La diffusione dei contagi e lo stress sul sistema sanitario hanno ormai raggiunto livelli preoccupanti. Il governo si è dato un obiettivo chiaro: tenere sotto controllo la curva epidemiologica. Dobbiamo fare il possibile per proteggere sia la salute collettiva che l’economia. Per questo, vediamo la necessità di introdurre una serie di misure più restrittive rispetto a quelle oggi in vigore.
Queste sono state, più o meno, le parole con le quali, nella sera di domenica 25 ottobre, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha introdotto un nuovo decreto per cercare di frenare l’avanzata del Covid, che, da qualche settimana, ha ripreso impulso anche nel nostro paese. La situazione epidemiologica italiana, infatti, ormai sembra perfettamente in linea con l’attuale panorama europeo, investito con forza da una seconda ondata di contagi.
Nel corso della video-conferenza stampa che l’ha visto protagonista il 25 ottobre, Conte ha elencato le nuove misure anti-contagio previste nel suo decreto: ristoranti e bar chiusi alle 6 del pomeriggio (con la sola possibilità di realizzare consegne a domicilio); ristoranti operativi con un massimo di 4 persone al tavolo; chiusura completa per palestre, p
In questi mesi, il teatro si è dimostrato capace di reagire con efficacia e responsabilità, trovando forme e risorse per continuare a svolgere in sicurezza la sua funzione pubblica. Purtroppo, ci troviamo a dover riscontrare come il valore culturale ed economico prodotto dalla nostra attività venga considerato come non necessario al benessere delle persone e della società…
Comincia con queste parole sconsolate un messaggio che il Teatro Argentina di Roma ha pubblicato in questi giorni sul suo sito in risposta alle nuove misure adottate dal governo per arginare il propagarsi del Covid. Tra i provvedimenti, anche la temporanea chiusura di teatri e cinema.
A protestare non è stato solo il Teatro Argentina, ma l’intero mondo dello spettacolo italiano. Di fatto, il mondo della cultura ha lanciato un vero e proprio appello alle autorità, scrivendo una lettera accorata al premier Giuseppe Conte e al ministro per i Beni Culturali.
Oltre a rimarcare l’impatto economico del decreto governativo, i firmatari del documento sottolineano l’importanza della cultura nell’alimentare l’immaginario collettivo e nello sviluppo della democrazia.
Nella lettera, la preoccupazione è palpabile: “I lavoratori d
Il ministro, in jeans e camicia di cotone celeste, siede su un morbido divano di pelle bianca. È ritratto di spalle, durante quello che sembra essere un momento di relax. Tra le mani, un libro, aperto sulla prima pagina.
Era domenica 20 settembre e il ministro della Salute Roberto Speranza annunciava sul suo profilo Facebook l’imminente uscita di un libro da lui scritto nei mesi estivi. Il tono era positivo, fiducioso, proiettato verso il futuro. Oggi più che mai serve favorire un grande dibattito nel Paese sul futuro del nostro Servizio Sanitario Nazionale, la cosa più preziosa che abbiamo. Per questo, ho raccolto in un testo le mie idee e le mie esperienze, anche alla luce della lezione del Covid, scriveva il ministro.
Il volume, edito da Feltrinelli, aveva un titolo piuttosto trionfale — Perché guariremo: Dai giorni più duri a una nuova idea di salute — e sarebbe dovuto uscire lo scorso 22 ottobre. Ma qualcosa, poi, è andato storto.
Il libro, fin dal primo momento, era misteriosamente introvabile. Impossibile da acquistare nei siti online specializzati, irreperibile nei negozi. Un libro fantasma, insomma. A chi chiedeva informazioni alla casa editrice veniva detto che l’uscita de
C’è stata un’epoca nella mia vita in cui andavo spesso da Strand. Mi riferisco all’edificio storico della libreria, quello al numero 828 di Broadway, nell’East Village di Manhattan. Passavo interi pomeriggi a curiosare nei corridoi del primo piano, tra volumi di seconda mano e rarità. Lì ho comprato dei bellissimi libri illustrati sull’architettura art déco, sui gioielli dell’India e sulle perle naturali. Lì ho venduto alcuni miei libri prima di un trasloco. Lì, nell’area dedicata alle novità, al piano terra, ho scoperto quello che poi sarebbe diventato uno dei miei scrittori preferiti: James Salter.
Per tutti questi motivi, sono rimasta sinceramente addolorata nel leggere il post che la proprietaria della celebre libreria newyorkese, Nancy Bass Wyden, aveva pubblicato sui social venerdì 23 ottobre. “I nostri ricavi sono diminuiti di quasi il 70% rispetto all’anno scorso e le riserve di liquidità che ci hanno consentito di rimanere a galla negli ultimi mesi si stanno esaurendo”, scriveva Wyden, chiedendo aiuto al suo pubblico, a tutti gli amanti della lettura.
Un appello che non è certo caduto nel vuoto. Il giorno dopo, di buon mattino, molte persone si sono messe pazientemente in
“Questa emergenza è come una catastrofe naturale. Abbiamo quattro lunghi mesi invernali davanti a noi e la luce alla fine del tunnel è ancora lontana”, diceva Angela Merkel lunedì 2 novembre, nel corso di una conferenza stampa organizzata a Berlino per presentare una serie di nuove misure anti-Covid. Parole in linea con quelle di molti altri leader politici europei, dal premier britannico Boris Johnson al presidente francese Emmanuel Macron.
Nel difficile momento che stiamo attraversando abbiamo bisogno di coraggio e disciplina, ma anche di un po’ di sana evasione. Abbiamo bisogno di una storia che ci trasporti in un mondo lontano, esotico, un mondo animato da una coreografia di sogni, sfide e ambizioni, schemi perfetti e passioni travolgenti.
Si spiega così, in parte, l’enorme successo che sta ottenendo un po’ ovunque The Queen’s Gambit, una miniserie dedicata all’affascinante mondo degli scacchi, disponibile su Netflix dallo scorso 23 ottobre.
In parte, dicevo, perché alla base del grande successo internazionale della serie ci sono anche altri fattori. In primo luogo, l’estrema qualità del prodotto. L’immensa cura che vediamo infusa nelle scenografie, nelle scelte cromatiche, nei c