La nuova ostilità di Washington verso l’Europa
Vi dirò la verità. Dopo aver ascoltato qualche frammento dell’intervista rilasciata da Donald Trump, domenica 15 gennaio, a due quotidiani europei — il tedesco Bild e il britannico Sunday Times — e, soprattutto, dopo aver letto qualche commento sulla stampa europea, mi è venuta voglia di cambiare… pianeta.
L’intervista, in realtà, non aggiunge nulla di veramente inedito alle sparate alle quali Trump ci ha abituato nei mesi della campagna elettorale. Anche lo stile espressivo è lo stesso. Il solito linguaggio impulsivo — semplice e “schietto” — che tanto piace al suo pubblico, il solito saltare di palo in frasca tra “analisi” geopolitiche e commenti autoreferenziali.
Hard Brexit e ambizioni globali per il nuovo Regno Unito
Non c’è dubbio, Theresa May passerà alla storia per un suo famoso assioma: Brexit means Brexit. Un’affermazione difficile da confutare, soprattutto perché, fino alla mattina di martedì 17 gennaio, il governo britannico non aveva mai delineato un percorso concreto verso l’uscita dal blocco europeo.
Ma ora, sull’onda della promessa di un nuovo rapporto privilegiato con Washington, Londra si è fatta più spavalda, e annuncia di aver scelto il tortuoso cammino della “hard Brexit”.
E, infatti, eccola lì, Theresa May, completo blu e camicia bianca, davanti alla platea della Lancaster House, a pronunciare un discorso che finirà sui libri di storia. Sul leggio davanti a lei e sulla parete alle sue spalle, uno slogan dal sapore nostalgico: A Global Britain.
Secondo il Primo Ministro britannico è questo il messaggio del referendum dello scorso 23 giugno. Un voto “per il cambiamento, per uscire dall’Unione Europea e per abbracciare il mondo”.
Una lettura, questa, che sembra voler ignorare il fatto che il 48% degli elettori britannici — soprattutto i più giovani — ha scelto la permanenza nell’Unione. Ma questo, evidentemente, non sembra interessare ad una donna la cui immagine polit
Schiaffo politico al Movimento 5 Stelle
Lo dobbiamo ammettere, se gli fosse riuscito il colpo di far passare i suoi europarlamentari tra le fila del gruppo europeista Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE) — lasciandosi alle spalle, come un brutto ricordo, l’UKIP di Nigel Farage — Beppe Grillo avrebbe portato a casa un notevole successo d’immagine.
Invece, il sogno del leader del Movimento 5 Stelle si è infranto miseramente nel pomeriggio di lunedì 9 gennaio. Quel giorno, all’interno dell’ALDE, la corrente contraria all’ingresso dei pentastellati, con il passare delle ore, è cresciuta fino a raccogliere il 50% dei parlamentari del gruppo, costringendo il capogruppo Guy Verhofstadt a formalizzare il diniego. Ed ecco allora gli aspiranti transfughi costretti a bussare nuovamente alla porta dell’UKIP. E ad accettare le umilianti condizioni imposte da Farage per la loro riammissione.
Un’umiliazione che appare ancora più bruciante se pensiamo che Grillo aveva sottoposto l’ipotesi della nuova alleanza all’opinione popolare con un sondaggio online al quale avevano partecipato oltre 40.000 elettori pentastellati, appoggiando la scelta con il 78,5% dei consensi.
Le ragioni alla base del rifiuto dell’
Immigrazione clandestina, una rottura con il passato?
Secondo un recente rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l’Italia è attualmente la via di accesso preferenziale per le masse di migranti che cercano di raggiungere l’Unione europea. Nel 2016 i nuovi arrivi in Italia sono stati 180.000, segnando un aumento del 20% rispetto all’anno precedente. In realtà, per prendere atto dell’incremento negli arrivi, non c’è bisogno di analizzare dati ufficiali e statistiche: il fatto è evidente agli occhi di chiunque si trovi a camminare per le strade di qualsiasi città italiana.
L’agenzia dell’ONU legge il fenomeno come un effetto dell’accordo che l’Unione europea ha sottoscritto con la Turchia lo scorso marzo al fine di contenere i flussi migratori mediorientali. In base a questa lettura, il crollo degli arrivi sulla rotta greco-balcanica avrebbe spostato il baricentro delle dinamiche migratorie verso la rotta mediterranea.
A dire la verità, a me questa sembra una lettura un po’ superficiale e incompleta. Più che dal Medio Oriente, infatti, i migranti che sono arrivati in Italia negli ultimi mesi provengono soprattutto dal Corno d’Africa e da alcuni paesi dell’Africa subsahariana, come la Nigeria, il Gambia,
Studenti, i protagonisti dimenticati della scuola pubblica
La mia amica Paola insegna ginnastica alle superiori. Dopo aver ballato per anni a ritmo di supplenze e contratti provvisori, qualche anno fa, ha vinto un concorso pubblico, conquistando una cattedra in un liceo milanese. Il coronamento di un sogno? Macché! A pochi mesi dal trasferimento, già diceva di voler "tornare a casa". Ovviamente, ora che ha ottenuto un posto presso una scuola della sua città, rimpiange gli spettacoli di danza classica alla Scala e le serate ai Navigli. Ma questa… è una storia che magari vi racconto un’altra volta.
Quello che voglio sottolineare oggi è il fatto che il percorso professionale della mia amica, in realtà, incarna alla perfezione uno dei gravi problemi — forse il più grave — che attualmente affliggono la scuola pubblica italiana.
Un problema che interessa 8 milioni di studenti e che, quest’anno, sembra essere davvero esploso. Sono infatti più di 250.000 gli insegnanti che hanno cambiato sede nell’anno scolastico 2016/17. In termini più concreti, questo significa che nelle scuole pubbliche italiane, quest’anno, 1 docente su 3 ha abbandonato la propria cattedra per trasferirsi altrove.
Insomma, una volta conquistata una cattedra di ruolo,