È famoso l’incipit di Conversazione nella Cattedrale, il terzo romanzo del Premio Nobel Mario Vargas Llosa. “Dalla porta de La Crónica, Santiago osserva l’avenida Tacna, senza amore: automobili, edifici disuguali e scoloriti, scheletri di pubblicità luminosa che ondeggiano nella nebbiolina, il mezzogiorno grigio. In che momento si era fottuto il Perù?”, si chiede, amaramente, il protagonista dell’opera, il giornalista Santiago Zavala. Scritto tra Parigi, Lima, Washington, Londra e Porto Rico, il romanzo — un’opera dall’architettura complessa — è ambientato nel periodo noto come “ochenio”, gli otto anni in cui il Perù sperimentò il regime autoritario e corrotto di Manuel Odría, il generale che prese il potere con un golpe nel 1948, cacciando l’allora legittimo presidente della Repubblica, José Luis Bustamante y Rivero.
Agli occhi di chi conosce la storia del Perù, il golpe tentato mercoledì 7 dicembre dall’ormai ex presidente Pedro Castillo appare come un capitolo di una narrazione già nota, un nuovo passo in un percorso costellato di crisi: colpi di stato, dittature, corruzione, governi effimeri.
Completo scuro e fascia presidenziale, una gran bandiera del Perù a fare da sfondo. Cast
È il 1º gennaio 2014, e Pechino lancia l’operazione Fox Hunt, una massiccia campagna di rimpatrio avente come obiettivo cittadini accusati di reati e dissidenti politici. Una campagna messa a punto con gelida precisione, scavalcando l’ortodossia dei canali della giustizia internazionale. Pressioni psicologiche, minacce, violenze fisiche.
Come raccontava L’Espresso la settimana scorsa, in questi anni, solo una percentuale compresa tra l’1 e il 7% dei ricercati dal regime cinese è rientrata in patria attraverso vie ufficiali. A dirlo è la stessa Commissione centrale per l’ispezione disciplinare, un organo investigativo del Partito Comunista Cinese incaricato di gestire la “campagna contro la corruzione” ideata da Xi Jinping. Gli altri, oltre il 90%, sono stati “persuasi a tornare”, per citare un eufemismo caro a Pechino.
La predilezione del regime cinese per la “persuasione” è legata alla riluttanza occidentale ad avviare procedure di estradizione verso paesi che violano sistematicamente i diritti umani, una posizione esplicitata di recente dalla Corte europea per i diritti dell’uomo.
Secondo L’Espresso, da gennaio 2014 a ottobre 2022, le forze di polizia cinesi hanno completato oltre
Il Partito Democratico è uscito con le ossa rotte dalle elezioni politiche del 25 settembre, schiacciato dal trionfo della destra. La delusione elettorale, di fatto, è stata così intensa che, poco dopo il voto, il segretario del partito, Enrico Letta, ha detto di volersi dimettere dalla carica. Una decisione che non ha sorpreso nessuno, la sua. Per la maggior forza del centrosinistra italiano è infatti arrivato il momento di riflettere, di fare un po’ di autocritica. Di cambiare, per rinascere.
Il nuovo segretario del partito sarà scelto mediante un processo elettorale interno, il prossimo 19 febbraio. Diversi i nomi in ballo, ma il duello si è subito concentrato su due figure: Stefano Bonaccini, attuale presidente della Regione Emilia-Romagna, ed Elly Schlein, deputata alla Camera e, fino allo scorso 24 ottobre, ‘numero 2’ della giunta Bonaccini, come vicepresidente regionale. Una lotta tra due avversari che si conoscono bene, dunque.
Bonaccini, da tutti definito come un bravo amministratore, non desta, a dire il vero, particolare curiosità. L’attenzione dei media, in questi giorni, è tutta per lei, Elly Schlein.
La settimana scorsa, El País, la definiva “la pallottola d'argento d
Sembra una bambina curiosa, Tilda Swinton, mentre si aggira — piedi nudi e mani guantate — sul palco allestito per lei alla Fondazione Sozzani di Parigi. Con una grazia meticolosa e un’accesa meraviglia, toglie da scatole e manichini gli abiti che hanno contribuito a dare forma all’universo filmico di Pier Paolo Pasolini. Embodying Pasolini, questo il titolo della performance. Un titolo perfetto.
Swinton e lo storico della moda Olivier Saillard, in questa loro collaborazione (la quarta di un felice cammino iniziato nel 2012, negli archivi del Musée Galliera), danno nuova vita agli abiti creati dallo scenografo e costumista Danilo Donati per le opere cinematografiche più note del regista bolognese: Il Vangelo secondo Matteo, Edipo Re, Medea, Il fiore delle Mille e una notte, Salò, o le 120 giornate di Sodoma.
Tilda Swinton solleva gli abiti che Donati amava tingere a mano. Costumi che sembrano antiche sculture. Ne osserva orli, fodere e finiture. Se li avvicina delicatamente al petto, quasi a volerli scaldare. Quaranta costumi immaginati da Donati e poi realizzati a Roma nell’atelier di Piero Farani, fondatore, nel 1962, della sartoria teatrale che, ancora oggi, porta il suo nome.
Ci
Nel 1984, il fotografo canadese Brian Young andò a vivere a New York, una città allora sofferente, stretta fra criminalità e degrado. Cultore dell’immagine in bianco e nero, Young scelse come terreno delle sue esplorazioni i vagoni della metropolitana. Un “manuale di base sull’esperienza urbana”. Nel settembre del 2016, è uscito il frutto di tante ricerche — The Train NYC, 1984 —, una raccolta di 80 scatti dedicati a quel mondo ormai lontano.
In quello stesso 1984, un’altra fotografa, Martha Cooper, oggi un’icona nella storia della street art, pubblicava Subway art. Col passare degli anni, il libro sarebbe diventato una sorta di ‘Bibbia dei graffiti’, avvicinando generazioni di ragazzi a quell’affascinante forma espressiva —vandalismo per alcuni; connubio tra protesta sociale e autoaffermazione, per altri—.
Oggi, le opere che DONDI e altri ragazzi degli anni ‘70 e ‘80 dipingevano con lo spray sui treni di New York, quelle meraviglie effimere che Martha Cooper immortalava con passione e coraggio, appartengono al passato. Così come saranno presto solo un ricordo, come raccontava Gothamist lo scorso 8 dicembre, i sedili di plastica di colore giallo e arancio presenti oggi in molte carro