La scorsa settimana, Armenia e Azerbaigian hanno concordato un’intesa per il cessate il fuoco. L’annuncio è stato fatto dal ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, al termine di un incontro trilaterale organizzato dal Cremlino tra i capi delle diplomazie di Baku e Erevan. L’accordo aveva lo scopo di fermare i combattimenti, che andavano avanti da due settimane, per permettere ai due Paesi di scambiarsi prigionieri e feriti con l’aiuto della Croce Rossa, oltre all’avvio di negoziati per il raggiungimento di una pace duratura.
La tregua era iniziata domenica a mezzogiorno, ma, nella notte tra domenica e lunedì, fonti ufficiali del governo azero hanno denunciato il bombardamento da parte delle forze armene di un’area residenziale di Ganja, la seconda città più grande del Paese. Il governo separatista armeno del Nagorno Karabakh, però, ha negato alcun tipo di coinvolgimento nell’attacco, sostenendo di aver rispettato la tregua.
Nonostante il conflitto armato tra Armenia e Azerbaigian sia iniziato lo scorso 27 settembre, nella regione del Caucaso meridionale si combatte da anni. Al centro della contesa c’è il territorio del Nagorno-Karabakh, un'enclave a maggioranza armena e religione
Mercoledì 7 ottobre, alla Utah University di Salt Lake City, si è tenuto il primo e unico confronto televisivo tra i candidati alla vicepresidenza per le elezioni del prossimo 3 novembre, l'uscente Mike Pence e la senatrice della California, Kamala Harris.
I giornali statunitensi avevano dato particolare rilevanza al dibattito, data l’età avanzata dei candidati alla Casa Bianca, entrambi ultrasettantenni, per la possibilità concreta di dover sostituire il presidente eletto, nel caso in cui non fosse fisicamente in grado di completare il mandato.
La stampa, inizialmente, aveva definito il dibattito di Salt Lake City come il confronto tra candidati alla vicepresidenza più rilevante della storia americana, salvo poi, fare marcia indietro dopo il deludente duello televisivo.
A differenza del confronto caotico e rissoso andato in scena il 29 settembre a Cleveland tra Joe Biden e Donald Trump, infatti, lo scambio di opinioni questa volta è stato civile, senza insulti, o colpi bassi, ma, a detta di molti, piuttosto noioso e sotto tono.
Molte questioni sono rimaste senza una risposta, una situazione dovuta in parte al fatto che la moderatrice Susan Page, del quotidiano USA Today, raramente
Domenica 4 ottobre, si sarebbe dovuta giocare all’Allianz Stadium di Torino l'attesissima partita di calcio tra la Juventus e il Napoli, valida per la terza giornata della Serie A.
La gara però non si è disputata, perché, sabato, l’Azienda Sanitaria Locale (ASL) di Napoli ha deciso di bloccare la partenza degli azzurri e di imporre a tutta la squadra il regime di isolamento fiduciario. Nei giorni precedenti, infatti, ben due giocatori del club campano erano risultati positivi al Covid-19.
Tale decisione è stata immediatamente contestata sia dai vertici della Juventus che da quelli della Lega Serie A, che hanno accusato il Napoli e l’ASL locale di non essersi attenuti al protocollo sanitario nazionale, concordato lo scorso giugno da tutte le società sportive insieme al Ministero della Salute, alle Regioni e all’organismo di controllo del calcio italiano Ficg.
Il protocollo della Serie A contiene una serie di regole che puntano a garantire lo svolgimento in sicurezza delle partite pur in caso di positività di uno o più membri di una squadra, come per esempio quella che impone l’obbligo di scendere in campo se si hanno a disposizione almeno 13 giocatori e un portiere risultati negativi
Più volte, nel corso del nostro programma, abbiamo parlato della Xylella fastidiosa, un temibile batterio che negli ultimi anni, in Puglia, ha provocato la morte di un numero rilevante di ulivi, alcuni dei quali millenari, risalenti all’epoca dell’antica Roma.
Secondo un recente studio condotto da Italia Olivicola, nell’area che comprende le province di Taranto, Brindisi e Lecce — un territorio che conta 22 milioni di piante — la Xylella finora avrebbe compromesso la produzione di quasi cinque milioni di ulivi, con una perdita di 29 tonnellate di olio extravergine d’oliva.
La patologia è stata scoperta per la prima volta nel 2013 nell’area del Salento, regione della Puglia sud-orientale, e potrebbe essere giunta nel nostro Paese con l’importazione di piante ornamentali provenienti dall’America centrale, dove la Xylella esiste da tempo.
L’estirpazione di migliaia di piante ammalate non è riuscita a contenere il batterio, che in soli 7 anni ha percorso circa 150 chilometri. Purtroppo, il fronte della malattia continua ad avanzare verso il nord della regione, minacciando di arrecare ulteriori danni.
Di recente, si è saputo che la Xylella si è spinta fino a Monopoli, in provincia di Bari
Per Venezia e i suoi residenti, sabato 3 ottobre resterà una data memorabile. Il MOSE, il sistema di dighe mobili ideato per la difesa di Venezia e della sua laguna dall’acqua, è entrato in funzione con successo in un giorno in cui il mar Adriatico era agitato a causa di una forte perturbazione.
Nelle prime ore del mattino, le sirene del Centro previsioni e segnalazioni maree del Comune di Venezia avevano allertato cittadini e operatori turistici dell’arrivo, intorno a mezzogiorno, di una marea alta circa 130 centimetri.
La città si era preparata al peggio. Come ogni anno, lungo le vie principali erano state allestite delle passerelle di legno, davanti a case e negozi, c'erano delle paratie stagne e molte persone erano uscite dalle loro abitazioni con gli stivali di gomma.
Per la prima volta nella storia della Serenissima, però, non c’è stato di bisogno di nulla di tutto ciò, perché, nel frattempo, le 78 paratoie metalliche che compongono il MOSE avevano iniziato lentamente ad alzarsi dal fondo del mare. Il sistema di barriere meccaniche ha impiegato poco più di un’ora per separare le tre bocche di porto della laguna dal mare agitato. Impedendo, in questo modo, che Venezia fosse inv