Donald Trump e Ursula von der Leyen hanno annunciato domenica 27 luglio un nuovo accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione europea. Alcuni dettagli sono da definire e perfezionare. Ma il grosso è già sul tavolo: una tariffa fissa del 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti.
In cambio, gli Stati Uniti vedono azzerati i dazi sui loro prodotti destinati all’Europa, comprese le automobili. Restano esclusi alcuni settori sensibili, come l’acciaio, mentre sono ancora in corso le trattative su altri prodotti.
Sembra così scongiurata l’escalation di una guerra commerciale tra i due alleati storici, combattuta a colpi di dazi e controdazi. Non sarei però così ottimista sulla prospettiva di una pace economica duratura.
Per capirlo, bastava guardare la faccia di Ursula von der Leyen mentre Trump parlava con la stampa nel suo golf club scozzese. La presidente della Commissione europea aveva un’espressione rigida, contratta, il corpo raccolto. Non esattamente il linguaggio corporeo di chi è soddisfatto. All’opposto, Trump non solo ha giocato in casa, dando l’annuncio sul raggiungimento dell’accordo commerciale con Bruxelles in una sua proprietà, ma è apparso ri
La presidente moldava Maia Sandu ha lanciato un allarme chiaro: le elezioni parlamentari del prossimo 28 settembre sarebbero l’obiettivo di un’operazione russa “senza precedenti” per condizionare il voto e cambiare la rotta politica del Paese. L’allarme è stato lanciato durante una conferenza stampa che la presidente ha tenuto lo scorso 30 luglio nella capitale, Chisinau. Il Cremlino, nella stessa giornata, ha però negato ogni accusa.
Siamo di fronte a due versioni diametralmente opposte, quindi diventa importante conoscere il contesto. L’attuale maggioranza al governo in Moldavia è intenzionata a entrare nell’Unione europea entro il 2030, dopo aver ottenuto, nel giugno del 2022, lo status di “Paese candidato”. Tuttavia, una porzione ufficiale del territorio — la Transnistria — dal 1990 si è autoproclamata repubblica indipendente ed è sotto tutela russa. Un’altra regione — la Gagauzia — è invece riconosciuta come autonoma dal governo moldavo.
L’instabilità dello scenario moldavo ricorda, per certi versi, la situazione di Paesi dell’ex blocco sovietico. Come la Georgia, che ha due autoproclamate repubbliche indipendenti sotto tutela russa. O l’Ucraina, che nel 2014 ha visto due reg
Durante un incontro al Giffoni Film Festival (organizzato, come ogni anno, in provincia di Salerno), lo scrittore Antonio Scurati ha messo fine alle speranze di chi attendeva una seconda stagione di M - Il figlio del secolo. La serie Sky, tratta dal romanzo di Scurati sull’ascesa del fascismo, non andrà avanti. Resta l’amaro in bocca, anche solo per la magistrale interpretazione di Mussolini fatta dall’attore Luca Marinelli.
Annunci del genere, nel mercato dello streaming, non sono rari: le piattaforme sfornano titoli a ritmo continuo. Ma qui c’è qualcosa di diverso. Scurati ha parlato di una “scelta inspiegabile”, lasciando intendere che dietro la cancellazione ci siano motivi… poco chiari.
Le parole di Scurati tradiscono qualcosa di più del semplice rammarico, data l’occasione pubblica e i precedenti. Lo scorso marzo, infatti, Sky Studios sembrava orgogliosa della serie. Il vicepresidente esecutivo, Nils Hartmann, intervistato da Fortune Italia, era stato alquanto esplicito: “non è possibile non fare una seconda stagione di M”. Hartmann aveva lodato la serie, definendola un fenomeno “di costume e culturale”.
Non sono certo queste le parole che associamo a un progetto fallimentare.
Comprare casa in Italia, in un suggestivo borgo medievale, per la simbolica cifra di un euro. Chi non firmerebbe subito?
Questa è la forza alla base di progetti che si sono diffusi sul territorio italiano, in oltre 70 località. Ne ha parlato di recente anche la stampa estera, con un articolo del Guardian che si interroga su questa prospettiva da sogno. “Non sarà più che altro un’abile mossa di marketing?”, si chiedeva il quotidiano britannico. C’è poi stato un film di Netflix, La dolce villa, che parte proprio dall’acquisto di una di queste case in offerta, nella verde Toscana.
La realtà, però, è più complessa. L’obiettivo dell’iniziativa è contrastare lo spopolamento dei piccoli comuni rurali, minacciati dalla bassa natalità e dall’emigrazione verso le grandi città. Senza interventi, intere comunità rischiano di sparire, inghiottite da un deserto demografico.
Ma dietro il prezzo simbolico di un caffè, si nascondono obblighi precisi. Costosi lavori di ristrutturazione per edifici molto vecchi, vincoli burocratici, tempi lunghi e, soprattutto, la necessità di ripensare completamente la propria vita. I piccoli comuni, infatti, tendono a essere isolati, con problemi di mobilità e di
Ci sono voluti 11 anni di battaglia, ma ne è valsa la pena. Dallo scorso 1° agosto, infatti, una parte dell’isola di Poveglia, nella laguna veneta, è ufficialmente gestita dall’associazione civica Poveglia per Tutti, un nome che è anche un programma. L’associazione ha ottenuto una concessione pubblica, con un canone simbolico di mille euro l’anno.
L’isola è una piccola oasi verde, e la concessione ottenuta la proteggerà da privatizzazioni e speculazioni turistiche. Giunge così a buon fine una battaglia iniziata nel 2014, quando l’Agenzia del Demanio annunciò la messa all’asta dell’isola, per una concessione di ben 99 anni. L’annuncio, all’epoca, provocò la reazione di numerosi cittadini, preoccupati che una parte di laguna venisse parcellizzata, divenendo proprietà di qualcuno.
Quella grande indignazione, comunque, non si tradusse solo in proteste, ma divenne il motore di un progetto collettivo volto a tutelare il paesaggio. Oltre a costituire l’associazione Poveglia per Tutti, un gruppo di cittadini lanciò una raccolta fondi, raccogliendo migliaia di adesioni e oltre 460.000 euro. La somma risultò purtroppo insufficiente per vincere l’asta; l’isola fu infatti aggiudicata a una soc