Le elezioni generali di Taiwan, il primo grande appuntamento elettorale di quest’anno, hanno tenuto milioni di persone col fiato sospeso, dati gli ampi riflessi geopolitici del voto. I cittadini chiamati alle urne avevano la responsabilità di rinnovare il parlamento ed eleggere un nuovo presidente della Repubblica. A causa di un limite costituzionale che prevede due soli mandati consecutivi, la presidente uscente, Tsai Ing-wen, non aveva potuto presentarsi per la rielezione. Al suo posto, si era candidato il vicepresidente, William Lai, volto del Partito Progressista Democratico, che lo scorso 13 gennaio è stato coronato con più del 40% dei voti.
Per la terza volta consecutiva, dunque, il Partito Progressista Democratico, indipendentista, anticomunista e ambientalista, ha vinto le elezioni presidenziali taiwanesi. Una vittoria emersa da un processo elettorale tranquillo e trasparente, che, proprio per questo, rappresenta una pesante sfida per l’autocrazia che regna sulla Cina continentale.
Nel fabbricare la sua propaganda rivolta, soprattutto, a una platea interna, il Partito Comunista Cinese dipinge la vita politica taiwanese come ideologicamente colonizzata dall’Occidente. Una di
L’Ucraina, nella mente di Vladimir Putin, è solo il primo passo di un ambizioso percorso espansionistico? Il neoministro della Difesa tedesco Boris Pistorius sembra temere davvero uno scenario di questo tipo. “Riceviamo minacce dal Cremlino quasi ogni giorno… dobbiamo quindi tenere conto del fatto che Vladimir Putin potrebbe un giorno attaccare un paese della NATO”, ha detto il ministro in un’intervista pubblicata sul quotidiano tedesco Der Tagesspiegel venerdì 19 gennaio.
Le parole di Pistorius fanno eco all’allarme lanciato, con diversi gradi di intensità, da alcune agenzie di intelligence europee. L’intelligence estone, ad esempio, teme un’azione militare russa da qui a tre o cinque anni. La Germania, invece, attraverso le parole di Pistorius, menziona un periodo compreso tra i cinque e gli otto anni. Ben più drammatiche altre voci provenienti da Berlino, che parlano di un possibile attacco russo nell’estate del 2025. Un documento riservato del Bundeswehr, l’esercito tedesco, diffuso dal quotidiano Bild, descrive il percorso che potrebbe portare allo scoppio di uno scontro bellico tra Russia e NATO nel 2025 e delinea le contromosse che l’Alleanza atlantica dovrebbe compiere per
L’eccentrico Vittorio Sgarbi, critico d’arte, collezionista e sottosegretario alla Cultura del governo Meloni, è da tempo abituato alle polemiche. Ma questa volta, la polemica che lo riguarda è davvero infuocata.
Al centro dello scandalo, un dipinto antico, un olio su tela attribuito al pittore secentesco Rutilio Manetti, rubato nel 2013 nel Castello di Buriasco, in provincia di Torino.
Sgarbi — un paradosso per una persona nel suo ruolo, che ha il compito di tutelare il patrimonio storico e artistico nazionale — è attualmente indagato per furto di beni culturali. Nell’ambito — l’avrete indovinato — del caso relativo al furto del quadro attribuito al Manetti.
A far partire l’indagine, Report, un programma televisivo dedicato al giornalismo investigativo, e il giornale Il Fatto Quotidiano, che sul tema ha pubblicato un lungo articolo.
Per capire la vicenda, bisogna fare un passo indietro, e ricordare che, nel 2021, un quadro intitolato La cattura di San Pietro, molto simile a quello un tempo conservato nel Castello di Buriasco, è stato esposto nell’ambito di una mostra organizzata in Toscana, a Lucca, venendo presentato come un’opera di proprietà del celebre critico d’arte.
Secondo Repo
Il primo governo di Giuseppe Conte è stato un esperimento politico stravagante. D’altro canto,che cosa ci si poteva aspettare da una coalizione sostenuta da due forze politiche — la Lega, voce della destra nazionalista, e il Movimento 5 Stelle, soggetto antiestablishment, “né di destra né di sinistra” —, almeno sulla carta, difficilmente compatibili? Una linea di governo confusa e ondivaga, un variopinto patchwork di provvedimenti disegnati per compiacere gruppi elettorali molto diversi fra loro.
Un progetto legato a quel governo, in particolare, è tornato agli onori delle cronache in questi giorni, in seguito a un intervento parlamentare di un deputato del partito di centro Italia Viva. Luigi Marattin, questo il nome del deputato, ha chiesto all’attuale governo che fine avesse fatto una misura sviluppata dal governo Conte I nel 2018.
La misura in questione prevedeva la concessione gratuita di un terreno agricolo alle famiglie che avessero almeno tre figli. Un’idea — come dire? — piuttosto originale. All’epoca, la notizia sollevò dubbi e curiosità, per poi scivolare nell’oblio collettivo. Ad ogni modo, il progetto fu inserito nella legge di bilancio del 2018, con il fine dichiarato
“Una bianca, dolcissima nube fa anello intorno la vetta del monte maggiore. I capi estremi dell’isola tagliano l’onda come sproni di nave. Ma siamo noi veramente che andiamo incontro all’isola, oppure è l’isola che, rotte le sue ancore di granito, muove incontro a noi?”
Era il 1926, e lo scrittore, e pittore, Alberto Savinio, dipingeva così, nelle pagine di un affascinante libretto — un’opera a metà strada tra saggio e diario di viaggio —, la magica bellezza dell’isola di Capri.
La Capri di Savinio era un luogo pervaso di dualismo. Terra di pescatori e contadini. E, al tempo stesso, ambita meta di un’élite di eleganti viaggiatori. Da una parte, la vita “silenziosa ed elementare degli autoctoni”. Dall’altra, quella “frivola ed estetizzante” di tutti gli Ulissi che, “attratti dal non mai spento canto delle Sirene” convergevano sull’isola “dai punti più remoti del globo”.
In quegli anni, il caffè Morgano, coi suoi grandi tavoli collettivi, era un rifugio per artisti, tipi bizzarri, e celebrità. E per la crema intellettuale dell’epoca. Lì, lo scrittore e rivoluzionario russo Maxim Gorky amava giocare a scacchi con gli amici.
La bellezza di Capri conquistò pure lo scrittore, e diplomatico,