Il prezzo delle scelte di Erdogan
Nella notte di capodanno, poco dopo l’una del mattino, ora locale, un uomo scende da un taxi nell’elegante quartiere di Ortakoy, nella parte europea di Istanbul. Qualche minuto più tardi, le videocamere di sorveglianza del Reina Club lo immortalano mentre fa irruzione nel locale, armato con un fucile d’assalto AK-47.
Elezioni e guerra cibernetica, dopo gli Stati Uniti… ora tocca all’Europa?
Espulsione dagli Stati Uniti di 35 diplomatici russi, accusati di aver “svolto attività di spionaggio sotto copertura diplomatica”. Sanzioni contro due agenzie di intelligence e, in particolare, contro quattro alti funzionari dei servizi segreti militari di Mosca.
L’attesa rappresaglia dell’amministrazione Obama contro la campagna di pirateria informatica russa che — secondo un rapporto della CIA — avrebbe contaminato la corsa presidenziale statunitense, favorendo, di fatto, la vittoria di Donald Trump è finalmente arrivata. Lo scorso giovedì 29 dicembre, Obama ha firmato un pacchetto di misure ritorsive.
Ovviamente, il vero bersaglio di queste misure non è tanto la Russia, quanto il futuro inquilino della Casa Bianca, al quale Obama sembra aver voluto lanciare una sfida.
Le misure, infatti, mettono Donald Trump davanti a un dilemma. Nel caso decidesse di confermare le sanzioni
Capodanno 2017, massima allerta e città blindate
Quello del 2017 è stato un capodanno teso, segnato da un’atmosfera di allarme e massima allerta antiterrorismo in tutte le città italiane. La presenza in Italia di Anis Amri — il probabile autore della strage di Berlino, ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia alla periferia di Milano all’alba del 23 dicembre — ha lasciato dietro a sé una scia di palpabile tensione. Un clima dove la voglia di accogliere il futuro e lasciarsi alle spalle un anno difficile si è intrecciata, sistematicamente, con la paura.
Città blindate. Militari in tuta mimetica e mitragliatore al braccio a presidiare le piazze e i monumenti più emblematici. Tiratori scelti sui tetti degli edifici strategici. Barriere di cemento e posti di blocco nei centri storici. Squadre antiterrorismo e agenti in borghese nelle zone urbane più sensibili. Controlli a tappeto. Metal detector ovunque.
Ma ciò che più impressio
Milano, un nuovo edificio come metafora per il futuro
Quando il modello per la nuova sede milanese della Fondazione Feltrinelli venne ufficialmente presentato, nel 2012, alcuni grandi nomi dell’architettura italiana gridarono allo scandalo. L’architetto e designer Vittorio Gregotti, tanto per citarne uno, nel commentare il progetto realizzato dallo studio svizzero Herzog & de Meuron, parlò esplicitamente di “colonialismo architettonico”, criticando la “volontà colonialista” di imporre sul panorama milanese l’impronta di una cultura nordeuropea del tutto estranea al tipico profilo estetico della “città italiana”.
Una reazione eccessiva, a mio avviso, soprattutto se pensiamo che, anche esteticamente, il fascino di Milano non è quello di una tipica città italiana, ma nasce dalla combinazione di elementi visivi diversi e, molto spesso, dissonanti.
Una reazione, comunque, che non ha certo fermato il progetto. Lo scorso martedì 13 dicembre,