Sulla vetrina di uno spazio commerciale sfitto di Manhattan, sul tratto della Bowery che da 1st street corre verso Houston street, lo scorso fine settimana qualcuno ha incollato una fotografia di Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti e grande icona culturale, scomparsa lo scorso venerdì 18 settembre, a 87 anni. L’immagine è la riproduzione di un ritratto ufficiale della giudice, scattato nel 2016. Sul lato sinistro, in basso, campeggiano, in lettere bianche, due parole: Thank you.
Toga nera, occhiali, grandi orecchini verdi. La giudice siede su una poltrona, con le mani intrecciate, accenna un sorriso e ci osserva. Sembra preoccupata.
Nata a Brooklyn nel 1933 in una famiglia di ebrei russi, e animata da una forte passione per la giustizia sociale, Ruth decide di iscriversi a Cornell University, per studiare legge. Nel 1956, è alla Harvard Law School. Poi, sarà la volta di New York, per un percorso di perfezionamento a Columbia University.
Ruth conosceva bene la discriminazione di genere. L’aveva vissuta in prima persona, sulla propria pelle. Pur essendosi laureata a pieni voti, aveva faticato ad affermarsi come avvocato, una carriera all’epoca considerat
Si è votato per due giorni, domenica 20 e lunedì 21 settembre, per queste elezioni regionali 2020, politicamente tese e segnate dalla crisi del Covid. Una consultazione locale che, lo dicevano tutti, sarebbe stata letta in chiave nazionale, come un voto sul governo Conte. La battaglia era davvero cruciale, soprattutto in Toscana, una regione che, nella storia dell’Italia repubblicana, ha sempre votato per la sinistra, o il centro sinistra. Una virata a destra della Toscana avrebbe messo in pericolo la sopravvivenza dell’attuale governo nazionale, sostenuto da una coalizione tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, il maggior soggetto politico del centrosinistra.
Ora, comunque, il governo Conte può tirare un sospiro di sollievo, perché la Toscana è rimasta a sinistra, insieme alla Puglia e alla Campania. A destra sono invece passate le Marche, e in questo caso si tratta della destra nazionalista, quella del partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia. Nel caso delle altre due regioni chiamate al voto, Liguria e Veneto, la vittoria della destra è una conferma.
Ma il caso del Veneto merita una riflessione a parte, perché questa regione del Nord-Est ha confermato nel ruolo i
Lo scorso martedì 15 settembre, il programma televisivo Otto e mezzo, un popolare talk show politico condotto su LA7 dalla giornalista Lilli Gruber, ha dedicato il suo spazio a una bella notizia: il debutto, online e in edicola, di un nuovo quotidiano.
Domani, questo il nome del neonato giornale. Un nome deciso, positivo. Un nome che si proietta nel futuro, e che profuma di speranza.
Ospiti di Lilli Gruber, quella sera, il giornalista Massimo Giannini, direttore del quotidiano La Stampa, e il creatore del nuovo progetto editoriale, l’ingegner Carlo De Benedetti, ex presidente del gruppo multimediale GEDI.
Dunque, come dicevamo, la nascita di un nuovo quotidiano è una bella notizia. Una gran bella notizia per la salute democratica di un paese, perché la democrazia, come sappiamo, prospera nella dimensione della pluralità. Anche se, forse, dovremmo sfumare un po’ l’entusiasmo di questa affermazione, perché, in realtà, non tutte le voci editoriali si presentano con la stessa onestà intellettuale. In Italia come in molti altri paesi, oggi, circolano delle proposte editoriali che con l’informazione onesta hanno… ben poco a che fare.
Mi riferisco a quelle pubblicazioni che, lungi dall’off
La scenografia del video è sobria, essenziale. Una parete di mattoni rossi, una luce dai toni freddi. Un uomo con indosso una camicia celeste e una giacca scura parla, accompagnato da un coro di archi. Guarda fisso davanti a sé, come rivolgendosi a un interlocutore immaginario. In primo piano, gira un mappamondo.
“Ma chi te lo fa fare? Fidati, fatti i fatti tuoi, e campi cent’anni. In fondo, il mondo è sempre andato così”, dice l’uomo — Roberto Saviano — recitando le frasi fatte dell’omertà. Della cultura del silenzio. Della prudenza complice. Saviano posa una mano sul mappamondo, che smette di girare. La musica tace.
“Queste sono le parole che permettono alle organizzazioni criminali di mettere le loro mani sul mondo. Ma queste sono anche le parole che Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Anna Politkovskaya, Daphne Caruana Galizia, Don Peppino Diana non hanno voluto assecondare, seguendo invece il loro bisogno di verità e giustizia”, dice Saviano, prima di dare una leggera spinta al mappamondo, che riprende a girare.
Le scene e il messaggio che vi ho descritto sono tratti dal video che presenta Le mani sul mondo, un podcast sviluppato e narrato dallo scrittore e sceneggiatore Roberto
Sul pianeta Terra esiste un continente dove il Covid-19 è solo un dramma lontano, un concetto astratto. Un concetto tragico e inquietante, certo, ma pur sempre astratto. Quel continente è l’Antartide, un immenso territorio, grande come il Messico e gli Stati Uniti insieme, quasi completamente coperto di ghiaccio. Un territorio gelido e inospitale dove regna una gamma di colori dai toni freddi: bianco, blu, grigio perla.
Oggi l’Antartide è anche un’oasi felice. O “una piccola bolla sicura”, per citare le parole di Rob Taylor, guida sul campo alla stazione di ricerca britannica Rothera, intervistato per un articolo apparso lo scorso 12 settembre sul sito dell’agenzia di stampa Associated Press. Proprio così. Le circa mille persone — scienziati, per lo più — che al momento soggiornano sul continente possono socializzare liberamente, senza mascherine chirurgiche e senza ‘distanze sociali’. Che invidia, vero?
Ma è fragile ed effimera la felicità di quest’oasi. Ora, con la fine dell’inverno antartico, il sole, grande assente negli ultimi mesi, è tornato a splendere sul continente. Ma oltre a una maggiore quantità di luce, la primavera porterà con sé importanti cambiamenti logistici.
I ricer