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21 October 2026

Episode #571

14 October 2026

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Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del nostro programma! Oggi è mercoledì 21 ottobre 2026. Io sono Mario. Questa settimana, cominceremo il nostro viaggio nel Regno Unito, dove il nuovo primo ministro Andy Burnham ha riaperto una questione che sembrava ormai chiusa: il rapporto con l’Unione europea. Dieci anni dopo il referendum sulla Brexit, Londra cerca un riavvicinamento con Bruxelles, complice un’economia che non ha mai goduto dei benefici promessi dagli euroscettici. Ma è davvero possibile un “reset” della Brexit?

Ci sposteremo poi in Spagna, dove la crisi abitativa ha provocato grandi manifestazioni e spinto il premier Pedro Sánchez a convocare elezioni anticipate. Al centro delle proteste c’è la vicenda di Maricarmen Abascal, un’anziana sfrattata dalla casa in cui viveva da oltre settant’anni, e morta pochi giorni dopo.

Nella seconda parte della puntata, torneremo in Italia, dove Giorgia Meloni ha chiesto di registrare la sua voce come marchio, per proteggersi dai rischi dell’intelligenza artificiale. A preoccupare Meloni è il fenomeno del deepfake, un pericolo sempre più pressante per i politici.

Infine, spazio ancora all’Italia per parlare della “desertificazione commerciale”. Un fenomeno che colpisce soprattutto i piccoli comuni, privando i residenti di negozi e servizi essenziali. Le associazioni di categoria stanno provando a correre ai ripari, persino con una proposta di legge di iniziativa popolare. Basterà?

Il Regno Unito alle prese con il “reset” della Brexit

21 October 2026
Il Regno Unito alle prese con il “reset” della Brexit
repic / Shutterstock

Dieci anni dopo il referendum sulla Brexit, il Regno Unito torna a discutere del suo rapporto con l’Unione europea. Una relazione complessa, sfociata nel divorzio ufficiale del gennaio 2020 e che oggi, tuttavia, sembra vivere un inatteso ritorno di fiamma.

Il premier laburista Andy Burnham ha infatti annunciato un vertice per il 20 novembre a Bruxelles, dove incontrerà i principali rappresentanti delle istituzioni europee. L’obiettivo è rilanciare la collaborazione tra Londra e Bruxelles, attraverso quello che viene chiamato “Brexit reset”. Burnham ha aperto anche a un’ipotesi che fino a poco tempo fa sembrava impronunciabile nel dibattito politico britannico: rientrare nell’Unione europea.

Per il momento, il progetto riguarda soprattutto accordi concreti. Si discuterà di come facilitare il commercio di prodotti alimentari, coordinare le politiche sulle emissioni inquinanti e permettere ai giovani di studiare o lavorare più facilmente nei rispettivi territori. Altri temi forti sono energia e sicurezza.

Burnham ha ereditato i negoziati avviati dal suo predecessore Keir Starmer, ma sembra intenzionato ad affrontare il tema in maniera più esplicita. A spingere Burnham ad accelerare sul

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Cambiamo ora Paese e governo, passando in Spagna. Il premier Pedro Sánchez ha infatti deciso di indire elezioni anticipate, dopo settimane di proteste incentrate sulla crisi abitativa. Un problema molto sentito in Spagna, e che la fragile maggioranza di governo non è riuscita a fronteggiare.

La crisi abitativa in Spagna

21 October 2026
La crisi abitativa in Spagna
Elena Diego / Shutterstock

Il 23 settembre, Maricarmen Abascal, un’anziana di 87 anni, è stata portata via in barella dall’appartamento di Madrid dove viveva da più di settant’anni. La notizia del suo sfratto ha provocato proteste in tutta la Spagna, con un effetto a catena che alla fine ha portato il premier Pedro Sánchez a convocare elezioni anticipate.

