Italia, trionfo del “No” al referendum costituzionale
Domenica 4 dicembre, dopo una tesissima campagna elettorale che ha visto salire la febbre politica alle stelle, 51 milioni di italiani sono stati chiamati a partecipare a un referendum confermativo per approvare, o respingere, un progetto legislativo di riforma costituzionale. Altissima l’affluenza alle urne: alla chiusura dei seggi, alle 23:00, aveva votato il 68,5% degli aventi diritto. Netta, inoltre, la bocciatura popolare del progetto di riforma promosso dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con il 60% delle preferenze sul fronte del “No”.
Telefonata USA-Taiwan, nubi con la Cina all’orizzonte
Un colloquio telefonico di dieci minuti è bastato, lo scorso venerdì 2 dicembre, a scatenare un imbarazzante incidente diplomatico tra Stati Uniti e Cina, la prima crisi internazionale nella carriera politica del neo-eletto presidente, Donald Trump. Non male come risultato… se pensiamo che Trump non è ancora entrato in carica!
Non si è trattato, comunque, di una telefonata qualsiasi: dall’altro capo del filo c’era la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen. Una chiara violazione di una collaudata prassi diplomatica, secondo la quale esiste “una sola Cina”, quella di Pechino. Un gesto che getta un’ombra di sospetto e antagonismo sulle future relazioni tra Washington e la Cina popolare.
Il colloquio con Taiwan, in realtà, è soltanto l’ultimo anello di una lunga catena di contatti diplomatici che, con un eufemismo, potremmo definire “poco ortodossi”. Lo scorso mercoledì, infatti, Trump ha parlato al telefono con il primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, accettando un invito a visitare il Pakistan. “Un paese fantastico”, per citare le parole del presidente eletto.
Come milioni di altre persone, io mi sono chiesta: è davvero possibile che Trump ignori il consolidato protocollo in b
Formula Uno, Nico Rosberg annuncia il suo ritiro dall’agonismo
Nella vita a volte non è facile riconoscere che è arrivato il momento di voltare pagina. Nico Rosberg ha dimostrato di avere questa capacità. Venerdì 2 dicembre, ha lasciato il mondo della Formula Uno a bocca aperta, annunciando il suo ritiro dalle corse, a soli cinque giorni dalla vittoria che l’aveva incoronato campione del mondo al Gran Premio di Abu Dhabi.
Il pilota tedesco, che gareggiava per la Mercedes, ha reso pubblica la sua scelta con un messaggio sul suo profilo Facebook. “Quest’anno ho dato il meglio di me stesso, ho scalato la mia montagna, realizzando un sogno che avevo sin da quando ero bambino”, scrive Rosberg, che ha spiegato di voler condurre una vita più tranquilla e dedicarsi alla famiglia.
Certo, stupisce che un atleta all’apice della carriera, decida, a soli 31 anni, di abbandonare i circuiti agonistici. Ma, pensandoci bene, davvero la scelta di Rosberg stupisce così tanto?
Noi spettatori spesso non immaginiamo nemmeno quanto possa essere impegnativo il mondo dello sport agonistico. Quali sono le immagini che ci vengono in mente se pensiamo alla Formula Uno? Piloti sul podio, sorridenti e felici. Spensierati. Iperpagati e osannati come stelle del cine
Dalle mostre d’arte al Muay Thai, lo strano caso del Salone degli Incanti di Trieste
Quando venne inaugurata nella sua nuova veste di Centro espositivo d’Arte moderna e contemporanea, nell’ormai lontano 2006, l’ex Pescheria centrale di Trieste, ribattezzata “Salone degli Incanti”, aveva un futuro roseo davanti a sé. E, in effetti, così è stato. Almeno per un po’. Mostre fotografiche, fiere antiquarie di livello internazionale e — fiore all’occhiello — un’imponente monografica dedicata alla Pop Art di Andy Warhol. Per anni, questo edificio di stile eclettico che, nella forma, ricorda una basilica, ha ospitato progetti ambiziosi. Eventi di spicco che avrebbero fatto gola a qualunque curatore.
Ma, ultimamente, il meccanismo sembrava essersi inceppato. L’esposizione “1914-18: Due fronti, Una città. Storie triestine” aveva deluso le aspettative degli organizzatori. Costata all’amministrazione comunale 370.000 euro, la mostra — una rassegna fotografica dedicata alla Trieste della prima guerra mondiale — aveva monopolizzato lo spazio espositivo per ben 6 mesi, dal 19 dicembre 2015 al 19 giugno di quest’anno, chiudendo in perdita, con la magra cifra di 11.400 visitatori.
Un bel problema per la giunta del nuovo sindaco, Roberto Dipiazza, entrato in carica il 20 giugno
The Young Pope e il momento d’oro della TV italiana
Una produzione elegante, visivamente sontuosa, ricca di atmosfere felliniane. Un budget hollywoodiano e un cast stellare che vanta tra i protagonisti nomi del calibro di Jude Law e Diane Keaton. Si è presentata così al pubblico italiano The Young Pope, la serie TV scritta e diretta dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino, in onda su Sky Atlantic dal 21 ottobre al 18 novembre scorso.
La serie ha conquistato il cuore di milioni di spettatori — anch’io, lo confesso, ne sono rimasta affascinata fin dalle primissime scene — ed è un vero gioiello. Il tocco geniale di Sorrentino si riconosce ovunque. Nel sapiente gioco delle inquadrature. Nel clima ovattato e surreale delle scene di gruppo. Nel ritmo ipnotico della narrazione. Nella scelta delle musiche di scena, in costante viaggio tra il pop e l’elettronica ambientale.
Ma c’è un’altra ragione alla base di tanto successo: Lenny Belardo, ovvero Pio XIII. Un personaggio perfettamente incarnato nella magnetica interpretazione di Jude Law. Un papa giovane, bello, eccentrico e, soprattutto, enigmatico. Reazionario ed iconoclasta al tempo stesso. Gelido e profondamente umano. Ateo e santo. Narcisista, capriccioso e dispotico. Ironico e