Quando muore una persona molto importante, si usa dire che con la sua scomparsa si chiude un’epoca, o un secolo. Questo sembra particolarmente vero per Henry Kissinger, morto il 29 novembre all'età di cento anni. Ovvero un secolo, letteralmente.
Leggere la sfilza di articoli che la stampa ha dedicato a Kissinger all’indomani della sua morte è stata un’esperienza significativa. C’è chi ha celebrato il visionario e lo statista, l’architetto che ha consolidato le fondamenta degli Stati Uniti come superpotenza. E c’è chi, invece, ha usato parole durissime.
Ad esempio, Rolling Stone ha scritto: “Muore finalmente Henry Kissinger, criminale di guerra amato dalla classe dirigente americana”. Un commento che suona ancora più forte, se pensiamo che Kissinger, nel 1973, vinse il Nobel per la Pace.
Insomma, se uno non avesse mai sentito parlare di Henry Kissinger, o non avesse mai prestato particolare attenzione alla sua figura, farebbe fatica, oggi, a farsi un’idea precisa.
Ma tutte queste sfaccettature sono in effetti parte della carriera e del personaggio di Kissinger, che è stato, prima di tutto, l’uomo della Realpolitik. Ovvero l’idea che gli Stati debbano perseguire il proprio interesse,
A Mosca la polizia non è rimasta con le mani in mano. A inizio mese, infatti, gli agenti hanno passato al setaccio alcuni locali gay della capitale, prendendo generalità, fotografando passaporti.
Ufficialmente, hanno fermato la musica e compiuto perquisizioni per un'operazione antidroga. Ma tutti sanno che l'improvvisa ondata di controlli è figlia di una sentenza della Corte Suprema, arrivata lo scorso 30 novembre. Ovvero il giorno prima dei raid nella capitale.
La Corte ha stabilito che il cosiddetto "movimento internazionale LGBT" è una "organizzazione estremista". La sentenza arriva dopo un’esplicita presa di posizione del ministero della Giustizia, che aveva accusato il fantomatico "movimento LGBT" di promuovere divisioni sociali e religiose.
Anche se la sentenza diventerà effettiva solo il prossimo 10 gennaio, i raid della polizia sono stati un modo per dire alle persone LGBT+ che la musica è cambiata. Sempre all’inizio di questo mese, infatti, a San Pietroburgo, il più importante club LGBT+ si è visto bloccare l'affitto. Un triste riflesso, anche questo, delle nuove disposizioni.
Ma che cosa sarebbe questo fantomatico "movimento internazionale LGBT"? Va da sé che non esiste nes
Ogni Paese ha i suoi riti e momenti di aggregazione collettivi. Parlo di quegli eventi nazional-popolari che incollano le persone agli schermi della TV o dei cellulari, che animano discussioni, polemiche, dibattiti. Che creano un senso di appartenenza e identità, al di là di tutto.
In Italia, questo momento per eccellenza è il Festival di Sanremo, manifestazione canora che prende il nome dal comune ligure in cui si svolge. “Perché Sanremo è Sanremo”, recita il più celebre slogan coniato per l’evento. Non c’è nulla come Sanremo, che non ha certo bisogno di spiegazioni, figurarsi aggettivi. Ogni anno, a febbraio, per un’intera settimana, tutta l’Italia sembra dividersi tra chi parla delle canzoni e delle esibizioni, e chi si lamenta del Festival.
Data l’importanza che riveste Sanremo nel nostro Paese, ci sono delle tappe di avvicinamento alla manifestazione, che sono molto attese. Tra queste, l’annuncio dei cantanti in gara, cuore pulsante della manifestazione. Un appuntamento molto atteso dagli appassionati, dato che, ai grandi nomi di sempre, si affiancano, ogni anno, giovani promesse o talenti in cerca di definitiva consacrazione.
Il 3 dicembre, in diretta al TG1, il telegiornale am
È il 1945. Nell’Italia lasciata in ginocchio dalla fine della guerra, Corradino D'Ascanio, un ingegnere con il talento per il design, viene scelto dalla Piaggio, una nota azienda toscana, per risolvere un problema non da poco.
In tempo di pace, va riconvertita l’industria bellica, perché la domanda di veicoli militari è venuta meno. Il titolare dell’azienda, Enrico Piaggio, ha un’idea: produrre un motociclo accessibile a tutti: facile da guidare e a basso costo. I primi progetti non convincono Piaggio, che decide così di rivolgersi a D’Ascanio. Anche se fino ad allora si era occupato soprattutto di motori a elica, l’ingegnere sa come tradurre in forme aggraziate le esigenze di meccanica e tecnologia.
La scelta di Piaggio si rivela vincente. Un anno dopo, infatti, D’Ascanio depositerà il brevetto del ciclomotore per eccellenza: la Vespa. Il resto, come si dice in questi casi, è storia.
La Vespa fu subito un successo, e non solo commerciale. Quel veicolo così agile e maneggevole, capace di infilarsi tra le auto imbottigliate nel traffico, o tra un dedalo di viuzze, diventò una moda, un oggetto di culto.
A immortalarlo per sempre, come simbolo dell’italianità, contribuì nel 1953 il film
Se c’è un evento che desta stupore e curiosità tra gli amanti dell’arte, è il ritrovamento di un’opera di qualche celebre maestro del passato. Tesori che si credevano perduti, o di cui si ignorava completamente l’esistenza, emergono da scantinati, edifici restaurati, scavi archeologici.
In casi del genere, bisogna armarsi di pazienza e attendere che gli esperti certifichino la paternità, in particolare quando si tratta di opere vecchie di secoli, magari logorate dal tempo.
Nel caso del ritrovamento avvenuto a inizio mese in provincia di Napoli, stupore e curiosità sono davvero alle stelle. L’opera in questione sarebbe infatti una Madonna con bambino di Sandro Botticelli, uno dei massimi maestri del primo Rinascimento italiano.
Sulla paternità del dipinto non ci sono però dubbi. Tra le grandi opere perdute, infatti, questa è sempre stata una sorta di celebrità, tanto da essere finita in varie monografie sul pittore fiorentino e sul patrimonio artistico della zona. E, naturalmente, trattandosi di un Botticelli, il suo valore è astronomico, superiore ai cento milioni di dollari.
La Madonna raffigurata nel dipinto, con tutta probabilità, è la musa per eccellenza di Botticelli, la donna di