Cominciamo, come vi dicevo, il nostro percorso di oggi in Europa, dove si discute di un prestito senza precedenti per sostenere Kiev. Una proposta ambiziosa che prevede, come garanzia, l’uso dei beni russi congelati. Perché il prestito venga concesso serve però il consenso di tutti e 27 i Paesi membri, un obiettivo non facile da raggiungere.
L’Unione europea sta valutando un prestito enorme per l’Ucraina. L’ipotesi è stata discussa durante un vertice informale a Copenaghen. Si parla di circa 140 miliardi di euro, ma la notizia più rilevante è un’altra: per garantire il prestito, l’Unione europea vuole usare i beni russi congelati dagli Stati membri.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen lo ha detto in modo netto: non si tratta di una confisca. L’idea è questa: usare le giacenze di cassa maturate da quel patrimonio per finanziare Kiev.
I numeri al riguardo sono vertiginosi. Secondo le stime della Commissione, l’Ucraina avrà bisogno di circa 130 miliardi di euro tra il 2026 e il 2027. Finora, dal 2022, l’Unione europea ha già stanziato 174 miliardi per aiutare Kiev: attraverso aiuti umanitari, finanziari e militari. Fondi provenienti dai bilanci comunitari e da quelli dei singoli Stati membri. Ecco perch
L’Italia è diventata il primo Paese dell’Unione europea ad adottare una legge nazionale sull’intelligenza artificiale. La data di svolta è stata il 10 ottobre, giorno in cui la norma è entrata ufficialmente in vigore.
La nuova legge ha l’obiettivo dichiarato di fissare una serie di principi generali per la ricerca, lo sviluppo e l’impiego dell’Intelligenza Artificiale. Si inserisce nel quadro dell’AI Act europeo, ma con un’impostazione autonoma, che il governo definisce “antropocentrica”. In quest’ottica, l’intelligenza artificiale deve essere un supporto dell’attività umana, senza mai sostituirla.
Le principali novità si concentrano in tre campi. Il primo è quello della ricerca sanitaria: università e centri di ricerca potranno riutilizzare dati sanitari anonimizzati per addestrare sistemi di intelligenza artificiale, senza dover ottenere il parere preventivo dei comitati etici. Una scelt
A partire dal 1° gennaio 2026, la pasta italiana rischia di essere colpita da un’imposta del 107% negli Stati Uniti. La misura nasce da un’indagine antidumping del Dipartimento del Commercio americano, che accusa diverse aziende italiane di vendere pasta a prezzi troppo bassi per il mercato statunitense, danneggiando così i produttori locali.
Le aziende coinvolte sono tra i nomi più noti del Made in Italy: Rummo, La Molisana, Garofalo, Sgambaro e Barilla. Le due aziende “campione” scelte dagli ispettori, La Molisana e Garofalo, sono state giudicate “non sufficientemente collaborative”. A seguito di questa valutazione, è stato imposto un dazio provvisorio del 91,74%, che, sommato al 15% già in vigore, ha fatto schizzare l’imposizione complessiva oltre il 100%. Da qui, il cosiddetto “maxi-dazio”, esteso automaticamente anche agli altri marchi coinvolti.
I produttori italiani non ci stanno. C
Complice una serie di flop sia in casa Marvel che nell’universo DC Studios, negli ultimi anni si è parlato di “stanchezza da supereroi”. Troppe uscite tra cinema e streaming, formule ripetute, spettatori in calo, per un genere che sembrava ormai inflazionato. Un po’ come era successo al fantasy dopo Game of Thrones, che aveva generato una proliferazione di serie in cerca dello stesso successo, senza però riuscirci.
Il 2025 ha rimesso tutto in discussione. Non era il genere supereroistico a scricchiolare, ma il modo in cui veniva pensato e raccontato. A dimostrarlo, ci ha pensato James Gunn: regista, sceneggiatore, e oggi co-creatore del nuovo DC Universe. Il compito, per lui, era immane: rilanciare personaggi come Superman, Flash o Wonder Woman dopo anni di gestione deludente, a voler essere generosi.
Il primo banco di prova è stato proprio Superman. Uscito a luglio, il film ha corso forte
Forse a Salvador Dalí, che amava l’ambiguità e il sogno, non sarebbe dispiaciuta l'idea di una mostra fatta di falsi. Ma solo se il gioco fosse stato dichiarato. Invece, a Palazzo Tarasconi, a Parma, dove si teneva l’esposizione Dalí: tra arte e mito, la sorpresa è arrivata sotto forma di un sequestro giudiziario… tutt’altro che ironico.
Il sequestro è scattato lo scorso 1° ottobre per mano dei carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma. Le indagini erano cominciate mesi prima, quando la Fondazione Gala-Salvador Dalí, custode dell’eredità dell’artista, aveva sollevato dubbi sull’autenticità di una serie di opere. Un vero e proprio caso internazionale: le stesse opere, infatti, erano state esposte a Roma tra gennaio e luglio, al Museo storico della fanteria dell’Esercito, con il patrocinio di istituzioni pubbliche italiane e spagnole.
Le verifiche hanno quindi portato