Screen width of at least 320px is required!
Speed 1.0x
/
Cari ascoltatori, benvenuti a questo nuovo appuntamento con il nostro programma! Io sono Mario e oggi è mercoledì 27 novembre. Cominciamo subito la puntata odierna parlando del governo iraniano, che ha oscurato temporaneamente internet, per soffocare una serie di proteste contro l’innalzamento del costo della benzina.

L’Iran censura internet per soffocare la “rivolta della benzina

27 November 2019
L’Iran censura internet per soffocare la “rivolta della benzina”
4-life-2-b / Shutterstock.com

Sabato 23 novembre, dopo quasi una settimana di blocco totale, i cittadini dell’Iran si sono risvegliati con la connessione internet finalmente funzionante, dopo che il governo aveva bloccato tutti gli accessi alla rete, in risposta all’esplosione della “rivolta della benzina”.

Le proteste sono iniziate venerdì 15 novembre, dopo che il governo ha deciso di aumentare del 50 per cento il prezzo del petrolio fino a 60 litri al mese e del 300 per cento oltre questa soglia. Nonostante il presidente Rouhani abbia detto di voler utilizzare questi introiti per finanziare sussidi destinati alle fasce più povere della popolazione, la reazione degli iraniani, allo stremo a causa delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti e del crollo della moneta è stata immediata. Le proteste di piazza si sono diffuse a macchia d’olio in tutto il Paese.

Le autorità, quindi, per impedire ai manifestanti di organizzarsi, nel giro di 24 ore hanno messo in atto una sorta di blackout digitale, isolando il Paese dalla rete internet globale. In questo modo, la popolazione iraniana — oltre 81 milioni di persone — non ha più potuto collegarsi ai social media, sui quali in genere si scambiano informazioni in tempo reale, né accedere ai siti informativi internazionali.

La censura del governo di Teheran è riuscita a sortire gli effetti voluti, facendo trapelare ben poco di quanto accaduto nel Paese in questi giorni. Per certo si sa che le proteste, a cui, si stima, abbiano partecipato oltre 90.000 persone, sono avvenute in numerose città iraniane, e che sono state represse con violenza dalla polizia. Proprio negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, secondo Amnesty International, infatti, oltre cento persone sarebbero state uccise, mille quelle arrestate e numerose quelle ferite.

Adrian Shahbaz, uno tra i più importanti ricercatori di Freedom House — un’organizzazione non governativa con sede a Washington D.C. che si occupa della promozione della democrazia e della libertà nel mondo — ha detto che quello messo in atto in questi giorni è “l’oscuramento di internet più vasto mai sperimentato in Iran”.

Un articolo pubblicato dal quotidiano britannico The Guardian lo scorso 21 novembre ha raccontato che il governo di Teheran, non solo è riuscito a isolare i suoi cittadini dal resto del mondo, ma è stato tecnologicamente molto abile nel garantire la fluidità del servizio di alcune istituzioni vitali per il funzionamento del Paese, come gli ospedali e le banche.

Secondo alcune fonti, questo sarebbe stato possibile grazie alla realizzazione di una rete speciale, creata dal governo alcuni mesi fa.

Circa due anni fa, durante le proteste antigovernative del gennaio del 2018, l’Iran cercò di realizzare il medesimo esperimento di censura, ma l'esito fune hanno manifestato pacificamente nell differente. A causa del blocco di internet, molte istituzioni governative, finanziarie e ospedali dovettero arrestare la loro attività. Fu un disastro, come racconta il Guardian, e dopo circa 30 minuti, l’accesso a internet fu riattivato.

Nel giro di qualche mese, l’Iran ha fatto un grosso passo avanti nella digitalizzazione. Inoltre, il regime degli ayatollah sta spingendo le attività commerciali del Paese, soprattutto quelle che operano nel settore tecnologico, a passare alla rete nazionale, che ora vanta vari servizi industriali, proprie piattaforme bancarie e un sistema di app messaggistica. Una sfera, questa che molti cittadini ritengono sia sotto la stretta sorveglianza delle autorità iraniane.

A mio avviso, bloccare internet può avere sicuramente un impatto immediato favorevole al governo iraniano, perché in questo modo si ostacolano le comunicazioni e quindi si frenano le manifestazioni.

Col tempo, tuttavia, impedire l'uso della rete potrebbe aumentare il malcontento e l'ostilità dei cittadini contro il governo, con il rischio di accentuare ulteriori tensioni e scontri. Una situazione che potrebbe ripercuotersi sull'economia di un Paese, già pesantemente indebolito dalle sanzioni economiche volute dall’attuale governo statunitense.

End of free content.

To access this material, please LOG IN.

If you don't have a subscription, please click HERE to sign up for this program.

Restiamo ancora un attimo in ambito internazionale, per parlare della manifestazione di protesta che si è svolta qualche settimana fa a Praga, in occasione dell’anniversario della Rivoluzione di velluto.

Praga torna in piazza trent’anni dopo la Rivoluzione di velluto

27 November 2019
Praga torna in piazza trent’anni dopo la Rivoluzione di velluto
Tomas Vynikal / Shutterstock.com

End of free content.

To access this material, please LOG IN.

If you don't have a subscription, please click HERE to sign up for this program.

Restiamo sul tema delle proteste di piazza e trasferiamoci in Italia, dove da un paio di settimane sta spopolando un movimento spontaneo che si dice contro Salvini e la Lega. E contro i populismi.

il movimento anti-Lega delle “Sardine” spopola in Italia

27 November 2019
il movimento anti-Lega delle “Sardine” spopola in Italia
Alberto Zanardo / Shutterstock.com

End of free content.

To access this material, please LOG IN.

If you don't have a subscription, please click HERE to sign up for this program.

Lasciamo le proteste di piazza e andiamo a parlare dei danni provocati dal maltempo nel meraviglioso lungomare di Napoli. Danni che hanno riacceso l’attenzione dell’opinione pubblica sulla situazione dell’inquinamento del litorale del capoluogo campano.

Maltempo, il lungomare di Napoli invaso dalla plastica

27 November 2019
Maltempo, il lungomare di Napoli invaso dalla plastica

End of free content.

To access this material, please LOG IN.

If you don't have a subscription, please click HERE to sign up for this program.

Restiamo in tema di problemi legati all’ecosistema marino e parliamo della decisione del Comune di Stintino di implementare in via sperimentale il numero chiuso in una delle spiagge più popolari della Sardegna.

La Pelosa, prima spiaggia a numero chiuso della Sardegna

27 November 2019
La Pelosa, prima spiaggia a numero chiuso della Sardegna

End of free content.

To access this material, please LOG IN.

If you don't have a subscription, please click HERE to sign up for this program.