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Benvenuti a una nuova puntata del nostro programma, cari ascoltatori! Oggi è mercoledì 18 dicembre 2019. Io sono Valentina, insieme a voi per commentare gli ultimi sviluppi dell’attualità italiana e globale. Cominciamo con una notizia che, nei giorni scorsi, in Europa, ha generato sollievo e tristezza allo stesso tempo.

La fine dell’incertezza

18 December 2019
La fine dell’incertezza
Hadrian / Shutterstock.com

Quello dello scorso 12 dicembre è stato un voto storico per il Regno Unito. Politicamente cruciale, emotivamente intenso. Vissuto con passione.

“Terzo voto in quattro anni, senza contare il referendum. Non sono le più importanti elezioni della storia britannica, ma sono tra le più ansiose, le più fredde — non si vota in dicembre dal 1923 — e, forse, le più imbarazzanti”, scriveva Beppe Severgnini in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera mercoledì 11 dicembre, alla vigilia del voto.

Per una democrazia solida e antica come quella britannica, diceva Severgnini, il fatto di non aver potuto concretare l’uscita dall’Unione europea, decisa nell’ormai lontana estate del 2016, rappresentava un’umiliazione. Una sorta di macchia sull’autostima collettiva. Una macchia da lavare via. Quanto prima, e per sempre.

Ecco perché la promessa elettorale del primo ministro Boris Johnson — quel brioso e accattivante Get Brexit Done! — ha convinto così tante persone, lo scorso giovedì. Tutte ansiose di mettere fine a un clima di incertezza che pesava sull’umore collettivo come una cappa di piombo.

Il risultato della consultazione elettorale non poteva essere più inequivoco: 365 seggi alla Camera dei Comuni, la maggioranza assoluta. Un trionfo che non si vedeva dal 1987, dai tempi di Margaret Thatcher.

A votare per il partito del premier non è stato soltanto l’elettorato tory classico. No. Johnson e i suoi hanno rubato una valanga di voti alla principale formazione politica rivale — il Labour Party di Jeremy Corbyn — anche nell’Inghilterra del Nord e in altre zone tradizionalmente legate alla sinistra. Se osserviamo la mappa politica uscita dalle urne lo scorso 12 dicembre, vediamo che il Regno Unito è un grande mare azzurro, con qualche macchietta rossa qua e là.

Ad eccezione, naturalmente, della Scozia, dove ha trionfato il messaggio indipendentista — ed europeista — del Partito Nazionale Scozzese della combattiva Nicola Sturgeon. Una vera spina nel fianco per Boris Johnson. Ma questa è un’altra storia. Una storia che, con ogni probabilità, avremo modo di commentare con calma nei prossimi mesi

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Tra i fattori che, nell’estate del 2016, favorirono la vittoria del ‘leave’ nel referendum sulla Brexit c’era, senza dubbio, una certa insofferenza all’idea che il Regno Unito fosse una meta migratoria per molti europei continentali. E di migrazioni parla anche il nuovo libro della scrittrice messicana Valeria Luiselli.

Valeria Luiselli, la crisi migratoria vista dai bambini

18 December 2019
Valeria Luiselli, la crisi migratoria vista dai bambini
By Andrew Lih (User:Fuzheado) - Own work, CC BY-SA 3.0, Link

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Così come sarebbe un bene per tutti se i numerosi evasori che inquinano il sistema fiscale italiano cominciassero a fare il loro dovere…

Evasione fiscale, un problema culturale

18 December 2019
Evasione fiscale, un problema culturale

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Andiamo ora in Florida dove, nel corso della diciottesima edizione della fiera d’arte Art Basel Miami, ha trionfato un’opera presentata dall’artista italiano Maurizio Cattelan. Un’opera solo apparentemente semplice…

Comedian, un simbolo ecologico?

18 December 2019
<i>Comedian</i>, un simbolo ecologico?

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Entriamo ora nel mondo della medicina, per parlare della cannabis terapeutica.

Cannabis terapeutica, un panorama poco uniforme

18 December 2019
Cannabis terapeutica, un panorama poco uniforme

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