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14 October 2026

Episode #570

7 October 2026

Episode #569

30 September 2026

Episode #568

23 September 2026

Episode #567

16 September 2026

Episode #566

9 September 2026

Episode #565

2 September 2026

Episode #564

26 August 2026

Episode #563

19 August 2026

Episode #562

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Benvenuti a una nuova puntata del nostro programma, cari ascoltatori. Oggi è mercoledì 14 ottobre 2026. Io sono Chiara. Questa settimana cominceremo il nostro viaggio commentando l’ondata di proteste che sta scuotendo la Francia. Dalle mobilitazioni degli studenti delle scuole fino al blocco delle università, il malessere sociale è legittimo e profondo. All’orizzonte, tuttavia, si profila il rischio di insidiose campagne di disinformazione e guerra ibrida in vista delle prossime elezioni presidenziali.

Ma anche in Italia si voterà il prossimo anno. Tra il dibattito sulle date del voto e una crescente preoccupazione per la sicurezza nelle città, scopriremo come paure e disincanto plasmeranno la campagna elettorale.

Proseguiremo poi il nostro percorso ricordando la giornalista Anna Politkovskaja, a vent’anni dal suo assassinio. Ricorderemo il suo coraggio, che continua a guidare oggi come una stella chi resiste alla repressione e all’oblio.

Concluderemo infine il nostro viaggio con un’affascinante beffa. Al centro: il semiologo Umberto Eco e una sua “riflessione”, risalente a qualche anno fa.

Vi invito ad accompagnarmi.

Francia, la legittima protesta degli studenti e il rischio della disinformazione social

14 October 2026
Francia, la legittima protesta degli studenti e il rischio della disinformazione social
Pierre Laborde / Shutterstock

La Francia sta assistendo alla nascita di una mobilitazione storica, una sorta di nuovo Sessantotto? La domanda, in questi giorni, è lecita. Nata a metà settembre al liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella periferia parigina, la protesta studentesca è poi esplosa sui social media — da TikTok a Instagram —, estendendosi alle principali città del paese e coinvolgendo poi studenti universitari, genitori, insegnanti e sindacati.

Il movimento ha portato all’interruzione delle attività didattiche in centinaia di licei e al blocco delle lezioni nella maggior parte delle facoltà universitarie, inclusa la prestigiosa Sciences Po di Parigi. Alla base del malessere collettivo, una generale insoddisfazione per le condizioni in cui i ragazzi studiano e per le loro prospettive future.

Sotto accusa, l’inadeguatezza strutturale di molti edifici scolastici e le classi sovraffollate. Ma anche la grave carenza di personale docente, di ruolo e supplente.

I ragazzi chiedono un ripensamento dei ritmi scolastici. Contestano inoltre Parcoursup, la piattaforma sulla quale si presentano le candidature alle facoltà universitarie, accusata di essere poco trasparente e di accentuare le disuguaglianze sociali.

Per

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Andiamo ora in Italia, dove il riflesso delle tensioni geopolitiche e le inquietudini quotidiane stanno già iniziando a tracciare la rotta della prossima campagna elettorale.

Tra timori urbani e crisi globale, l’Italia si prepara alla campagna elettorale del 2027

14 October 2026
Tra timori urbani e crisi globale, l’Italia si prepara alla campagna elettorale del 2027
Fab4Photo / Shutterstock

Manca più di un anno, nel nostro paese, alla scadenza naturale della legislatura, e quindi alle elezioni per il rinnovo del parlamento. Da qualche tempo, tuttavia, nei circoli della politica e sui media, circola con forza una domanda: quando si celebreranno le prossime elezioni politiche? Il dibattito si concentra su due scenari alternativi: andare al voto nella primavera del 2027 — un’opzione che vedrebbe coincidere le elezioni parlamentari con le comunali previste per città come Milano, Torino, Roma e Napoli —, oppure attendere la fine della legislatura, nel mese di ottobre.

