È davvero impressionante l’involuzione di Alternative für Deutschland, la formazione politica creata nel febbraio 2013 da un gruppo di accademici ed ex membri dell’Unione Cristiano-Democratica, il partito liberal-conservatore che fu di Angela Merkel.
All’epoca della sua fondazione, AfD si limitava a criticare le politiche di integrazione europea. Si presentava come un’alternativa conservatrice e moderatamente euroscettica ai partiti politici tradizionali. Alle elezioni generali del 22 settembre di quell’anno, tuttavia, non aveva raggiunto la soglia del 5%, necessaria per entrare nel Bundestag.
L’anno chiave per decifrare la metamorfosi della formazione è il 2015. Con l’intensificarsi della crisi migratoria in Europa, AfD capta le inquietudini che affliggono alcuni segmenti della popolazione, e si concentra sui temi caldi del momento. L’immigrazione. L’identità nazionale. La paura dell’Islam. La retorica del partito si radicalizza, con l’adozione di posizioni imbevute di xenofobia e populismo nazionalista.
Nel maggio dell’anno precedente, la formazione aveva cominciato a raccogliere i primi successi a livello elettorale, con un 7% alle elezioni europee. Un risultato che rifletteva l
Il film Le assaggiatrici — così come l’omonimo romanzo di Rosella Postorino, da cui il film è tratto — gira attorno a un tragico paradosso: il cibo, elemento essenziale per la vita, può essere, al tempo stesso, un’arma subdola, un aleatorio veicolo di morte.
Negli anni della seconda guerra mondiale, un gruppo di giovani donne viene reclutato per un compito tanto singolare quanto terribile: assaggiare i piatti, squisiti ma potenzialmente letali, destinati ad Adolf Hitler. Una di quelle donne, Margot Wölk, nel 2012, due anni prima di morire, decise di rompere un lungo e doloroso silenzio, raccontando la sua storia in un’intervista televisiva.
Margot aveva 24 anni quando divenne una delle “assaggiatrici di Hitler”, costretta, insieme ad altre 14 ragazze, a mangiare il cibo — pasta, piatti a base di verdure, frutta esotica — preparato per il dittatore, che temeva che qualcuno potesse avvelenarlo. Poco prima, Margot aveva abbandonato la sua città, Berlino, per trasferirsi a Gross-Partsch, il placido paesino della Prussia orientale dove vivevano i suoi suoceri. Pochi chilometri più in là, nella foresta, si celava un oscuro segreto: la “Tana del lupo”, il quartier generale di Hitler sul fro
Lunedì 21 aprile, il giorno della morte di Papa Francesco, Emmanuel Macron si trovava nell’Oceano Indiano, in visita ufficiale nell’arcipelago di Mayotte. “Le mie condoglianze ai cattolici del mondo intero. Da Buenos Aires a Roma, Papa Francesco voleva che la Chiesa portasse la gioia e la speranza ai più poveri. Che unisse gli uomini fra loro e con la natura. Possa questa speranza resuscitare sempre”, ha scritto, su X, dopo la diffusione della notizia della morte del pontefice.
Venerdì 25 aprile, poche ore prima di arrivare a Roma per partecipare, il giorno seguente, ai funerali di Francesco, il presidente francese sembrava voler mantenere un basso profilo quanto a iniziative politiche, o geopolitiche. “In questo periodo di lutto e raccoglimento, il presidente della Repubblica non effettuerà alcun incontro diplomatico a margine delle esequie di sua Santità”, recitava una nota dell’Eliseo, in un tono che sembrava implicitamente rimproverare chi invece pensava a tessere contatti diplomatici di alto livello in quelle stesse ore.
Ma i fatti, come si suol dire, contano più delle parole. E i fatti, in questo caso, raccontano un’altra storia.
Venerdì sera, Macron e sua moglie Brigitte cen
Chissà che darebbe Donald Trump per farsi ritrarre dagli abili pennelli di Diego Velázquez, come fece, nel 1650, Papa Innocenzo X. Di certo, immagino, non vorrebbe che a dipingere il suo ritratto fosse Francis Bacon, che del celebre quadro di Velázquez realizzò circa 50 studi, tutti distorti e colmi di angoscia esistenziale.
Volendo comunque vedere se stesso, anche se per gioco, “sul trono di Pietro”, Donald Trump qualche giorno fa ha chiesto aiuto a un programma di intelligenza artificiale. Una scelta prudente. Niente protagonismi, niente sorprese. Pura obbedienza. Il risultato è mediocre, ma non credo che Trump cercasse la bellezza della creatività. No. Trump voleva, come al solito, provocare reazioni forti. Far parlare di sé. Cosa che gli riesce sempre a meraviglia.
L’immagine che raffigura Trump nei panni di un pontefice è stata postata sui profili social della Casa Bianca e sulla piattaforma personale del presidente, Truth Social, la scorsa settimana, a pochi giorni dall’inizio del conclave che sceglierà il successore di Papa Francesco.
Nell’immagine, che non è accompagnata da alcun commento, Trump siede con aria solenne su una poltrona dorata. Indossa un abito talare bianco, un