Lo scorso sabato 5 settembre, mentre in Italia si contavano 1.695 nuovi casi e 16 decessi legati al Covid-19 — e mentre nella vicina Francia i nuovi casi, in 24 ore, erano quasi 9.000 — circa 1.500 persone si riunivano nel centro di Roma, per protestare contro le misure promosse dal governo per contenere la diffusione della malattia.
L’appuntamento era stato fissato per le quattro del pomeriggio, in piazza Bocca della Verità, nel cuore della Capitale. Un palco per gli oratori, tanti striscioni inneggianti ai diritti del “Popolo” e alla “Libertà”, tante bandiere tricolore, nessuna mascherina. Anzi, una. Quella che un’oratrice ha cercato di bruciare. Invano. L’accendino che aveva estratto dalla tasca non ha voluto collaborare…
Eterogenea la folla dei partecipanti: dai ‘no-mask’… agli antivaccinisti… ai simpatizzanti del partito di ispirazione neofascista Forza Nuova. Tutti uniti dal potere aggregativo delle reti sociali, e dal desiderio di protestare “contro la logica del terrore con cui il virus è stato strumentalizzato”. C’era anche Sara Cunial, una parlamentare un tempo appartenente al Movimento 5 Stelle, oggi indipendente, che negli ultimi mesi ha fatto notizia per le sue opinioni
Immerso nel verde delle colline laziali, Sutri è, ufficialmente, uno dei borghi più belli d’Italia. È noto per il suo anfiteatro romano e per aver conquistato il cuore del poeta Francesco Petrarca, uno dei padri della lingua italiana. Sutri è famoso pure per la ‘sagra del fagiolo regina’, un’allegra festa popolare che ogni anno, a settembre, vede come protagonista questo legume, autentico gioiello gastronomico locale, molto amato dall’imperatore Carlo Magno. Ma da un po’ di tempo a questa parte, Sutri finisce sulle prime pagine dei giornali anche per una ragione del tutto nuova: le fantasiose esternazioni del suo primo cittadino.
Sì, perché, dal giugno del 2018, a reggere le sorti di Sutri c’è uno dei personaggi più mediatici d’Italia: il vulcanico ed egocentrico Vittorio Sgarbi, critico d’arte, scrittore, docente, politico e, ultimamente, opinionista a 360 gradi. Sgarbi è famoso per le sue sfuriate a tutto campo, dai videomessaggi domestici alle invettive in Parlamento.
Chi segue il nostro programma da un po’ lo ricorderà: a fine giugno, Sgarbi aveva creato un piccolo scandalo alla Camera dei Deputati, equiparando la magistratura italiana a un’associazione mafiosa e offendendo pes
Il 14 settembre, in Italia, avrà inizio un nuovo anno scolastico. L’atmosfera, inutile negarlo, è estremamente tesa, anche a causa della relativa ripresa dei contagi da coronavirus registrata ultimamente in molte regioni. Come conciliare il diritto allo studio e il diritto alla salute? Come garantire la sicurezza sanitaria dei luoghi adibiti all’attività didattica? Mascherine obbligatorie in classe, banchi individuali, banchi a rotelle, tamponi sistematici… da settimane, ormai, la scuola occupa i pensieri della classe politica e le conversazioni di milioni di ragazzi, genitori, professori ed amministratori scolastici.
Ed è in questo clima di incertezza e forte preoccupazione che si festeggerà, il prossimo 23 ottobre, il centenario della nascita di Gianni Rodari, partigiano, giornalista e scrittore brillante, pedagogista rivoluzionario.
Figlio di un fornaio e di una domestica, Gianni è un talento naturale e precocissimo. Scrive le sue prime poesie alle elementari. A sedici anni, ama passare i pomeriggi nei boschi, a leggere Immanuel Kant, Eugenio Montale e Fëdor Dostoevskij. Qualche anno dopo, scoprirà Lenin, Stalin e Trotsky.
A 18 anni, diventa maestro elementare. Affianca alle sue
Il mondo romano antico non ha segreti per Néstor F. Marqués. A questo tema, l’archeologo e divulgatore culturale spagnolo ha dedicato, tra le altre cose, il libro Fake News dell’antica Roma e un’infinità di progetti didattici virtuali.
Lo scorso 29 agosto, Verne, un supplemento che il quotidiano spagnolo El País dedica alle esplorazioni nella sfera digitale, ha pubblicato un’interessante conversazione con Marqués. L’argomento? Una serie di comportamenti collettivi che ci sembrano legati alla contemporaneità… ma che già esistevano ai tempi degli antichi romani.
Non è difficile, afferma Marqués, trovare analogie tra la Roma antica e alcune delle abitudini che caratterizzano la nostra quotidianità. Un esempio fra tutti: l’ammirazione per un auriga è davvero diversa, nelle sue dinamiche psicologiche e sociali, da quella che milioni di persone provano oggi per i piloti di formula uno, o per le stelle del calcio?
Ma gli esempi abbondano in ogni campo. Come nel caso di ciò che oggi chiameremmo ‘graffiti’. Come raccontava un paio di anni fa a El País, la professoressa Ana Mayorgas, dell’Università Complutense di Madrid, lasciare messaggi sui muri era una pratica comune nelle città romane. Ba
Qualche anno fa, un po’ per caso, mi trovai a trascorrere un paio di giorni a Londra. Arrivai un giovedì sera e passai il pomeriggio del giorno seguente alla Tate Modern, un bel museo sulle rive del Tamigi, creato all’interno di una vecchia centrale elettrica.
Dopo la visita, saranno state più o meno le sei, attraversai il Ponte dei Frati Neri e mi diressi verso la City. Volevo vedere da vicino quello che, secondo me, è il capolavoro assoluto dell’architetto Norman Foster, il 30 St Mary Axe, meglio conosciuto come The Gherkin.
Venerdì sera: fine della settimana lavorativa, preludio del weekend. La City si rilassava. Le strade erano in festa. Ogni bar, ogni piccolo pub brulicava di avventori, professionisti della zona in elegante tenuta d’ufficio, intenti a chiacchierare animatamente con i loro colleghi. Tutti, o quasi tutti, con un sinuoso bicchiere di birra in mano.
Quest’anno, con la crisi del coronavirus, la City di Londra ha un aspetto ben diverso. “Londra si è spenta per sempre?”, si chiedeva lunedì 7 settembre sulle pagine del Corriere della Sera Luigi Ippolito, giornalista napoletano da tempo trapiantato nella capitale britannica.
La City, oggi, ha il desolante aspetto di una