Una cosa è certa: l’elezione del nuovo Papa è stata molto meno drammatica di quanto raccontato dal film Conclave. L’attesa fumata bianca è arrivata al secondo giorno, giovedì 8 maggio, e con essa l’annuncio in latino. “Habemus Papam”. Robert Francis Prevost succede a Papa Francesco, prendendo il nome di Leone XIV.
Per la prima volta nella storia della Chiesa, il Papa è un cittadino statunitense. Prevost, che ha 69 anni ed è originario di Chicago, è però soprattutto un papa internazionale. Padre di origini francesi e italiane, madre di origini spagnole, Prevost viene da una lunga esperienza in America Latina, dove è stato prima missionario e poi vescovo, in Perù.
La sua nomina sembra quindi ispirata dalla volontà di parlare a una Chiesa globale. E c’è anche un messaggio di continuità con Papa Francesco, che nel 2023 aveva nominato Prevost cardinale. Una continuità resa esplicita dal primo
Dopo la lite in diretta, alla Casa Bianca, tra Donald Trump, JD Vance e Volodymyr Zelensky, la giornalista della CNN Christiane Amanpour aveva espresso il suo stupore con queste parole: “Nella storia della diplomazia moderna, guerra o pace che fosse, non ho mai, mai, mai visto niente del genere”.
Con un simile precedente, il fatto che, due mesi dopo, sia stato siglato un importante accordo tra Stati Uniti e Ucraina appare un decisivo passo avanti. Dopo la firma, venerdì è arrivata anche la ratifica del Parlamento ucraino. L’intesa apre così le porte a un investimento strategico di lungo periodo sulle risorse naturali del Paese: minerali di cruciale importanza, ma anche petrolio e gas. L’accordo garantisce a Washington un accesso privilegiato alle risorse minerarie ucraine. L’Ucraina, comunque, mantiene la sovranità sulle proprie risorse naturali.
Trump può ora sbandierare un primo successo
Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi intellettuali del Novecento italiano, una volta disse che il “successo è l’altra faccia della persecuzione”. Una frase provocatoria, nel pieno stile dello scrittore, che rivela una verità scomoda sulla fama: essere costantemente al centro dell’attenzione pubblica significa anche diventare un bersaglio. E quando si ha un bersaglio addosso, prima o poi qualcuno prenderà la mira.
Questa metafora è particolarmente calzante per un altro scrittore italiano, Roberto Saviano, come emerge da una recente intervista al Corriere della Sera. Diventato celebre in tutto il mondo a soli 26 anni con Gomorra, Saviano ha vissuto fin da subito il paradosso di cui parlava Pasolini: la notorietà come forma di condanna. Dal 2006, l’anno in cui è uscito il libro che l’ha reso famoso, Saviano vive sotto scorta per le minacce ricevute dalla camorra. Il bersaglio, nel suo cas
Lo scorso 30 aprile il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo disegno di legge sull’istruzione. Tra le misure previste, una in particolare ha destato attenzione. Le scuole, dice il disegno di legge, dovranno ottenere il consenso scritto dei genitori per proporre agli studenti attività di educazione sessuale e affettiva.
Come spiegato in conferenza stampa dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, in caso di rifiuto da parte dei genitori, le scuole dovranno garantire delle attività alternative.
Ad insistere affinché i genitori avessero un peso decisionale dominante sono stati Lega e Fratelli d’Italia, ma anche le associazioni della destra cristiana. Queste ultime, infatti, hanno promosso campagne per chiedere al governo di “sostenere un’azione anti-lgbtq nelle scuole”, agitando lo spauracchio della cosiddetta “ideologia gender”.
L’Italia vive oggi un’anomalia: è uno dei pochi P
A Senerchia, in provincia di Avellino, per le prossime elezioni locali, a fine maggio, ci saranno 20 liste con altrettanti candidati alla carica di sindaco. Un vero e proprio record, per un comune che conta meno di 700 abitanti.
Vi chiederete il motivo di tanto impegno civico. In realtà, quanto successo a Senerchia è una pratica molto diffusa nei piccoli comuni, a ogni tornata elettorale. Non solo si presentano decine di liste, ma i candidati sono perlopiù perfetti sconosciuti, che nel comune in questione non hanno nemmeno la residenza. E sono tutti militari e agenti delle forze dell’ordine. Nel caso di Senerchia, questa volta, solo due liste sono infatti collegate al territorio.
Grazie alla combinazione di due norme, una legge del 1981 e il Codice dell’ordinamento militare, i membri delle forze armate impegnati in campagna elettorale possono usufruire di congedi straordinari e retribuiti