Questa settimana cominceremo il nostro viaggio in Cina, dove il Partito comunista ha tracciato le linee del suo quindicesimo piano quinquennale, destinato a guidare l’economia dal 2026 al 2030. Un documento che punta sull’innovazione tecnologica e sull’autosufficienza produttiva, ma continua a mettere in secondo piano i consumi interni.
Ci sposteremo poi a Hollywood, per cercare di capire perché nemmeno le grandi star sembrano più in grado di salvare i film dal flop. Il caso di Sydney Sweeney e del suo Christy parla chiaro, così come i recenti insuccessi di Dwayne Johnson, Jennifer Lawrence e persino Leonardo DiCaprio.
Spazio poi all’Italia, dove è ricominciato l’ennesimo dibattito sulla patrimoniale. Vedremo cosa prevede la proposta della CGIL, le reazioni della politica e perché, ancora una volta, è improbabile che qualcosa cambi davvero.
Proseguiremo con una moda tutta italiana, quella per gli scooter. Come stanno cambiando le preferenze dei giovani in merito ai tradizionali “cinquantini”?
In chiusura di puntata, racconteremo un’altra trasformazione, stavolta nel campo agricolo. Nella viticoltura italiana, infatti, sta prendendo sempre più piede l’impiego di algoritmi e intelligenza artificiale. Una possibile risposta al bisogno di fronteggiare il riscaldamento globale e garantire una produzione più ecosostenibile.
Ogni cinque anni, la Cina aggiorna la propria strategia economica con un piano generale volto a orientare tutte le politiche del governo. Lo fa dal 1953, e ogni nuovo piano ha raccontato un pezzo dell’evoluzione del Paese: dalla trasformazione da realtà agricola a potenza industriale, fino allo slancio tecnologico degli ultimi anni. Il quindicesimo piano quinquennale — una prima bozza è stata approvata a ottobre dal Comitato centrale del Partito comunista — coprirà il periodo che va dal 2026 al 2030, e arriva in un momento molto delicato per l’economia cinese.
Secondo l’analista Shaoyu Yuan, che ha commentato il tema per The Conversation, le sfide principali sono due: una crescita interna debole e una tensione crescente con gli Stati Uniti. La risposta della leadership, però, sembra essere nel segno della continuità. In questo contesto, il piano è una scommessa per rilanciare la crescita
Sydney Sweeney è finita in mezzo a una bufera. Prima, c’è stato lo spot dei jeans American Eagle, con un infelice gioco di parole. Poi, l’intervista al settimanale GQ, dove Sweeney invece di stemperare la controversia, ha preferito glissare con risposte evasive. Infine, la delusione del suo nuovo film, Christy, tra i peggiori insuccessi commerciali degli ultimi anni. In teoria, interpretare la pugile lesbica Christy Martin avrebbe dovuto fruttare a Sweeney una candidatura all’Oscar come miglior attrice. Contro ogni aspettativa, però, Sweeney finora si è beccata magri incassi e gli insulti della collega Ruby Rose, alla quale avrebbe sottratto la parte. Unica magra consolazione: ha ricevuto i complimenti della vera Christy Martin.
Polemiche a parte, per Sweeney si tratta del terzo flop di fila al botteghino. Ma sarebbe un errore parlare di una stella la cui fama si offusca prima del previst
In Italia, c’è una proposta che riappare a intervalli regolari, una questione che, ciclicamente, compare nel discorso politico: l’idea di una tassa patrimoniale. Se ne riparla ogni volta che si discute di sanità pubblica, disuguaglianze o mancanza di risorse, o quando il governo è alle prese con la legge di bilancio.
Stavolta, a rilanciare l’idea di una tassa patrimoniale è stata la CGIL, il principale sindacato italiano. La proposta del segretario Maurizio Landini è chiara. Un contributo dell’1,3% sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro: una misura che riguarderebbe l’1% della popolazione. Il gettito stimato è di 26 miliardi di euro all’anno, da investire nella sanità, nelle politiche abitative e a sostegno delle persone non autosufficienti.
Ma cos’è, esattamente, una patrimoniale? È un’imposta che colpisce la ricchezza accumulata invece del reddito. Quindi immobili, conti correnti, t
Per decenni, in Italia, il “cinquantino” è stato un vero rito di passaggio. A 14 anni, ottenere un motorino in regalo dai genitori significava conquistare la prima forma di libertà, anche solo per andare a scuola, nel centro cittadino, o per gironzolare la domenica.
“Cinquantino”, come i centimetri cubi di motore: 50 per l’appunto. Un mondo fatto di modelli iconici che hanno plasmato l’immaginario di generazioni, come il Piaggio Ciao, la Vespa o l’Aprilia SR.
Negli ultimi anni, però, i desideri dei giovani sono cambiati, e per le strade si sentono rombare meno scooter. Secondo i dati delle associazioni di settore, ad esempio, nei primi dieci mesi di quest’anno le vendite dei “cinquantini” sono calate del 24%. Un trend che viene da lontano. Il crollo è iniziato già negli anni Duemila, quando si vendevano oltre 300.000 unità, scese sotto i 100.000 nel 2009. Ora, i numeri parlano di circa
Il cambiamento climatico sta avendo un impatto profondo sull’agricoltura italiana. Da una parte c’è la necessità di mitigare gli effetti di eventi meteorologici sempre più estremi, come alluvioni o siccità prolungate. Dall’altra, l’urgenza di ridurre le emissioni di carbonio. Per questo, sempre più spesso, la risposta a queste sfide passa attraverso soluzioni tecnologiche: nei filari e nei vigneti è arrivata l’intelligenza artificiale, dando impulso a una nuova cultura dell’ecosostenibilità.
Un esempio è la piattaforma Vigneto Sicuro, sviluppata da una startup abruzzese e impiegata da circa 6.000 viticoltori. La piattaforma permette di prevedere fenomeni meteorologici estremi senza dover installare sensori nei campi. Basta uno smartphone. Il sistema elabora i dati raccolti da satelliti, stazioni meteo e modelli climatici, e invia avvisi personalizzati ai viticoltori, anche via WhatsApp.