzera, Ulrico Hoepli. L’avventura, in realtà, era nata due anni prima, nel 1870, quando Ulrico, all’epoca 23enne, aveva rilevato, per 16.000 lire, una libreria nella Galleria De Cristoforis, nel cuore di Milano. Ulrico Hoepli era un ragazzo animato da un sogno, da un’ambizione professionale tinta di romanticismo, in una città che stava diventando il cuore economico di un’Italia unita da poco.

Nei suoi oltre centocinquant’anni di vita, la Hoepli S.p.A. è stata molto più di un progetto editoriale. È stata un simbolo, un punto di riferimento culturale. Un progetto nato con un’intuizione semplice: rendere il sapere accessibile. Ulrico Hoepli non proveniva da una famiglia di intellettuali. Non era, almeno in origine, un “uomo di lettere”. Era un imprenditore con un intuito fuori dal comune, ma anche — e questo è importante — con una sincera passione per la cultura. Arrivato in Italia nella seconda metà dell’Ottocento, vide qualcosa che altri non vedevano: nel paese mancava una produzione solida di manuali scolastici e professionali.

Hoepli iniziò a colmare quel

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