Il padre di Maricarmen aveva affittato quella casa nel 1956 e lei vi era rimasta dopo la morte dei genitori, beneficiando di un canone protetto. La società che aveva acquistato l’immobile nel 2018 aveva poi chiesto un aumento esorbitante dell’affitto, da 500 a oltre 2000 euro al mese. In seguito aveva proposto una cifra più bassa, ma comunque superiore alla pensione della donna. Dopo anni di battaglie legali sulla validità del contratto, la società ha ottenuto lo sfratto, e Maricarmen è finita poi in ospedale.

Il caso ha colpito un paese dove trovare casa è sempre più difficile, soprattutto per i giovani. Nelle grandi città, come Madrid e Barcellona, gli affitti sono aumentati molto più degli stipendi. Attualmente, in Spagna, quasi l'86% dei giovani tra i 16 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Chi cerca di comprare casa, invece, comincia a valutare di fa

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È possibile tutelarsi dai deepfake? La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, è convinta di sì, tanto da aver di recente deciso di registrare la sua voce come marchio. Eppure, dicono gli esperti, trovare una soluzione realmente efficace è molto più difficile.

Giorgia Meloni contro i deepfake

21 October 2026
Giorgia Meloni contro i <i>deepfake</i>
Marco Iacobucci Epp / Shutterstock

“Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana”. Queste parole, lanciate dal palco di una manifestazione nel 2019, aiutarono Giorgia Meloni ad acquisire viralità in rete e fama sulla stampa internazionale. Quelle parole, espresse con veemenza, divennero infatti il tratto distintivo della leader di Fratelli d’Italia, simboleggiando i valori della destra conservatrice e nazionalista. Ora la voce di Giorgia Meloni potrebbe diventare un marchio registrato.

La presidente del Consiglio ha infatti presentato, lo scorso 5 ottobre, una domanda all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, con l’obiettivo di contrastare l’uso non autorizzato della sua voce mediante l’intelligenza artificiale. La registrazione contiene una frase di quattro parole, ripetuta due volte: “Io sono Giorgia Meloni”. La voce della premier potrebbe così diventare un marchio sonoro depositato, alla pari del ruggito del leone della Metro-Goldwyn-Mayer.

L’iniziativa di Meloni nasce dalla crescente diffusione dei deepfake, contenuti audio o video generati con l’intelligenza artificiale che imitano persone reali. Ormai bastano pochi secondi di registrazione per creare una ve

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Lasciamo ora il mondo dell’intelligenza artificiale e passiamo a un problema che riguarda la vita quotidiana di milioni di italiani. Parlo della progressiva scomparsa dei piccoli negozi, soprattutto nei comuni meno abitati. Un fenomeno che ha anche un nome preciso: desertificazione commerciale.

La desertificazione commerciale in Italia

21 October 2026
La desertificazione commerciale in Italia
Rosen Ivanov Iliev / Shutterstock

In alcuni comuni italiani, per prendere la classica colazione con cornetto e cappuccino al bar bisogna andare nel paese vicino. In altri, comprare il pane o fare rifornimento di carburante richiede uno spostamento di molti chilometri. È uno degli effetti della cosiddetta “desertificazione commerciale”: la progressiva scomparsa dei negozi e dei servizi che accompagnano la vita quotidiana.

A fotografare i dati del fenomeno è Confesercenti, associazione di categoria che rappresenta le attività commerciali. Secondo un suo recente studio, in Italia ci sono 566 comuni senza nemmeno un bar, e più di mille senza un negozio di alimentari. Complessivamente, dal 2019 sono scomparse 111.000 imprese del commercio al dettaglio.

Le conseguenze sono particolarmente pesanti nei centri più piccoli, dove la chiusura di un negozio può costringere gli abitanti a percorrere molti chilometri anche per acquisti semplici. Per un anziano senza automobile, o per chi ha difficoltà a muoversi, la distanza può così diventare un ostacolo insormontabile. Senza contare l’impatto sociale che rappresenta la scomparsa del bar di paese, da sempre storico punto di ritrovo e cuore pulsante della vita comunitaria.

Il fenom

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