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Il rovescio della medaglia/L’altra faccia della medaglia

Emanuele: Secondo te, l’uso dei social media e degli smartphone, nel tempo, ci ha resi più socievoli, oppure un po’ più indifferenti a ciò che ci circonda?
Elisa: Bella domanda! Beh, se è vero che la tecnologia ci ha connesso con il mondo, l’altra faccia della medaglia è che, ultimamente, si osserva un certo inaridimento nei rapporti interpersonali.
Emanuele: Questo è quello che penso anch’io!
Elisa: Questo effetto contradditorio è conosciuto come “il paradosso di Internet”, perché riduce ma, allo stesso tempo, acuisce il senso di solitudine degli utenti.
Emanuele: Verissimo! E poi, io mi domando: come si faceva un tempo quando si cercava una strada, un ristorante o una farmacia che non si riusciva a trovare?
Elisa: Ci si rivolgeva ai passanti.
Emanuele: Esatto! Una cosa che nessuno fa più al giorno d’oggi
Elisa: Un momento… non mi puoi dire, però, che Google Maps ti ha peggiorato la vita!
Emanuele: Non fraintendermi!: sono felice che oggi qualsiasi informazione sia disponibile all’istante, ma il rovescio della medaglia è che la gente poi tende a isolarsi.
Elisa: Su questo non posso darti torto.
Emanuele: Dimmi una cosa: quante volte hai visto delle persone sedute al tavolo di un caffè o di un ristorante ignorare gli amici per tenere lo sguardo incollato al telefono?
Elisa: Hai ragione, ma bisogna considerare anche l’altra faccia della medaglia. Ti faccio un esempio: sai cos’è il social street?
Emanuele: Non credo di averne mai sentito parlare. Di che cosa si tratta?
Elisa: Beh, allora devi ascoltare tutta la storia. Tutto comincia nell’estate del 2013, quando Federico Bastiani arriva in via Fondazza con la famiglia.
Emanuele: Di che città mi stai parlando?
Elisa: Di Genova. Federico vuole trovare dei nuovi amici per suo figlio, e così scende per strada e affigge dei volantini sui muri, invitando la gente a seguirlo.
Emanuele: Divulghi le informazioni come se fossero briciole di pane! Seguirlo… dove?
Elisa: Su Facebook! Federico aveva creato un gruppo con lo scopo di conoscere qualche vicino di casa. Ma la realtà ha superato ogni aspettativa
Emanuele: Mi stai facendo capire che tutti gli abitanti del quartiere hanno aderito al gruppo di via Fondazza?
Elisa: Sì, proprio così! Un po’ alla volta, i membri del gruppo hanno iniziato a scriversi dei messaggi, a incontrarsi per necessità, curiosità e, a volte, per portare avanti progetti collettivi.
Emanuele: Fenomenale! Questo avrà dato il La per creare legami più stretti tra vicini di casa, immagino
Elisa: Beh, è stato inevitabile! La gente del vicinato ha iniziato a capire che una maggiore interazione sociale portava vantaggi a tutta la comunità.
Emanuele: E non c’è stato nessun rovescio della medaglia? Che ne so… gente che si arrabbiava se nessuno gli risolveva un problema?
Elisa: No, perché nel gruppo i favori si fanno senza una pretesa di reciprocità, nella consapevolezza che qualcuno del quartiere un giorno aiuterà te.
Emanuele: Wow… ma è un ottimo affare! Che ne dici se fondiamo un gruppo anche noi? Così avrò finalmente l’opportunità di conoscere chi abita al piano di sopra.

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