Nel campo dell’opposizione, diverse voci si dicono pronte all’eventualità di votare già in primavera. Nella coalizione di governo, invece, non si respira molta sintonia. Di fatto, differenze evidenti sono emerse anche all’interno di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni.

In ogni caso, una cosa è certa: che la campagna elettorale sia lunga o breve, il tema della sicurezza urbana occuperà uno spazio centrale nel discorso pubblico. Questo perché, attualmente, a percepire una crescente insicurezza nelle città sono un po’ tutti gli elettori, non solo quelli di destra.

Un cambiamento che si inserisce in un

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L’informazione libera resta l’unico vero scudo a difesa della democrazia. Ed è proprio per difendere la verità che vent’anni fa una grande giornalista ha pagato il suo impegno con la vita.

L’esempio di Anna Politkovskaja

14 October 2026
L’esempio di Anna Politkovskaja
SONIA TAURINO / Shutterstock

Il corpo a terra, nell’ascensore. Accanto, una pistola Makarov modificata con un silenziatore artigianale. Quattro colpi sparati a bruciapelo. Uno, il colpo di grazia, alla testa.

Sabato 7 ottobre 2006, le quattro e mezza del pomeriggio. Dmitri, un vicino, entra con i figli nel palazzo nel centro di Mosca in cui viveva la giornalista Anna Politkovskaja. Sarà lui il primo testimone della tragedia.

Appena qualche minuto prima, intorno alle quattro, Anna era rientrata a casa dopo aver fatto la spesa, gli ultimi gesti registrati dalle telecamere di sicurezza. Aveva portato un primo carico di borse nel suo appartamento e stava scendendo, nuovamente, con l’ascensore per recuperare le altre borse rimaste nel bagagliaio dell’automobile.

“Anna era una persona meravigliosa”. Intervistato dall’emittente pubblica spagnola RTVE, Dmitri la ricorda con ammirazione e affetto, con il dolore ancora dipinto sul volto.

Nel momento in cui venne uccisa, Politkovskaja era una delle voci più critiche contro Vladimir Putin e le atrocità commesse dall’esercito russo per soffocare nel sangue il desiderio d’indipendenza della Cecenia. Nota per i reportage d’inchiesta con cui denunciava sequestri, torture e altr

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Coraggio e ricerca della verità hanno illuminato la vita di Anna Politkovskaja. Ma oggi non è sempre facile distinguere ciò che è autentico da ciò che è fabbricato a arte. Nell’ultima tappa del nostro viaggio, vi raccontiamo una storia curiosa, una vera e propria beffa digitale.

Umberto Eco e l’intelligenza artificiale, storia di una strana profezia

14 October 2026
Umberto Eco e l’intelligenza artificiale, storia di una strana profezia
Celil Kirnapci / Shutterstock

Nei giorni scorsi una delle celebri Bustine di Minerva di Umberto Eco ha fatto il giro del web. Si sono così riaccesi i riflettori su quella che è stata una delle rubriche culturali più amate della storia editoriale italiana. Curata dall’acclamato semiologo e romanziere fino alla sua scomparsa nel febbraio del 2016, la rubrica ha offerto ai suoi lettori, per oltre trent’anni, uno spazio di pensiero eclettico e brillante. In queste agili osservazioni, Eco commentava un ampio ventaglio di argomenti. Dalle dinamiche della politica ai meandri della burocrazia. Dall’evoluzione della televisione all’impatto di Internet e della tecnologia sulla comunicazione. Con la sua ironia surreale e raffinatissima, Eco rifletteva sulle potenzialità del linguaggio, inventando divertenti giochi di parole, parodie e falsi saggi accademici, senza mai dimenticare, tuttavia, di sottolineare l’importanza dei libri e della memoria storica.

La Bustina che di recente è balzata agli onori delle cronache aveva un titolo magnetico: La macchina che avrà letto tutto. “Le macchine non penseranno come noi, ma scriveranno come noi”, annunciava una frase stampata sotto un’illustrazione raffigurante l’autore. A pubblicar

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