Il futuro sindaco della città di New York si chiama Zohran Mamdani. Nato 34 anni fa a Kampala, in Uganda, e figlio di due intellettuali indiani immigrati, musulmano, socialista, amante del calcio e del rap. Col suo profilo biografico eclettico, Mamdani ha conquistato, lo scorso 4 novembre, oltre il 50% delle preferenze — in un’elezione con un’affluenza altissima —, superando ampiamente il suo principale avversario: Andrew Cuomo, ex governatore e figura emblematica dell’establishment democratico.
A conquistare l’interesse, e la fiducia, di tanti newyorkesi è stato il pacchetto di proposte che Mamdani ha presentato durante la campagna elettorale. Congelamento per quattro anni del prezzo degli affitti calmierati. Autobus gratuiti. Cibo a prezzi accessibili offerto attraverso una rete di supermercati di proprietà comunale. Un sistema di assistenza all’infanzia universale e gratuito. Proposte rivolte alle classi popolari soffocate dal carovita newyorkese, da concretizzare mediante un sistema di tassazione delle grandi fortune.
Tra le critiche mosse in questi mesi a Zohran Mamdani, c’è quella di non avere abbastanza esperienza per fare il sindaco di una città popolosa e complessa come New
C'era una sorpresa la mattina del 16 settembre 2016, per i visitatori del Guggenheim di New York. All’interno di uno dei bagni al quinto piano della famosa chiocciola progettata da Frank Lloyd Wright, faceva bella mostra di sé la nuova creazione dell’artista padovano Maurizio Cattelan: un water in oro massiccio, luccicante e perfettamente funzionante.
L’opera — intitolata America — strizzava l’occhio a Fontana, il ready-made ideato da Marcel Duchamp nel 1917. “Sarà possibile entrare nel bagno anche solo per dare un’occhiata, ma l’oggetto diventerà un’opera d’arte solo quando qualcuno lo utilizzerà, rispondendo a un bisogno fisiologico,” aveva detto Cattelan nel presentare il suo capolavoro.
Naturalmente. Ogni opera d’arte, per esistere davvero, ha bisogno della collaborazione del pubblico.
Fontana — un orinatoio di porcellana bianca rovesciato — segnava una svolta epocale nella storia dell’arte. Con un gesto ironico e provocatorio, Duchamp aveva rovesciato non solo un oggetto, ma l’intero concetto di arte, dimostrando che ciò che conta non è la bellezza estetica, ma l’idea. Elevando un oggetto comune a opera d’arte, affermava che l’artista è colui che sceglie, non necessariamente colu
Vista dall’alto, la folla, a Novi Sad, è un fiume in piena. Centinaia di migliaia di punti colorati scorrono lungo il grande viale alberato, uniti dallo stesso, solenne, desiderio: quello di commemorare le vittime — 16 morti e decine di feriti — del crollo della tettoia della stazione ferroviaria.
È la mattina di sabato 1° novembre, ed è passato un anno da quell’assurda tragedia. Novi Sad, la seconda città della Serbia, è ancora in lutto. Alle 11.52, l’ora dell’incidente, cala il silenzio: sedici minuti, uno per ogni vittima innocente. Fiori, candele. Lacrime e rabbia. E uno stormo di colombe bianche che sorvola la folla disegnando curve sinuose nell’aria.
Le colombe volano pure in post che gli studenti della facoltà di Filosofia, occupata da mesi, hanno dedicato alla manifestazione del 1° novembre. “Lì dove tutto ha avuto inizio”, recita un testo. Un chiaro riferimento alle proteste studentesche contro il governo che scuotono il paese dall’anno scorso.
All’inizio di quest’anno, il simbolo della rivolta era ancora più eloquente. L’impronta di una mano sporca di sangue. Chiara, l’accusa: la tragedia della stazione è figlia di un potere corrotto.
La tragedia di Novi Sad ha dato fuoco a u
L’aria era elettrica, lo scorso 29 ottobre, a Firenze, nelle sale della casa d’aste Pandolfini. Quel giorno, oltre a una serie di dipinti antichi, venivano presentate al pubblico 15 opere di eccezionale interesse storico-artistico. Tra queste, un grande olio su tavola di raffinata eleganza manierista, Sacra famiglia con San Giovannino, opera di Giorgio Vasari.
L’opera ritrae, in primo piano, la Vergine Maria e Cristo Bambino, stretti in un abbraccio. Lo sguardo della Madonna si posa con tenerezza sul figlio, ritratto in una posa dinamica e scultorea, chiaro riflesso dell’influenza di Michelangelo. Sullo sfondo, il volto anziano e premuroso di San Giuseppe emerge dall’ombra a sinistra, mentre San Giovannino si affaccia sul lato destro della composizione, con un’espressione pensosa. Vasari crea una composizione affollata e dinamica, amplificando l’intimità emotiva dei personaggi, l’intensità delle loro interazioni, con un gusto che anticipa la teatralità barocca.
Il dipinto, che partiva con una stima di 120.000 euro, è stato aggiudicato, dopo un’intensa battaglia, per oltre 245.000 euro. Una cifra importante, ma ben spesa. Chiunque abbia scelto di investire in quel dipinto — un collezi
Con uno stillicidio di simboli e segnali, la cantautrice catalana Rosalía, in questi giorni, ha rivelato al pubblico il suo nuovo album, Lux, un lavoro dal sapore lirico, intimo e contemplativo. Come in un gioco collettivo, fan e media, interpretando codici e indizi, hanno partecipato alla creazione del significato dell’opera.
Lux è un disco lontano anni luce dal reggaeton e dalle tonalità elettroniche del vivace Motomami, e si presenta come una fusione di musica classica, pop d’avanguardia e misticismo, con orchestrazioni sinfoniche e una struttura in quattro movimenti che richiama la forma della sinfonia.
In quest’album, troviamo inoltre una Rosalía poliglotta, che si diverte a cantare in ben 13 lingue. Tra queste, c’è pure l’italiano, nella bellissima Mio Cristo Piange Diamanti, un brano delicato e prezioso come un gioiello.
In una serie di interviste, Rosalía ha citato il misticismo femminile come fonte di ispirazione nel processo creativo di Lux. In Focu ‘ranni, una canzone cantata in siciliano e disponibile solo nella versione dell’album in CD o vinile, l’artista rende omaggio alla figura di Santa Rosalia di Palermo. Il brano fa parte del terzo movimento, il segmento che esplora