“Storico” è un aggettivo che viene usato spesso quando si parla di politica, in particolare per quelle decisioni che fanno pensare a un ‘prima’ e a un ‘dopo’. Come per segnalare lo spartiacque di una civiltà.
Talvolta, i giornalisti abusano di questo aggettivo, anche solo per catturare l’attenzione del pubblico. Tuttavia, la legge approvata dal Congresso americano lo scorso 8 dicembre mi sembra meriti a pieno titolo l’aggettivo “storico”.
Con il voto della Camera, infatti, è stato definitivamente approvato il Respect for Marriage Act, che riconosce a livello federale i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il voto decisivo, con 258 favorevoli e 169 contrari, è stato celebrato dalla speaker della Camera Nancy Pelosi, che ha battuto ripetutamente il martelletto come per applaudire i deputati.
Un gesto più che comprensibile, se per esempio pensiamo a come i diritti LGBT+ siano diventati, ultimamente, un campo di battaglia, con i repubblicani solitamente all’attacco. Eppure, alla prova dei conti, il voto, per fortuna, è stato trasversale, a dimostrazione che sui diritti fondamentali è ancora possibile creare convergenze tra gli schieramenti, seppure con difficoltà.
Certo, non sono man
Il giorno iniziato all’alba del 7 dicembre non è stato un mercoledì qualunque, per i cittadini tedeschi. Chi si è svegliato presto, quel giorno, ha seguito in diretta la notizia di 25 arresti condotti tra Germania, Austria e Italia. Almeno tremila agenti di polizia sono stati dispiegati per perquisire più di 100 abitazioni tra i tre Paesi.
Gli arrestati sono tutte persone accusate di appartenere a un gruppo, chiamato “Il Consiglio”, che avrebbe progettato un colpo di Stato per rovesciare il governo tedesco. Tra loro figurano importanti personalità, come il principe Heinrich di Reuss, un ex deputato del partito di estrema destra Alternativa per la Germania, un ex colonnello dell’esercito e persino uno chef stellato.
Secondo le autorità tedesche, gli arrestati facevano parte di varie reti complottiste. Tra queste, la famigerata QAnon, che, dagli Stati Uniti, si è ormai diffusa negli ultimi anni anche in Europa. Altri membri del “Consiglio” facevano invece parte di un movimento chiamato “Reichsbürger” ovvero “Cittadini del Reich”. Gli aderenti al gruppo Reichsbürger sono convinti che l’attuale Stato tedesco non esista davvero, ma sia un’entità fittizia creata dai Paesi alleati dopo la s
Torino, in Piemonte, è una delle città più importanti del nostro Paese. Nel Novecento, in particolare, è stata la città simbolo dell’industria automobilistica, grazie alla FIAT, la principale azienda italiana del settore.
Torino è anche una delle città italiane più popolose, con oltre 800.000 abitanti. Come molte grandi città, deve fare i conti con l’inquinamento atmosferico. Da questo punto di vista, l’Italia è uno dei paesi europei con la peggiore qualità dell’aria, e Torino è tra le prime città italiane a condividere questo triste primato.
Respirare è un gesto tanto automatico quanto basilare per la nostra vita. Perciò, nel momento in cui la qualità dell’aria è trascurata, respirare diventa una questione politica che investe la salute e l’ambiente. Un diritto che va difeso e reclamato. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, infatti, l’inquinamento atmosferico è la prima minaccia ambientale per la salute.
Lo sa bene Chiara, un’attivista di Torino che è diventata famosa per il suo nome, al centro della campagna “Sostieni Chiara”. Per motivi di riservatezza il cognome di Chiara non è noto, mentre è balzata agli onori della cronaca la battaglia che la donna ha intrapreso dallo scor
Nel 2020 lo scoppio della pandemia del Covid, come sappiamo, è stato accompagnato dalle restrizioni che hanno colpito i momenti di vita aggregata.
Pian piano, mentre si cercava di capire quanto sarebbe durata la pandemia, e quale impatto avrebbe avuto sulle nostre vite, i responsabili di grandi eventi e luoghi culturali annunciavano la chiusura di manifestazioni, stagioni teatrali, fiere, e altre attività.
Per l’editoria italiana, la pandemia ha avuto un effetto distruttivo. Ciò ha riguardato le librerie, dalle grandi catene agli spazi indipendenti, ma anche le fiere e i saloni letterari.
Questi ultimi sono appuntamenti particolarmente importanti per la filiera editoriale. In pochi giorni, concentrano grandi quantità di lettori, forti od occasionali, che si aggirano tra gli spazi di esposizione e vendita, o assistono agli eventi, magari con la speranza di strappare un autografo ai loro autori preferiti.
Passata la fase peggiore della pandemia si è via via tornati a una nuova normalità, fatta di convivenza con il Covid-19. Sono così ripartiti a pieno regime i principali eventi, senza più mascherine o distanze di sicurezza. Tra questi, oltre al Salone internazionale di Torino e al Fes
“La Scala” è il nome con cui è noto il Nuovo Regio Ducal Teatro alla Scala di Milano. Ricorda un po’ quegli amici che chiamiamo con un soprannome abbreviato, con la differenza che qui parliamo del principale teatro milanese, vanto della città di fronte al mondo intero.
Uno degli appuntamenti che contraddistinguono la vita culturale italiana è proprio la cosiddetta ‘prima’ della Scala. Ogni 7 dicembre, la prima inaugura la stagione dell’opera lirica.
Appassionati di musica, politici, artisti e membri dell’alta società sfilano all’ingresso del teatro di fronte agli immancabili fotografi, dando vita a un vero e proprio evento nell’evento. Persino il presidente della Repubblica, la più alta carica istituzionale del Paese, è tra gli ospiti fissi della serata.
Quest’anno, la prima è stata un po’ particolare. Ad aprire la stagione, c’era Boris Godunov, un’opera russa che parla di censura e potere, portata in scena, per l’occasione, da un cast anch’esso russo.
Un’opera più che mai attuale, se consideriamo le proteste seguite alla decisione di eseguirla in apertura di stagione. A protestare è stata la comunità ucraina, che in Italia è la più numerosa in Europa. Persino il console di Kiev avev