Come disse Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’economia nel 2001, è la fiducia ciò che fa girare il mondo. Ed è proprio il meccanismo della fiducia ad essersi inceppato in Argentina. Senza fiducia, sfuma il contratto sociale, il potere politico perde valore, legittimità.
Alla radice del disincanto, in Argentina, un male contagioso e difficile da debellare: la corruzione. Un male che uccide la speranza, e soffoca il senso civico. I cittadini di un paese dove la corruzione impera sovrana non credono in un progetto collettivo, non credono nell’importanza del sacrificio individuale nel nome del bene pubblico. Non pagano volentieri le tasse, perché temono che il loro contributo finisca nelle tasche di un’avida casta di privilegiati.
È questo clima di sfiducia che spiega, in gran parte, il successo di Javier Milei. La scorsa domenica, nel secondo turno delle elezioni presidenziali, il candidato della coalizione La Libertad Avanza — un economista che ama definirsi anarco-capitalista — si è imposto, con il 55,7% dei voti, sullo sfidante, Sergio Massa, candidato della coalizione peronista Unión por la Patria e attuale ministro dell’Economia. Non proprio una buona idea quella di scegliere co
Alcune delle immagini diffuse nella cornice del vertice 2023 dell’Asia-Pacific Economic Cooperation, svoltosi dall’11 al 17 novembre a San Francisco, sono davvero rassicuranti. Sembrano due vecchi amici, Joe Biden e Xi Jinping. Passeggiano fianco a fianco lungo un vialetto, entrambi in elegante completo blu, avvolti nel verde curatissimo di Villa Filoli. Chiacchierano amabilmente. Sorridono come due compagni di scuola che non si vedevano da anni e ricordano i bei tempi andati.
Non era passato tanto tempo, in realtà, dal loro ultimo incontro. Si erano visti a Bali, in Indonesia, un anno fa, a margine del G20 2022. Ma gli ultimi dodici mesi sono stati lunghi e intensi, pieni di tensione e colpi di scena. E in diversi momenti, la relazione tra Pechino e Washington era apparsa critica.
Per questo, l’incontro di San Francisco era stato preparato nei minimi dettagli. Per proiettare al mondo un’immagine di operosa sintonia. Nei mesi scorsi, le diplomazie delle due superpotenze hanno lavorato con grande intensità, moltiplicando contatti e colloqui. Numerosi i viaggi in Cina di alti funzionari statunitensi. Tra loro, la segretaria al Commercio Gina Raimondo, la segretaria al Tesoro Janet Yell
Chi di noi non ha mai sognato di dover ripetere l’esame di maturità? Più che un sogno, un incubo, a dire il vero. Le lunghe ore di studio, la tensione e l’incertezza, lo sguardo severo dei professori della commissione d’esame. Una fatica, una prova difficile — forse la prima della nostra vita adulta — che nemmeno la soddisfazione di un bel voto riesce ad addolcire del tutto. Esperienze, immagini e sensazioni che rimangono impresse nella nostra memoria per sempre. Che affollano, a volte, la nostra mente nelle ore del sonno. E che sollievo, al risveglio, aprire gli occhi e riconoscere i familiari, e rassicuranti, contorni della vita quotidiana.
Nei giorni scorsi, per i ragazzi di una classe dell’ultimo anno del liceo linguistico Galileo Galilei, nel piccolo centro urbano di Spadafora, in Sicilia, quell’incubo è diventato realtà. Proprio così: gli sfortunati ragazzi, molti dei quali già impegnati in un nuovo cammino di studi all’università, hanno dovuto ripetere la prova orale dell’esame di maturità. Una prova che avevano già sostenuto la scorsa estate.
Il motivo? La denuncia presentata al Tribunale Amministrativo della Sicilia da una studentessa che aveva ricevuto un voto, a suo dire,
Amedeo Modigliani lo dipinse quattro volte. Ritratti di grande intensità emotiva, vivi e palpitanti. Il più affascinante, Novo pilota. Un olio su tela, un metro per 75 centimetri di spavalda bellezza. Completo scuro, cravatta, bombetta nera. Tra le dita della mano sinistra, guantata, una sigaretta sottile. Le labbra socchiuse, lo sguardo acceso. Che stava dicendo il gallerista e collezionista Paul Guillaume, in quel momento, al suo amico Amedeo? Non lo sapremo mai. Sappiamo, però, che, senza l’incontro con quel ragazzo colto, intraprendente e curioso, la traiettoria artistica del pittore livornese che fece di Parigi la sua città d’elezione non sarebbe stata altrettanto fortunata, altrettanto intensa.
Modigliani era giunto a Parigi nel 1906. Voleva dipingere, e la capitale francese, all’epoca, per un artista, era il centro del mondo. L’incontro con Constantin Brancusi, nel 1909, segnerà, però, una nuova direzione. Quella della scultura, alla quale il giovane Amedeo si dedicherà, quasi esclusivamente, fino al 1914.
Poi, la svolta, improvvisa e totale. Dal 1914 alla sua morte, avvenuta nel 1920, Modigliani si dedica anima e corpo alla pittura, concentrandosi sulla figura umana. Paul Gu