Le fiamme che il 9 settembre hanno devastato il Singha Durbar, il cuore amministrativo del Nepal, hanno mostrato al mondo la rabbia della Generazione Z. La benzina per la rivolta l’hanno fornita corruzione, nepotismo, disuguaglianze sociali e l’assenza di prospettive per il futuro. In Nepal, come in gran parte dell’Asia meridionale, i giovani vivono infatti un paradosso: sono la generazione più istruita della storia del paese, ma ogni loro aspirazione è bloccata da élite politiche troppo distanti dalla quotidianità.
Nel clima di generale malessere, alcuni episodi simbolici hanno così fatto precipitare gli eventi. Prima il matrimonio sfarzoso della figlia di un politico, con le strade chiuse al traffico per far sfilare i VIP. Poi le immagini virali del figlio di un ministro circondato da regali firmati Louis Vuitton e Gucci. Quei “figli di papà”, come sono stati soprannominati sui social,
Nel 2024, un’impiegata della società britannica Arup ha partecipato a una videochiamata con i suoi dirigenti. O almeno così credeva. Dall’altra parte dello schermo, c’erano volti e voci familiari, che davano istruzioni precise. L’argomento della chiamata era un bonifico da effettuare con rapidità. Così, l’impiegata ha eseguito l’ordine. Peccato però che quei dirigenti fossero interamente generati dall’intelligenza artificiale. L’impiegata era infatti finita in mezzo a una truffa a base di deepfake, costata all’azienda ben 25 milioni di dollari.
Come spiega il Wall Street Journal, truffe così sofisticate sono ormai all’ordine del giorno, con l’utilizzo di voci e video di dirigenti per raggirare i dipendenti. I numeri sono impressionanti: più di 100.000 attacchi deepfake registrati negli Stati Uniti nel 2024, con perdite superiori ai 200 milioni di dollari solo nel primo trimestre di quest’
Il giudizio delle agenzie di rating incombe sull’opinione pubblica italiana come una sorta di verdetto divino. Di tanto in tanto, arriva la notizia di un innalzamento, o di un declassamento, e immediatamente i titoli dei giornali delineano scenari opposti: ora tetri orizzonti di crisi, ora spiragli di ottimismo e sollievo. Questo anche perché economia e finanza sono temi complessi, spesso poco accessibili per il pubblico generale.
Così, quando, il 19 settembre, Fitch ha alzato il rating sull’Italia, da BBB a BBB+, con prospettiva stabile, molti si sono chiesti: è davvero una buona notizia? E che impatto può avere?
Di certo, il governo presieduto da Giorgia Meloni può festeggiare. Quella dello scorso 19 settembre è infatti la prima promozione di Fitch dal 2021. All’epoca, a Palazzo Chigi c’era Mario Draghi, una figura da sempre considerata un’autorità indiscussa in ambito economico.
Questo s
“La fidanzata d’Italia”. Così il New York Times ha ricordato nei giorni scorsi Claudia Cardinale, attrice italiana scomparsa a 87 anni, nella quiete della sua casa di Nemours, in Francia.
Quell’appellativo, tuttavia, suona un po’ ingeneroso. Claudia Cardinale è stata, senza dubbio, una bellezza iconica, capace di far sognare milioni di fan. Ma, come detto dal suo agente Laurent Savry, chiamato a commentarne la sua scomparsa, è stata molto più di questo. È stata, soprattutto, “una persona libera e ispirata, come donna e come artista”.
Nata a Tunisi nel 1938, da genitori siciliani, Claudia Cardinale si è sempre sentita sospesa tra mondi diversi, ma non separati. Tra l’Africa e l’Italia, tra il francese che parlava a casa e l’italiano che dovette imparare per lavorare, tra il desiderio di fare l’esploratrice e l’improvvisa notorietà di “più bella italiana di Tunisi”: titolo vinto in un conco
La storia di un Paese è anche la storia della sua industria, dei marchi e dei prodotti che l’hanno reso famoso nel mondo. È da questa consapevolezza che agli inizi del Novecento nascono negli Stati Uniti i musei aziendali, come il Wells Fargo History Museum.
In Italia, invece, questo fenomeno si sviluppa più tardi. I primi musei d’impresa risalgono infatti agli anni Cinquanta, agli albori del boom economico che lancerà l’economia del dopoguerra. Ma è solo tra gli anni Ottanta e Novanta che si assiste a una vera e propria fioritura di queste realtà museali.
Pur essendo spesso legati a marchi ancora attivi sul mercato, queste strutture non hanno uno scopo commerciale diretto. Raccontano l’elemento umano dietro ai prodotti e ai loghi, l’evoluzione nel tempo del gusto e delle mode. Spesso nascono da archivi aziendali e dal bisogno di conservare documenti, progetti e testimonianze. Ma sono anc