6 gennaio 2021. Una folla che imbraccia cartelli con scritto “Stop the steal”, bandiere a stelle e strisce, o confederate, si ammassa nel cuore amministrativo di Washington DC. L’obiettivo è il Palazzo del Campidoglio, dove si sta proclamando il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Tra i manifestanti, alcuni sono armati con mazze, pistole stordenti e persino fucili.
Quando la folla riesce a irrompere nell’edificio, diventa chiaro quanto la situazione sia pericolosa, mentre gli agenti di polizia cercano di limitare i danni ed evitare il peggio. I giornalisti che commentano in diretta gli avvenimenti si interrogano su come definirli. Si tratta di un’insurrezione, o di un vero e proprio tentativo di golpe? Le parole pronunciate da Donald Trump nel corso della giornata non hanno fatto altro che gettare benzina sul fuoco, aumentando l’allarme.
Mentre scorrono le immagini dell’assalto a Capitol Hill, in molti sono scioccati. Ma pochi sono davvero sorpresi.
Trump, infatti, nei mesi precedenti, aveva alimentato una personale narrazione, evocando lo spettro di brogli elettorali su larga scala, e invitando i suoi seguaci alla mobilitazione, rifiutando di riconoscere la sconfitta elet
A chi segue l’attualità cinese, in questi giorni difficilmente sarà sfuggito un video diventato virale, pubblicato dal South China Morning Post. Il video mostra delle automobili parcheggiate fuori da una clinica per il trattamento del Covid. Accanto alle auto sono collocate delle flebo, e dalle fessure dei finestrini i tubi passano fluidi alle persone dentro l’abitacolo.
È forse questa l’immagine più terribile ed emblematica della nuova emergenza pandemica che ha colpito la Cina. Il Paese è stato di nuovo messo in ginocchio dal Covid, dopo tre anni dai primi casi che colpirono la città di Wuhan. Scorrendo gli aggiornamenti, sembra di rivedere, in parte, lo stesso orribile film.
Le agenzie internazionali, infatti, riportano numeri allarmanti. Le stime parlano di 250 milioni di casi nei primi 20 giorni di dicembre, un numero che corrisponde a quasi il 20% della popolazione cinese. Negli stessi ospedali, la percentuale di infetti tra il personale arriverebbe all’80%. Molte farmacie, infine, sono rimaste senza i medicinali di base, ibuprofene o antipiretici, usati per mitigare i sintomi della malattia.
Ma a cosa è dovuto questo nuovo caos di contagi e ricoveri? Un primo indizio arriva d
Il 29 dicembre, dopo una maratona parlamentare che non ha risparmiato nemmeno le notti, è stata approvata la prima legge di bilancio del governo Meloni. Come accade in questi casi, durante il dibattito parlamentare sono stati presentati vari emendamenti, per correggere i provvedimenti della manovra, o per integrarli.
Tra questi, uno in particolare ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, soprattutto per la sua natura, a dir poco, bizzarra. Su proposta di Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stato approvato un emendamento che legalizza l’abbattimento di animali selvatici per motivi di sicurezza stradale.
L’abbattimento sarà consentito in particolare nelle aree protette e in città. Sarà coordinato dal corpo forestale dei carabinieri, ma le autorità potranno avvalersi di cittadini provvisti di una regolare licenza di caccia, delegando loro gli abbattimenti. Gli animali uccisi, una volta effettuati gli opportuni esami sanitari, potranno essere destinati al consumo alimentare.
La notizia ha fatto diventare protagonisti di titoli e foto i cinghiali. I membri di questa specie, infatti, sono spesso avvistati tra le strade delle grandi città,
Tra i lasciti di Ezra Pound, c’è quello — in questo caso, involontario — di aver dato il nome a un movimento politico. In Italia, infatti, esiste un’organizzazione neofascista che omaggia nel nome il poeta americano. Si tratta di CasaPound, un movimento che per alcuni anni è stato anche un partito politico, benché non abbia mai raggiunto risultati considerevoli alle urne.
Mary de Rachewiltz, figlia del poeta, nel 2011, intraprese un’azione legale per impedire al movimento di usare il nome del padre. Tuttavia, alcuni anni dopo, il tribunale diede ragione a CasaPound, che ha mantenuto il nome.
Ora una nuova sentenza che riguarda CasaPound è tornata a far discutere. Stavolta non c’entrano però poeti, né i loro eredi, bensì Meta, il colosso della Silicon Valley proprietario di Facebook e Instagram.
La storia inizia nel 2019, quando Facebook decide di rimuovere la pagina ufficiale di CasaPound, così come vari profili di dirigenti del movimento. Tra i motivi, il ricorso a immagini e slogan collegati al fascismo, e l’incitamento all’odio.
CasaPound si rivolge subito alla giustizia italiana, invocando la libertà di espressione e protestando contro quello che definisce un caso di “censura”. Sui