Questa settimana, cominceremo il nostro percorso nella capitale del Paraguay, Asunción. Una firma attesa da oltre venticinque anni potrebbe ora ridisegnare gli equilibri del commercio internazionale. Tra applausi e fotografie ufficiali, l’Unione europea e il Mercosur danno forma a un importante accordo economico. Ma dietro ai sorrisi, palpitano timori sociali e nuove sfide ambientali.
In seguito, dopo una breve tappa a Washington, andremo a Roma, per commentare la conferenza stampa con la quale Giorgia Meloni ha dato il benvenuto al nuovo anno. Una conferenza stampa lunga, ma senza possibilità di replica per i giornalisti, quindi senza un vero dibattito democratico.
Lasceremo poi i palazzi istituzionali per conoscere un’antica figura della tradizione italiana: la Befana. Un simbolo di ciclicità e rinascita che, nei giorni scorsi, è stato trasformato in strumento di insulto politico. Racconteremo una vicenda che parla di sessismo e del clima sempre più teso che attraversa una parte del dibattito pubblico.
Infine, per concludere il nostro percorso, visiteremo Cortina d’Ampezzo, che, insieme a Milano, ospiterà il prossimo febbraio la XXV edizione dei Giochi olimpici invernali. Coglieremo l’occasione per ricordare un ospite illustre della “Regina delle Dolomiti”: lo scrittore Ernest Hemingway.
La foto di gruppo è affollata, in questo 17 gennaio. Nella sede della Banca Centrale del Paraguay, a Asunción, ci sono Ursula von der Leyen, António Costa e i massimi rappresentanti dei quattro paesi che compongono il Mercosur: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Dopo lo scatto, un lungo applauso. Poi, su iniziativa dell’anfitrione della cerimonia — il presidente paraguayano Santiago Peña —, i protagonisti di questa giornata storica si prendono per mano, formando una catena. Alle loro spalle, una fila orgogliosa di bandiere.
Dopo oltre 25 anni di trattative, finalmente, c’è qualcosa di concreto: una firma ufficiale sui documenti che disegnano un accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur. Il sollievo è palpabile. Solo poche settimane prima, a fine dicembre, in Brasile, quella stessa firma era saltata, per le perplessità espresse da alcuni paesi del blocco europeo. In Euro
Washington, lunedì 18 agosto. Alla Casa Bianca è in corso un vertice multilaterale sulla guerra in Ucraina. Donald Trump ha fatto accomodare i suoi ospiti nella East Room. Seduti attorno a un lungo tavolo di legno scuro, oltre al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ci sono sette leader europei: il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer, il segretario generale della NATO Mark Rutte, il presidente finlandese Alexander Stubb, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la premier italiana Giorgia Meloni.
L’incontro non è ancora entrato nel vivo e l’atmosfera è cordiale, quasi rilassata. Tanto che Stubb si avventura in un commento fuori copione, dicendosi stupito dal fatto che Trump abbia ammesso in sala alcuni giornalisti. “Ma a lui piace!”, afferma Meloni, gioviale. “Io non ho mai voglia di
Chi vede l’immagine della Befana per la prima volta — una donna anziana curva, col naso adunco e una scopa sotto il braccio — si chiede inevitabilmente che cosa c’entri con l’Epifania, con i Re Magi, con l’oro, l’incenso e la mirra. La risposta breve è: c’entra poco. Quella lunga, invece, racconta una storia affascinante.
Il 6 gennaio di ogni anno, l’Epifania cristiana celebra la manifestazione di Cristo al mondo, il momento in cui il divino si rende visibile. La tradizione ricorda la visita dei Re Magi a Gesù bambino, simbolo del riconoscimento universale della sua divinità. In Italia, tuttavia, l’Epifania, più che ai Re Magi, è legata alla figura della Befana: un’anziana donna che — narra la tradizione — porta dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi. Un’iconografia dalle radici antichissime, legate ai cicli agricoli e alla fine dell’anno solare. Vecchia e coperta di logori st
Nella camera che era solito occupare all’Hotel de la Poste, c’è ancora la sua macchina da scrivere, la Royal Quiet Deluxe con cui terminò Across the River and into the Trees. Lo attende, complice, come se lui dovesse tornare da un momento all’altro, dopo una passeggiata nel bosco, per fissare un’idea nata all’improvviso. L’atmosfera è intatta. La luce, morbida e accogliente. Un dialogo armonioso danza tra i mobili. La scrivania, la poltrona verde, il tavolo da pranzo con due sedie, il tallboy, i due letti in legno intagliato, gemelli e vicini. E quel grande armadio a tre ante con lo specchio ovale al centro, pronto a riflettere le montagne di Cortina, le splendide Dolomiti. Lui, da lì, contempla due delle tre Tofane, quella di Mezzo e quella di Rozes. Nei giorni limpidi, al tramonto, si vestono di rosa e arancio. Mi sembra di vederlo, davanti a quello specchio. Alto e bellissimo, mentre