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Fare il diavolo a quattroto bend over backwards


Sinner: simbolo di un’Italia che sogna in grande

Fabrizio: Lo sai che manca meno di un mese all’inizio degli US Open, uno dei tornei più attesi del Grande Slam? Eppure, abbiamo ancora negli occhi la finale di Wimbledon di metà luglio. Carlos Alcaraz contro Jannik Sinner: una sfida stellare, giocata a ritmi folli. E alla fine, per fortuna, ha vinto il nostro Sinner. Una vittoria che ha riscattato la bruciante sconfitta subita al Roland Garros, dove lo spagnolo gli aveva strappato il titolo in una finale altrettanto epica. Ma stavolta Sinner ha fatto il diavolo a quattro per portare a casa la coppa. E c’è riuscito.
Carmen: Ero incollata allo schermo! Mi sono emozionata tantissimo.
Fabrizio: Anch’io! Sembrava quasi irreale: la precisione, la calma, la determinazione. Dal secondo set in poi, Sinner ha preso in mano la partita e ha fatto il diavolo a quattro senza mollare mai, fino alla fine del match.
Carmen: È stato un trionfo tecnico e mentale, non trovi?
Fabrizio: Puoi dirlo forte. E poi è un risultato storico per lo sport italiano. Non a caso, i giornali ne hanno parlato per settimane.
Carmen: Sì, ma non trovi che tutta questa attenzione sia un po’ esagerata?
Fabrizio: Stiamo parlando del primo italiano nella storia a vincere Wimbledon! Non era mai successo in 137 edizioni…

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Fare il diavolo a quattro è una locuzione che ha due significati. Innanzitutto vuol dire fare baccano, confusione, fracasso, lasciarsi andare a scenate di rabbia. In senso figurato invece vuol dire tentare ogni mezzo per ottenere qualcosa, per raggiungere un obiettivo: “L’estate scorsa ho fatto il diavolo a quattro per poter mettere qualche soldo da parte per comprarmi il motorino”.

Le origini di questa locuzione sono molto antiche e anche controverse. Secondo una prima ipotesi, la locuzione potrebbe avere origine da un modo di dire francese più antico, Faire le diable deux, in italiano Fare due diavoli da uno solo, che vuol dire peggiorare con ulteriori misfatti, una cattiva azione, raddoppiandone quindi gli effetti negativi.

Secondo un’altra interpretazione, la frase indicherebbe i quattro attori che, durante delle rappresentazioni sacre medioevali, interpretavano il personaggio del diavolo. Un’altra versione molto buffa e interessante invece fa riferimento a ciò che accadeva dietro le quinte. Durante le rappresentazioni capitava molto spesso che il diavolo cambiava sembianze da una scena all’altra, motivo che rendeva necessario l’utilizzo di quattro attori. La presenza dietro le quinte di quattro persone che si cambiavano di costume quasi allo stesso tempo, creava molta confusione. Da qui fare il diavolo a quattro indicherebbe qualcuno che fa baccano e confusione.

Una traduzione letterale di fare un diavolo a quattro potrebbe essere: to make the devil in four. Un insieme di parole, questo, che non ha alcun significato nella lingua inglese. Dal punto di vista semantico, una traduzione più adeguata di questo concetto si trova nelle espressioni, to raise hell, to bend over backwards, oppure, to do everything you can.

Esempio 1:

Dopo aver fatto il diavolo a quattro per ottenere l’incarico come professore universitario, Luca improvvisamente ha deciso di abbandonare la carriera intrapresa per dedicarsi alla musica rock.
After having bent over backwards to get the job of university professor, Luca suddenly decided to abandon the career he had undertaken and dedicate himself to rock music.

Esempio 2:

Quando Giorgia ha ricevuto dai vigili urbani la multa per divieto di sosta, è andata in escandescenza e ha iniziato a fare il diavolo a quattro per convincerli ad annullarla.
When Giorgia received a fine from the municipal police for parking in a no parking zone, she went into a fit of anger and started to raise hell to convince them to annul it.

Esempio 3:

Oggi ho fatto il diavolo a quattro per finire presto di lavorare, ma purtroppo gli impegni erano troppi e sono uscito dall’ufficio al solito orario.
I did everything I could to finish work early, but unfortunately my tasks were too much and I got out of work at the usual time.