Per Donald Trump, i vertici della NATO sono un palcoscenico, uno dei tanti. Un’occasione per brillare sotto i riflettori, lanciando richieste, dettando condizioni. Un’occasione, pure, per esibire conflittualità e simpatie, più o meno effimere. Come dimenticare, in questo senso, il suo primo incontro con Emmanuel Macron, nel maggio del 2017, al vertice NATO di Bruxelles? Come dimenticare quella bellicosa — e interminabile — stretta di mano tra i due?
L’ultimo vertice dell’Alleanza atlantica, svoltosi in Olanda, all’Aia, dal 24 al 25 giugno, quanto a teatralità, non ci ha deluso.
Il copione, in parte, era già noto. Sono anni che Trump chiede agli alleati uno sforzo economico maggiore in materia di difesa. E quest’anno i 32 paesi del gruppo si sono impegnati, almeno a parole, a portare la loro spesa militare annua al 5% del PIL entro il 2035. Una decisione accolta con soddisfazione dal pres
Come sembra lontana l’epoca in cui abbiamo visto Chiara Ferragni in veste di co-conduttrice al Festival di Sanremo 2023, un contesto che ha amplificato la sua voce e la sua immagine ben oltre il consueto pubblico. In quell’occasione, l’imprenditrice digitale più famosa d’Italia si presentava come il sorridente veicolo di messaggi potenti, espressi attraverso abiti firmati Dior e Schiaparelli. Come dimenticare quell’abito nero impreziosito con una bianca cappa ricamata con due parole: “Pensati Libera”? Un chiaro invito all’emancipazione femminile.
Chiara Ferragni, una delle figure più influenti del panorama digitale italiano, si trova oggi al centro di un intreccio legale che ha scosso profondamente la sua reputazione e il suo impero commerciale.
La crisi più nota — il Pandoro-gate — ha visto Ferragni sanzionata dalla AGCM, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, per pratica co
Stefano Boeri, l’architetto milanese che ha inventato “Bosco Verticale”, fa risalire l’idea alla base del progetto a un viaggio a Dubai. Lì, nella ricca e avveniristica capitale dell’omonimo emirato, Boeri si trovò ad assistere alla costruzione di un grattacielo. L’edificio, realizzato prevalentemente in vetro e acciaio, era estremamente inefficiente dal punto di vista energetico: rifletteva la luce, o la lasciava penetrare senza alcun filtro, generando un microclima interno particolarmente caldo. Tutto il contrario, pensò allora Boeri, sarebbe accaduto in un edificio coperto da una rigogliosa vegetazione. Una presenza che consente di schermare i raggi del sole, evitando il surriscaldamento e quindi lo spreco di energia.
Io credo che Boeri, forse inconsciamente, sia stato ispirato pure dai palazzi dei quartieri d’epoca medievale di alcune città europee, come quelli che popolano le vie del
Ho sempre ammirato gli scultori. Tra tutte le arti, la loro mi sembra la più complessa, e la più misteriosa. Dalla materia inerte — sia essa marmo, metallo, legno o argilla — le mani dello scultore creano il miracolo dell’immortalità. Eterni momenti di dolore ed estasi, eroismo, amore e conflitto.
Nel panorama della scultura italiana, la figura di Arnaldo Pomodoro, morto a Milano lo scorso 22 giugno, un giorno prima del suo novantanovesimo compleanno, emerge con una forza unica e profonda. Le sue opere — sfere, cubi, piramidi, coni, colonne — sono un esempio emblematico di come il linguaggio dell’astrazione possa raccontare storie intense e universali. Pomodoro ha saputo infondere nella materia un’anima, l’eco di un’esplorazione paziente. Le sue sculture, spesso monumentali, non sono semplici forme geometriche. Sulla perfezione di superfici lisce e lucide, si disegnano fratture e crateri
La prima volta che l'ho sentita, ero seduta su una delle (comodissime) poltroncine di finta pelle nera che decorano il salone della mia parrucchiera di fiducia, Dana. Il negozio era un'oasi fresca in un caldo pomeriggio di metà giugno. Io avevo gli occhi chiusi e mi godevo il ritmico ticchettio delle forbici che trasformavano la mia chioma, ormai troppo lunga, in un bob corto, elegante e pulito. Come sempre, nel locale, c'era la radio accesa. Un alternarsi di musica e commenti al quale nessuno, a dire il vero, prestava troppa attenzione. Poi, improvvisamente, le prime note di Sto bene al mare. Una magnetica meraviglia.
Sto bene al mare — un brano che il cantante laziale Marco Mengoni ha realizzato in collaborazione con due giovani rapper, Rkomi e Sayf — non è la classica “canzone estiva”, allegra e superficiale. È un invito a prendere una pausa, a trovare conforto nella bellezza serena de