Bergamo, arriva a teatro la safety card contro la maleducazione
20 December 2017
Una delle cose che più amo nella vita è andare a teatro. Ho cominciato a 15 anni, ai tempi del liceo, con un abbonamento stagionale al principale teatro di prosa della mia città. E non ho più smesso. Del teatro mi piace tutto: la prossimità fisica degli attori, l’ideale complicità che sento con loro per il fatto di condividere la stessa sfera di spazio e tempo, ma anche il silenzio quasi infantile che scende sul pubblico allo spegnersi delle luci e l’avvolgente, rassicurante comodità delle poltrone che, per un paio d’ore, accolgono lo spettatore come il calice di un fiore…Un bel quadretto, vero? Idillico. Confortevole. Ovattato. Purtroppo, però, non sempre le cose filano così lisce. Anzi, quasi mai. Spesso, in platea come in galleria, c’è chi sussurra commenti agli amici, chi scarta una caramella con rumorosa tenacia e chi si esibisce in delle interminabili sessioni di tosse psicosomatic