La settimana scorsa il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è volato a Pechino per un colloquio ufficiale col presidente cinese. Era la terza volta in meno di tre anni che Xi Jinping riceveva il premier spagnolo nella Grande Sala del Popolo, in piazza Tiananmen. In quella solenne cornice, i due si erano infatti visti già nel marzo 2023, e poi nel settembre 2024.
In quel secondo incontro, si era discusso di una questione commerciale spinosa. Avendo comprovato, dopo aver avviato un’indagine, che la produzione di veicoli elettrici riceve, in Cina, ingenti sovvenzioni statali, la Commissione europea aveva annunciato un pacchetto di dazi, per proteggere l’industria automobilistica europea da una concorrenza che definiva “sleale”. Il provvedimento sarebbe entrato in vigore il 31 ottobre.
Ora Sánchez ha battuto tutti sul tempo: è stato il primo leader europeo ad aver visitato la Cina dopo i “dazi reciproci” imposti da Donald Trump a Pechino. Un viaggio criticato dallo statunitense Scott Bessent, segretario del Tesoro, che ha accusato il premier spagnolo di voler allineare Spagna ed Europa alla posizione cinese. Sánchez non si è fatto intimidire. “Desideriamo avere una relazione positiva c
Il 2 aprile scorso, mentre Donald Trump esibiva nel Giardino delle Rose della Casa Bianca la sua tabella dei “dazi reciproci”, Xi Jinping si faceva filmare in un parco di Pechino, intento a piantare un albero, con certo sfoggio ambientalista. Xi non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali quel giorno, né durante le drammatiche ore che hanno travolto i mercati finanziari, né nel momento in cui Trump regalava al resto del mondo una tregua di 90 giorni.
Per rompere il silenzio, il presidente cinese ha atteso la visita a Pechino del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez. “La Cina ha sempre visto l’Unione europea come un attore importante in un mondo multipolare, e ne sostiene l’unità e la crescita”, gli ha detto. Poi, c’è stato quello strano invito a “resistere insieme contro le prepotenze” di Washington.
Insomma, nel caos globale scatenato dalla guerra dei dazi di Donald Trump, Xi Jinping cerca di presentarsi come il leader di una potenza equilibrata e affidabile, strizzando l’occhio a Bruxelles.
E l’Europa, come soggetto politico-commerciale, che intende fare?
Nel contesto della guerra commerciale che vede in prima linea Stati Uniti e Cina, l’Europa è presa tra due fuochi. Da una parte,
Quello tra il Giappone e la pittura di Caravaggio è un amore collaudato. Nella primavera del 2016, il Museo nazionale d’arte occidentale di Tokyo ospitò una grande mostra su Caravaggio e i Caravaggeschi: 11 capolavori del pittore milanese accompagnati da una quarantina di opere create da artisti che allo stile del Merisi si ispiravano. Tra le opere in esposizione, c’era pure, in anteprima mondiale, una sorpresa: la Maria Maddalena in estasi scoperta dalla storica dell’arte Mina Gregori due anni prima, in una collezione privata olandese. L’evento, che segnava il ritorno di Caravaggio in Giappone dopo 15 anni, rappresentava uno degli appuntamenti più attesi tra le celebrazioni per i 150 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone.
Ora, Caravaggio ritorna nel Paese del Sol Levante. E lo fa in grande stile. Lo scorso 13 aprile è stata inaugurata nella città di Osaka, in Giappone, Expo 2025. All’evento, in collaborazione con il Padiglione Italia, partecipa pure la Santa Sede, che ha deciso di presentare uno dei massimi capolavori del genio lombardo: la Deposizione, un grande olio su tela completato nel 1604 e normalmente conservato nella Pinacoteca Vaticana.
La decisione della S
Partecipa alla nostra survey! Lasciati ispirare dalla nuova collezione primavera/estate. In base alle tue risposte, ti verrà assegnato un profilo che rispecchia il tuo stile di vacanza. Scopri i consigli di viaggio per un weekend a Portofino e ritira il gift in store.
“Incredibile”, pensavo l’altro giorno, mentre rileggevo, per la terza volta, la mail che mi aveva mandato un negozio di abbigliamento del quale sono cliente da anni. Una…due…tre, quattro parole in inglese… in un messaggio così corto. Un bel risultato, non c’è che dire. Soprattutto, se consideriamo che, per tutte e quattro le parole, esiste un’alternativa in italiano. Inchiesta, fine settimana, regalo, negozio.
Ma perché meravigliarsi, in fondo? In Italia, i creativi della pubblicità sono sempre stati innamorati della lingua inglese, che considerano più espressiva, più seduttiva. Più cool.
Ricordo che anni fa, tornando in Italia dopo un lungo periodo all’estero, ero rimasta sorpresa nel notare che negli spazi pubblicitari televisivi si parlava una lingua strana, infarcita di vocaboli in inglese. Una lingua leggermente surreale.
Un fenomeno, quello dell’irruzione dell’inglese nel lessico italiano, con radici antiche. Radic
Quando Donatella Versace ereditò la casa di moda fondata da suo fratello Gianni — assassinato il 15 luglio 1997 a Miami Beach, in Florida — molti non credevano avesse il talento per mandare avanti l’azienda di famiglia. Si sbagliavano. Pur tra alti e bassi, pur con le sue fragilità, Donatella ha saputo difendere con onore la maison.
In questi anni, inoltre, Donatella — capelli biondo platino, tacchi a spillo, un debole evidente per il trucco e la chirurgia estetica — è diventata un’icona, amatissima da celebrità e modelle. Come ha scritto il New Yorker, la storia della sua vita ha un carattere archetipico. Una fiaba, all’inizio. Poi, improvvisamente, un film dell’orrore. Infine, la redenzione.
Nata nel 1955 in una famiglia della buona borghesia di Reggio Calabria, Donatella passa un’infanzia agiata e felice, libera. Il padre apparteneva a una nota famiglia imprenditoriale. La madre, Francesca, era una sarta di successo, con una serie di boutique sparse nell’Italia del Sud. “Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita”, dirà Gianni negli anni Novanta, ricordando, in modo particolare, la sartoria di sua madre.
Negli anni Ottanta, Donatella, dopo una laurea in lingue a