Dall’alta vetta del suo vantaggio nei sondaggi sulle intenzioni di voto, Donald Trump osserva con distacco i dibattiti televisivi nei quali si affannano, in una sfida rabbiosa, i candidati alla nomination del Partito Repubblicano. E brilla per la sua assenza. Un’assenza eloquente, che non è certo il frutto di una nuova mansuetudine.
Tutt’altro. Come hanno osservato numerosi analisti politici, lo stile retorico dell’ex inquilino della Casa Bianca, negli ultimi tempi, si è fatto molto più aggressivo, più radicale, con contenuti che ricordano la propaganda delle dittature europee del Novecento.
Negli incontri coi suoi sostenitori, Trump usa spesso toni esplicitamente violenti. Mosso da un desiderio di vendetta, descrive le prossime elezioni come una battaglia decisiva, l’occasione per mettere in atto un regolamento di conti verso i suoi avversari, bollati come “traditori” della volontà popolare.
Trump riesuma un vecchio cavallo di battaglia. L’accusa — formulata all’epoca della sua sconfitta elettorale, nel novembre 2020 — secondo la quale Joe Biden sarebbe un usurpatore, un presidente che siede nello Studio Ovale grazie a una frode elettorale.
Con la stessa furia con cui l’abbiamo vis
La vignetta è semplice, geniale nel suo minimalismo. Seduti sulla panchina di legno dipinta di verde di un parco urbano, due uomini sembrano commentare i misfatti del politico di turno, o qualche triste evento dell’attualità internazionale. “Voglio vedere come va a finire”, dice uno dei due, lanciando un’occhiata in tralice al compagno. “Rassegnati: non finirà mai”, risponde l’altro, serafico. La scena — frutto della fantasia del disegnatore satirico Francesco Tullio-Altan, figlio del celebre antropologo culturale Carlo Tullio-Altan — mi è tornata improvvisamente in mente l’altro giorno, mentre leggevo sui giornali le ultime novità sulle smisurate ambizioni politiche del presidente russo, Vladimir Putin.
L’annuncio ufficiale è arrivato lo scorso 8 dicembre, durante una cerimonia in onore dei combattenti della guerra contro l’Ucraina: Vladimir Putin — già da settimane impegnato in una campagna elettorale informale — ha ufficializzato la sua candidatura alle elezioni presidenziali del marzo prossimo.
Trionfale, lo slogan di questa nuova campagna nella quale Putin, che regna sulla Russia da quasi un quarto di secolo, si presenta al popolo: “Orgoglio. Speranza. Fiducia”.
Il voto avrà l
Molti miei amici hanno scelto di abbellire lo schermo del loro cellulare con una fotografia. Un’escursione in bici tra i papaveri di maggio, la gloriosa bellezza dei limoni di Amalfi, il talento sportivo di un figlio che, insieme alla sua squadra, colleziona vittorie al campionato di pallacanestro. Immagini che fanno compagnia, in metropolitana o nelle ore di lavoro, come una dolce parola di conforto. Immagini pensate, in ogni caso, per illuminare uno spazio privato, intimo e personalissimo.
Di tutt’altro genere sono le immagini e le parole che, a volte, decorano le custodie dei nostri cellulari. Messaggi in bella mostra, che diventano bandiere, messaggi rivolti al mondo esterno. A un pubblico che si vuole sedurre, conquistare. Spesso, giocando la carta dell’ironia.
I più affezionati a questa strategia di comunicazione, almeno in Italia, sembrano essere i politici. Niente ironia, però, nella scelta di Marta Fascina, ex compagna di Silvio Berlusconi e deputata alla Camera tra le file di Forza Italia. Da anni, la signora Fascina esibisce orgogliosamente sulla custodia del cellulare una fotografia di un Berlusconi dall’aria pensosa. Un’immagine, di fatto, usata spesso nelle campagne el
L’ultimo paio di sci che ho comprato, così come la mia bella tavola da snowboard, riposano, immobili, nella polverosa quiete della mia cantina. Colpa degli impegni che si moltiplicano, dei viaggi e del tempo passato all’estero. Non saprei dire, così, su due piedi, quanti anni siano passati dalla mia ultima vacanza sulla neve. Molti. Troppi, in ogni caso.
Se penso, ora, alla montagna d’inverno, rivedo la Val Badia e i suoi paesini. La Villa, San Cassiano, Corvara e Colfosco. Sì. Per me, la montagna d’inverno è la bellezza gloriosa delle Dolomiti, le montagne che, all’alba e al tramonto, si colorano d’oro, viola e rosa. È il piacere di una cena nell’intimo tepore di un ristorante a valle, dopo una giornata passata a sfidare il freddo delle piste da sci. Ed è il piacere, quasi infantile, di infilarsi, dopo la doccia, in un letto coperto da un morbido piumino immacolato.
Molte cose sono cambiate in questi anni, anche a causa della crisi climatica che stiamo vivendo. Come scriveva su Instagram qualche giorno fa il sito di notizie, e comunità online, Will Media, “più della metà degli impianti sciistici europei rischia di sparire” nel prossimo futuro, proprio a causa dell’aumento delle temp
È la mattina del 4 dicembre, e il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, fa quasi tenerezza, tanto è contento. Sulle reti sociali, ha appena pubblicato un video nel quale annuncia, orgoglioso, che la sua città, quest’anno, occupa il primo posto nella classifica per la qualità della vita del quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore. È la prima volta in assoluto, per il capoluogo friulano. Una bella soddisfazione, se consideriamo che l’ormai famosa classifica, volta a misurare il benessere economico e sociale del nostro paese, si sviluppa dall’esame di oltre 100 province, sulla base di 90 indicatori statistici.
“Oggi è una bella giornata per Udine e per il Friuli. Siamo al 1° posto nella classifica del Sole 24 Ore per la qualità della vita. Auguro a tutti i sindaci di potersi svegliare una mattina e ritrovarsi sul gradino più alto del podio del Paese. Il nostro slogan è ‘Udine, città felice’ e questo per noi è un primo passo in questo percorso”, annuncia De Toni, ingegnere e professore universitario, in carica come sindaco dal 18 aprile 2023.
Arrivando in vetta, Udine ha guadagnato 11 posizioni rispetto all’anno scorso, superando Bologna, vincitrice nel 2022, e Trento, che si deve acc