Lo scorso 27 febbraio, un gruppo di giornalisti riuniti a una conferenza stampa, a Istanbul, ha ricevuto un messaggio di portata storica: Abdullah Öcalan, storico leader del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, invitava l’organizzazione da lui creata nel 1978 ad abbandonare la lotta armata.
“Tutti i gruppi devono abbandonare le armi. Il PKK deve sciogliersi. Mi prendo la responsabilità di questo appello”, affermava lo storico leader. Öcalan, naturalmente, non era presente in carne ed ossa all’evento. Arrestato in Kenya nel 1999 dopo essere fuggito dall’Italia, alla quale aveva chiesto asilo politico, è detenuto in una prigione di massima sicurezza sulla piccola isola di Imrali, nel mar di Marmara. Quella di Abdullah Öcalan è una figura complessa. Visto da molti come un leader carismatico e un simbolo della lotta per i diritti dei curdi, Öcalan è stato etichettato come terrorista dalla Turchia, dagli Stati Uniti e dall’Unione europea.
A rappresentarlo davanti ai giornalisti, c’era un gruppo di politici della formazione progressista filo-curda Partito Democratico dei Popoli, la terza forza del parlamento turco. L’atmosfera era elettrica, quel giorno. Si sapeva, infatti, che
José Mujica non ha vissuto una sola vita, ma mille, intrecciate in un unico, straordinario, percorso. Si era fatto conoscere dalla platea mondiale a partire dal 2010, nei cinque anni che l’avevano visto alla guida dell’Uruguay come presidente della Repubblica. Ma il suo cammino, umano e politico, era iniziato molti anni prima.
Mujica — Pepe, come lo chiamavano tutti in Uruguay — è morto a Montevideo lo scorso 13 maggio. La notizia, anche se attesa, date le sue fragili condizioni di salute, ha velato di tristezza il paese. Pepe Mujica era molto amato dai suoi connazionali. Quando lasciò l’incarico presidenziale, nel 2015, vantava un tasso di popolarità del 65%. La gente lo ammirava sinceramente. Per il suo coraggio, per la sua onestà. Per la saggezza delle sue parole. “Non sono povero: sono frugale. Vivo con quel tanto che basta per non farmi rubare la libertà”. Così spiegava, nelle interviste, la sua scelta di vivere una vita semplice, lontana dai lussi del potere.
Per il suo stile di vita spartano, Mujica si era meritato l’appellativo di “presidente più povero del mondo”. Donava l’87% del suo stipendio. Volava in classe economica e viaggiava su una vecchia automobile, un maggiolino
Vermiglio, il secondo lungometraggio di Maura Delpero, non fa che mietere successi. Dopo aver vinto, nel settembre 2024, il Leone d’argento a Venezia, e dopo essere stato selezionato per rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar come miglior film internazionale, lo scorso 7 maggio ha conquistato ben sette David di Donatello, il prestigioso premio assegnato dall’Accademia del Cinema italiano. Miglior regia, miglior sceneggiatura originale, miglior fotografia, miglior casting…
Premi che testimoniano il forte impatto che Vermiglio ha avuto sulla critica e l’industria cinematografica, consacrando Maura Delpero come l’astro nascente del cinema contemporaneo italiano.
Vermiglio nasce da un forte desiderio personale della regista: quello di preservare la memoria delle tradizioni del Trentino Alto-Adige, la sua terra natale. Questa intenzione, già presente, si è fatta ancora più pressante in fase di pre-produzione. Parlando con gli abitanti delle sue montagne, Delpero non ha avuto più dubbi: doveva ancorare la narrazione al territorio della Val di Sole.
Nelle prime scene del film, sentiamo spesso un neonato piangere e vagire. Rumori che scivolano nel sottotesto emotivo, ma che sembrano vo
L’asta dedicata alla pittura antica svoltasi, lo scorso 14 maggio, nella sede di Firenze della casa d’aste Pandolfini ha superato le aspettative, che pure erano alte, visto l’interesse espresso da collezionisti di tutto il mondo, e visto il numero di visitatori che avevano affollato le sale dell’esposizione, a Palazzo Ramirez Montalvo. La rosa di dipinti offerti attraversava tre secoli, dal Rinascimento al Settecento. Ma sono stati i dipinti del Seicento, così vicini alla sensibilità contemporanea, ad aver ottenuto i migliori risultati di vendita.
Stella assoluta dell’evento è stato un olio su tela, una Cleopatra, opera della pittrice romana di scuola caravaggesca Artemisia Gentileschi. Per la bella Cleopatra di Artemisia si è accesa un’emozionante battaglia a colpi di rilanci, fino a sfiorare i 600.000 euro.
La vendita ha riportato, ancora una volta, alla luce l’interesse della celebre artista romana per la leggendaria regina d’Egitto, che, non volendo vivere sotto la dominazione di Ottaviano Augusto, si tolse la vita, ad Alessandria, col veleno di un serpente.
La figura di Cleopatra ha affascinato un’infinità di artisti, nel corso dei secoli. Dalla pittura, al cinema, passando per
Un anno dopo il suo trecentesimo compleanno, nel 2021, il Caffè Florian di Venezia guardava al futuro con preoccupazione. La pandemia del Covid, con i suoi lockdown, aveva stravolto le dinamiche economiche e sociali dei locali di tutta Italia. E lo storico caffè veneziano, naturalmente, non era stato un’eccezione.
Ora, per fortuna, la tempesta è passata e il Caffè Florian si gode, nuovamente, la sua meritata fama.
Inaugurato il 29 dicembre 1720 con l’altisonante nome di “Alla Venezia Trionfante”, il caffè conquistò presto il cuore dei veneziani, che, per comodità, presero a chiamarlo con un appellativo molto più informale: “Florian”, dal nome del suo proprietario, l’imprenditore Floriano Francesconi.
Situato nel cuore pulsante della città lagunare, sotto i portici di Piazza San Marco, il Florian è il più antico caffè d’Italia ancora in attività. Alcuni veneziani sostengono — esagerando, credo, un po’ — che sia il più antico caffè del mondo.
Sia come sia, nel corso dei secoli, il Caffè Florian ha ospitato una lunga sfilata di personaggi illustri. Il pittore Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto. Il commediografo veneziano Carlo Goldoni, che scrisse La Bottega del Caffè pensando alle