Quello del ballottaggio per le elezioni presidenziali polacche è stato un duello acceso, combattuto voto per voto. Proprio come lasciavano immaginare i sondaggi, che annunciavano un distacco minimo tra due sfidanti dai profili agli antipodi. Da una parte, il sindaco europeista di Varsavia, il centrista Rafał Trzaskowski, in sintonia con l’attuale governo, guidato dal liberale Donald Tusk. Dall’altra, il sovranista Karol Nawrocki, vicino alla formazione che ha governato il paese dal 2015 al 2023, Diritto e Giustizia, un partito di ispirazione conservatrice e nazionalista, illiberale e aggressivamente euroscettico.
I due punti che al primo turno separavano Trzaskowski e Nawrocki, nel corso dei giorni, sempre secondo i sondaggi, si erano ridotti. Tant’è che nelle prime fasi dello spoglio dei voti, entrambi i candidati avevano rivendicato la vittoria. “Abbiamo vinto”, esultava Trzaskowski, pr
Quando, lo scorso 13 maggio, è uscita la sua autobiografia — Un’altra storia —, molti hanno pensato che Maurizio Landini stesse preparando, a livello mediatico, il suo salto verso il mondo della politica. O, più esattamente: verso il parlamento, dato che un sindacalista, per forza di cose, è una persona che fa politica ogni giorno, con ogni scelta, ogni discorso.
Landini è, dal gennaio del 2019, segretario generale della CGIL, il più antico e più grande sindacato italiano, fondato nel 1944 come continuazione ideale della Confederazione Generale del Lavoro, un’organizzazione sciolta dal fascismo nel ‘27. Oggi, la CGIL, con oltre 5 milioni di iscritti, rappresenta lavoratori e pensionati di tutti i settori, offrendo assistenza a livello nazionale e locale.
La CGIL è un sindacato di orientamento socialista, con radici che affondano nel movimento operaio e nelle lotte per i diritti dei lavor
Gli antichi manifesti pubblicitari del Fernet-Branca sono così belli… che viene voglia di collezionarli. C’è quello, ottocentesco, con un elegante signore che legge il giornale su una sedia a dondolo Thonet. Al suo fianco, su uno sgabello, una bottiglia del famoso amaro. C’è quello, del 1910, che raffigura una cameriera che sale raggiante le scale di una villa circondata da cespugli di rose. Nella mano sinistra, un cesto di vimini con due bottiglie: champagne… e Fernet. “Indispensabile in tutte le famiglie”, si legge sotto una scritta che, in stampatello rosso, scandisce orgogliosa: FERNET-BRANCA, Fratelli Branca, Milano. E c’è quello, del 1925, di ambientazione esotica. Una donna vestita con un completo da esploratore siede sulla sabbia del Sahara. Alle sue spalle, dune, dromedari e alcuni Tuareg. Accanto all’immancabile bottiglia di Fernet, una scritta dal tono rassicurante: “Il disset
I quadri di Felice Casorati li riconosci da lontano. Per l’atmosfera sospesa e contemplativa che li pervade come un profumo, per la loro silenziosa magia. Lontana dalle correnti avanguardistiche più chiassose, la pittura di Casorati esplora uno spazio interiore. Uno spazio metafisico dove le figure, pensose e malinconiche, sembrano congelate nel tempo.
Nato a Novara nel 1883, Felice Casorati fu una figura centrale, e innovativa, nel panorama artistico italiano del Novecento.
L’incontro con la pittura, per Casorati, avviene nel 1901, durante un periodo di convalescenza sui Colli Euganei. Una folgorazione. Negli anni seguenti, pur essendosi iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, coltiva la sua passione per l’arte, con un continuo percorso di osservazione e ricerca.
Tra il 1907 e il 1910, Casorati è a Napoli, dove ammira la collezione del Museo di Capodimonte. Un’opera, in particolare, att
Ribelle, istintivo, inclassificabile. Luigi Spazzapan non ha mai seguito le correnti, ma ha creato un universo artistico unico, personale, intriso di una forza impetuosa. La sua pittura, lontana da facili etichette, si configura come una continua esplorazione della materia, del colore e del segno, in un dialogo appassionato con la tela.
Nato a Gradisca d’Isonzo nel 1889 e scomparso a Torino nel 1958, Spazzapan attraversò un periodo storico denso di cambiamenti. La sua formazione artistica, avviata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, fu presto arricchita da un’inquietudine che lo spingeva verso una ricerca autonoma, fortemente sperimentale. I suoi primi lavori mostrano un’attenzione alla figura e al paesaggio. Un occhio attento riconosce Matisse, il dinamismo futurista e la tensione dell’Espressionismo di Ernst Ludwig Kirchner. Ma già in quelle tele si intravede il cammino futuro: la