Screen width of at least 320px is required. Screen width can be adjusted by widening your browser window or adjusting your mobile device settings. If you are on a mobile device, you can also try orienting to landscape.

1 April 2026

Episode #542

25 March 2026

Episode #541

18 March 2026

Episode #540

11 March 2026

Episode #539

4 March 2026

Episode #538

25 February 2026

Episode #537

18 February 2026

Episode #536

11 February 2026

Episode #535

4 February 2026

Episode #534

Speed 1.0x
/
aa
AA
Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del nostro programma. Oggi è mercoledì 4 marzo 2026. Io sono Chiara, insieme a voi per commentare gli ultimi sviluppi dell’attualità italiana e globale. Questa settimana, cominceremo il nostro racconto dal cuore infuocato del Medio Oriente. Un’operazione militare senza precedenti ha colpito i vertici del regime iraniano, trascinando il mondo sull’orlo di un conflitto globale. Tra raid su obiettivi strategici e drammi civili, cercheremo di capire come la parola ‘guerra’ sia tornata a occupare prepotentemente le nostre conversazioni.

Faremo poi un salto nel passato per ritrovare la voce limpida e inquieta di Piero Gobetti. A cent’anni dalla sua morte, torneremo a interrogarci sul talento e il coraggio di un giovane editore che sfidò il fascismo con le armi della cultura e della libertà di pensiero.

Resteremo ancora un po’ a Torino, per conoscere la storia di Giuditta Sidoli, una donna la cui vita intensa — tra esilio, passioni politiche e l’incontro con Giuseppe Mazzini — attende ancora di essere pienamente celebrata nei nostri libri di storia.

Infine, per concludere il nostro percorso, entreremo nelle atmosfere rarefatte del cinema di Paolo Sorrentino. Esploreremo il volto e le ombre di Mariano De Santis, protagonista del suo ultimo film, per seguire quel filo sottile che intreccia potere e solitudine, apparenza e verità.

Diamo ora inizio al nostro viaggio, come vi dicevo, osservando il conflitto che, ora dopo ora, si allarga in Medio Oriente.

Iran, un nuovo fronte di guerra

4 March 2026
Iran, un nuovo fronte di guerra
Mansoreh / Shutterstock

Era almeno dalla ‘guerra dei dodici giorni’ dello scorso giugno che il regime iraniano attendeva una nuova, e più violenta, ondata di attacchi. Ed era da anni che il Mossad, avendo hackerato le telecamere presenti nelle strade di Teheran, studiava i movimenti dell’ayatollah Ali Khamenei e dei suoi collaboratori. Informazioni preziose, che hanno portato al bombardamento che lo scorso 28 febbraio ha ucciso Khamenei e decapitato la leadership del paese.

“L’aviazione militare ha effettuato con successo oltre mille sorvoli verso l’Iran e ritorno, nei primi due giorni dall’inizio dell’operazione Ruggito del Leone”, hanno scritto le autorità israeliane in un comunicato stampa.

Un tono burocratico, asettico. Ma dietro il linguaggio tecnico si intravede la portata dell’offensiva condotta da Israele e Stati Uniti: raid ripetuti su Teheran e su installazioni strategiche, colpi ai centri di comando,

Continue the conversation

Go further and experience the full content — and understand how Italian is actually used.

Continue

Already have access? Log in.

* * *
E mentre il mondo resta col fiato sospeso davanti a questo nuovo teatro di guerra, è naturale chiedersi: come siamo arrivati a questo punto? Spesso, per capire il presente, dobbiamo osservare il passato. Cento anni fa, l’Italia perdeva una delle sue menti più brillanti, un uomo che aveva capito prima di molti quanto sia pericoloso il sonno della coscienza civile. Voltiamo pagina, per ricordare Piero Gobetti.

Piero Gobetti, stella nel cielo inquieto del Novecento

4 March 2026

Il 16 febbraio 1926, moriva a Parigi, a soli 24 anni, Piero Gobetti. Filosofo, giornalista, editore, traduttore, Gobetti fu una delle figure più lucide e coraggiose dell’antifascismo italiano.

