Quello dello scorso 12 dicembre è stato un voto storico per il Regno Unito. Politicamente cruciale, emotivamente intenso. Vissuto con passione.
“Terzo voto in quattro anni, senza contare il referendum. Non sono le più importanti elezioni della storia britannica, ma sono tra le più ansiose, le più fredde — non si vota in dicembre dal 1923 — e, forse, le più imbarazzanti”, scriveva Beppe Severgnini in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera mercoledì 11 dicembre, alla vigilia del voto.
Per una democrazia solida e antica come quella britannica, diceva Severgnini, il fatto di non aver potuto concretare l’uscita dall’Unione europea, decisa nell’ormai lontana estate del 2016, rappresentava un’umiliazione. Una sorta di macchia sull’autostima collettiva. Una macchia da lavare via. Quanto prima, e per sempre.
Ecco perché la promessa elettorale del primo ministro Boris Johnson — quel brioso e accattivante Get Brexit Done! — ha convinto così tante persone, lo scorso giovedì. Tutte ansiose di mettere fine a un clima di incertezza che pesava sull’umore collettivo come una cappa di piombo.
Il risultato della consultazione elettorale non poteva essere più inequivoco: 365 seggi alla Camera
Dal 4 all’8 dicembre, la ‘Nuvola dell’EUR’ — scintillante centro congressi progettato dallo Studio Fuksas — ha ospitato la 18esima edizione di Più libri più liberi, una fiera dedicata alla piccola e media editoria. Un’edizione molto ricca, quella di quest’anno: più di 500 espositori, oltre 670 appuntamenti in programma. Con una protagonista assoluta: Valeria Luiselli, che a Roma ha presentato Archivio dei bambini perduti, il suo ultimo romanzo.
Un libro che le è costato quattro anni di intenso lavoro. Ma, non c’è dubbio, ne è valsa la pena. Il risultato è un capolavoro universalmente ammirato. Il New York Times, tanto per fare un esempio, l’ha incoronato come uno dei dieci migliori libri del 2019.
Archivio dei bambini perduti è un’opera complessa, politica e introspettiva, ricca di ritmo e sobria poesia. È un intreccio di storie, voci e prospettive. Il punto di vista principale è quello di una famiglia — una coppia di documentaristi e i loro due figli —, in viaggio da New York all’Arizona. Molte le citazioni letterarie e musicali presenti nel testo, a cominciare da quella più ovvia: Jack Kerouac.
La voce narrante è una voce femminile, quella della madre-documentarista. La donna vuole
L’episodio che vi voglio raccontare si è svolto la mattina di domenica 8 dicembre, al palazzo del Quirinale. Protagonisti: un gruppo di studenti di una scuola superiore e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“Presidente, perché in Italia è così difficile combattere l’evasione fiscale?”, ha chiesto uno degli studenti in visita. Mattarella ha colto l’occasione — la sincera curiosità di quel ragazzo — per esprimere un pensiero molto personale, una breve osservazione a metà strada tra filosofia… ed economia.
“L’evasione fiscale — ha risposto — è il riflesso della chiusura in se stessi, dell’individualismo esasperato. Chi evade sfrutta le tasse che pagano gli altri per i servizi pubblici di cui si avvale. È una cosa, a rifletterci, davvero indecente”. Mattarella ha poi sottolineato il fatto che, secondo gli ultimi dati ufficiali, l’evasione in Italia ammonta oggi a circa 119 miliardi di euro.
Una cifra enorme, stratosferica. Se tutti i contribuenti facessero il loro dovere, ha detto il Presidente, ci sarebbe la possibilità di aumentare pensioni e stipendi. Così come di abbassare la pressione fiscale su chi le tasse, invece, le paga.
La riflessione di Mattarella è stata immed
L’oggetto scelto da Maurizio Cattelan per la sua ultima creazione-provocazione non è affatto originale. Molti artisti, prima di lui, sono rimasti affascinati dall’esotica semplicità delle banane. George Braque, Paul Gauguin, Giorgio de Chirico, Roy Lichtenstein e — in chiave polemica — le Guerrilla Girls. Nel 1967 Andy Warhol scelse una banana per la copertina dell’album The Velvet Underground & Nico, uno degli album più importanti e amati della storia del rock.
Ma Comedian — l’opera presentata da Cattelan e dalla galleria d’arte parigina Perrotin lo scorso 4 dicembre ad Art Basel Miami Beach — si spinge un po’ più in là, e strizza l’occhio al re del Dada, Marcel Duchamp.
Ma non solo. A livello concettuale, c’è un legame ancora più evidente: quello con l’artista milanese Piero Manzoni, autore, negli anni ‘60 del secolo scorso, di performance geniali e irriverenti, capaci di trasformare scarpe e uova sode in opere d’arte.
Ma torniamo al presente, e alla banana di Cattelan. Una banana comprata al supermercato e attaccata alla parete dello spazio espositivo della Perrotin con del nastro adesivo color argento. E venduta più volte: prima per 120.000 dollari, e poi per 150.000.
Comedian è
Ormai sono passati dieci anni da quando, in Italia, venne introdotto l’uso della cannabis terapeutica, prescritta per alleviare i sintomi di numerose patologie. È tempo, quindi, di tirare le prime somme, come ha provato a fare il 39esimo Congresso nazionale della Società italiana di farmacologia, svoltosi di recente a Firenze.
Un compito non facile, dato che, nel nostro paese, il panorama in questo campo appare piuttosto disarmonico, dominato da lentezze burocratiche di vario tipo, e disomogeneità a livello terapeutico.
Disomogeneità come quelle che si osservano tra le farmacie, anche all’interno della stessa regione, nella preparazione galenica dei prodotti, cioè nell’equilibrio quantitativo fra principi attivi. Disomogeneità, inoltre, nell’accesso al farmaco: dalla ricetta del medico… alla (maggiore o minore) reperibilità del prodotto nelle farmacie.
Per cercare di far luce sull’argomento, il quotidiano Repubblica ha pubblicato, lo scorso 28 novembre, una conversazione con il professor Alfredo Vannacci, docente associato di Farmacologia e Tossicologia dell’Università di Firenze.
Come spiega Vannacci, i derivati della cannabis “sono prodotti fitoterapici ad azione sintomatica, util