L’altro giorno, cercando di capire quali potranno essere le conseguenze, nel prossimo futuro, del “Liberation Day” di Donald Trump, mi sono imbattuta in un interessante articolo pubblicato sul quotidiano Il Foglio. Donald Trump — riassumeva l’articolo — la guerra commerciale su scala globale, non l’ha ancora mossa ufficialmente, ma ha lanciato bordate più che sufficienti a far imbufalire gli alleati europei (a cui si è allineato il Canada), ha suscitato promesse di vendetta non trascurabili da parte dei cinesi (“combatteremo la guerra commerciale fino alla fine”), ha scatenato misure uguali e contrarie da parte delle altre potenze e ha fatto curvare le analisi degli operatori di Wall Street, che all’inizio credevano che la storia dei dazi fosse un eccesso retorico per estorcere concessioni sul breve periodo, e adesso non sanno bene a cosa credere.
La frase successiva parlava del G7 di Ch
Il marchese Lamberto Frescobaldi, presidente della casa vinicola toscana Frescobaldi, si concede un moderato ottimismo. Vuole vedere “il bicchiere mezzo pieno”. I dazi a cui ha fatto riferimento Donald Trump nel suo messaggio dello scorso 2 aprile sono del 20% — per il vino, Trump aveva, per un po’, minacciato dazi del 200% — e sono uguali per tutta l’Unione europea.
In un’intervista al Corriere, Frescobaldi, invita tutti alla calma, al negoziato. “Ora, come Europa, evitiamo di rispondere con ostilità”, dice. Il marchese sottolinea il rapporto intenso, quasi simbiotico, che unisce gli Stati Uniti e la sua regione, la Toscana. Ricorda i tanti statunitensi che ogni anno visitano, o studiano, a Firenze. A suo avviso, in questo momento, c’è bisogno di un pensiero lucido e composto. Lungimirante. “Occorre guardare lontano. Non credo che la vicenda dei dazi durerà a lungo. Sarà una partita a s
Elon Musk tornerà presto a dedicarsi alle sue aziende, pur mantenendo un ruolo nell’ambito dell’amministrazione Trump. A dirlo è stato il quotidiano Politico, citando fonti anonime all’interno della Casa Bianca. Interrogata sull’argomento, tuttavia, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha smentito categoricamente la notizia, bollando le recenti indiscrezioni sul futuro di Musk come “spazzatura”. Sul tema, Trump si è mostrato insolitamente diplomatico. Ha ribadito il suo apprezzamento per il lavoro svolto da Musk come membro del suo team, ma ha anche ricordato come il magnate di origine sudafricana abbia importanti progetti imprenditoriali da gestire. A un certo punto, pare abbia detto Trump, Elon vorrà tornare a dedicarsi alle sue imprese.
L’idillio tra Donald Trump ed Elon Musk sta giungendo al capolinea? Chi lo sa. Quel che è certo è che, il 2 aprile, nella platea che, nel
Avvolta in una giacca in lana blu — il colore che, nella bandiera francese simboleggia la purezza e la libertà —, Marine Le Pen esce dall’edificio che ospita la corte penale di Parigi scura in volto. È lunedì 31 marzo, e la leader del Rassemblement National è stata giudicata colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici europei. Nelle 150 pagine della sentenza emessa dal tribunale, i giudici dettagliano il ruolo chiave che Le Pen ha avuto in una truffa che, nel corso degli anni, ha dirottato milioni di euro.
L’accusa è pesante: Le Pen è stata europarlamentare tra il 2004 e il 2017. Durante questo periodo, afferma la sentenza, ha utilizzato fondi europei per pagare gli stipendi dello staff del suo partito a Parigi. L’inchiesta parla di un sistema avviato nel 2004, e intensificato dopo le elezioni europee del 2014.
Severa, la pena: quattro anni di carcere (due con pena sospesa e du
Mi è sempre sembrato bello, e giusto, il fatto che nel mondo ispanico, i bambini, alla nascita, prendano entrambi i cognomi dei genitori. In Italia, invece, normalmente si porta solo il cognome del padre. Siamo tutti così abituati a questo fatto che non ci pensiamo nemmeno. Il cognome del padre è quello che vediamo stampato sui documenti. Quello che usiamo nelle interazioni con banche e burocrazia, a scuola, al lavoro, nella vita quotidiana. Tutto questo è una discriminazione nei confronti delle madri? Sì, certo.
Ora, Dario Franceschini, ex ministro della Cultura e senatore del Partito Democratico, sembra determinato a mettere fine a questa ingiustizia. A fine marzo, nell’ambito di una riunione del gruppo del PD al Senato, l’ex ministro ha lanciato una proposta, che presto presenterà alla Commissione giustizia del Senato: dare ai figli solo il cognome della madre, come “risarcimento” dop