Era un giovane alto e sottile, disdegnava l'eleganza della persona, portava occhiali a stanghetta, da modesto studioso: i lunghi capelli arruffati dai riflessi rossi gli ombreggiavano la fronte”. Così lo descriveva Carlo Levi nel 1960, con la poesia della parola e lo sguardo allenato del pittore.

Formatosi all’Università di Torino sotto la guida di professori di grande prestigio — tra cui il futuro presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che lo avvia al pensiero liberale —, Piero Gobetti si laurea a pieni voti nel 1922 con una tesi sulla filosofia politica di Vittorio Alfieri. Non sorprende che il giovane Gobetti fosse attratto dal pensiero patriottico del celebre poeta e drammaturgo piemontese.

Continue the conversation

Go further and experience the full content — and understand how Italian is actually used.

Continue

Already have access? Log in.

* * *
La Torino di Piero Gobetti, quella città che oggi appare così composta, era stata, un secolo prima, un nido di sogni rivoluzionari. Se Gobetti è una stella nel Novecento italiano, c’è una figura dell’Ottocento che merita di essere riscoperta: una donna che ha trasformato l’eleganza di un palazzo neoclassico nel cuore pulsante del Risorgimento.

Giuditta Sidoli, patriota

4 March 2026
Giuditta Sidoli, patriota
By Unidentified painter - Digitalizzata da "Museo Glauco Lombardi", Touring Club Italiano Public Domain, Link

Al civico 20 di via Mazzini, a Torino, sorge un bel palazzo neoclassico dal passato movimentato. Ma questo, in realtà, è un segreto. Con la sua placida facciata color crema e il ritmo pacato di timpani e architravi, quell’edificio inganna: sfoggia un’eleganza tranquilla, quasi impassibile. A increspare la superficie, qui e là, solo le trame in ferro dei balconi, che si affacciano sulla via come palchi di un teatro. Un solenne portone in legno scuro offre un varco verso il mondo di passione politica che, in un’epoca lontana, ha animato il cuore del palazzo. Un mondo legato al Risorgimento, e al nome di una donna: Giuditta Bellerio Sidoli.

Nata nel 1804 in una famiglia aristocratica milanese, Giuditta sposò, a soli sedici anni, Giovanni Sidoli, un ricco proprietario terriero emiliano iscritto alla Carboneria, la più importante società segreta dell'epoca.

La Carboneria si proponeva di lottare

Continue the conversation

Go further and experience the full content — and understand how Italian is actually used.

Continue

Already have access? Log in.

* * *
Che si tratti di un presidente della Repubblica in un film o di un rivoluzionario in esilio, la lezione è forse la stessa: siamo le storie che scegliamo di raccontare e le maschere che abbiamo il coraggio di indossare.

Mariano De Santis, un nuovo ritratto nella galleria di Paolo Sorrentino

4 March 2026
Mariano De Santis, un nuovo ritratto nella galleria di Paolo Sorrentino
GIO_LE / Shutterstock

Con La grazia, la sua ultima opera cinematografica, Paolo Sorrentino amplia e raffina la sua meravigliosa galleria di figure maschili. Mariano De Santis, un presidente della Repubblica che attraversa, dubbioso e malinconico, gli ultimi sei mesi del suo mandato, è un’ulteriore variazione su una serie di temi che troviamo in tutta la filmografia del regista napoletano. La solitudine, la fatica del potere, le maschere.

Un filo sottile lega il sofferente Titta Di Girolamo di Le conseguenze dell’amore, l’algido Giulio Andreotti de Il divo, il cinico Jep Gambardella de La grande bellezza, l’enigmatico Lenny Belardo di The Young Pope, il crepuscolare Silvio Berlusconi di Loro e, ora, Mariano De Santis. Uomini diversissimi per età, ruolo e temperamento, ma accomunati dalla stessa vertigine interiore.

I personaggi di Sorrentino hanno conquistato una posizione solida — denaro, potere, prestigio —,

Continue the conversation

Go further and experience the full content — and understand how Italian is actually used.

Continue

Already have access? Log in.