Ha lottato fino all’ultimo Boris Johnson per restare a galla, travolto, negli ultimi mesi, da una lunga ondata di scandali politici. Il più famoso, il cosiddetto ‘Partygate’—uno scandalo relativo a una serie di festicciole con vino e formaggio, organizzate, in piena emergenza pandemica, al numero 10 di Downing Street, mentre il Regno Unito era immerso nel più ferreo lockdown. Per non parlare del disastro delle elezioni amministrative dello scorso maggio, che hanno visto i tories collezionare sconfitte in antichi feudi.
E così l’insofferenza è andata crescendo tra le file del Partito Conservatore. Giorno dopo giorno.
Martedì 5 luglio, in serata, le prime avvisaglie di quella che diventerà poi una valanga di dimissioni. Il giorno dopo, lasciano il governo due figure di grande rilievo—il ministro dell’Economia e quello della Salute. Col passare delle ore le dimissioni, tra ministri e altri esponenti del governo, saranno più di 50.
Ufficialmente, le ragioni della ribellione sono di natura etica. Ma il sottotesto è chiaro: tra le file dei tories sono in molti, ormai, a vedere Johnson come una palla al piede, una figura dannosa per l’immagine del partito.
Come ha ricordato il giornalista
Apre tutti i giorni dalle 8:30 a mezzanotte, ma quest’estate, per la prima volta in cent’anni di storia, il Caffè della Posta di Courmayeur — un bell’edificio in stile alpino dipinto di rosa pallido — ha dovuto chiudere al pubblico una delle sue sale. La ragione è la stessa che, da settimane, mette in affanno i professionisti dell’ospitalità in tutta Europa: mancanza di personale.
In Valle d’Aosta, la stagione turistica, quest’anno, dopo la ‘pausa Covid’, pulsa a pieno ritmo. E a Courmayeur, gioiello del glamour alpino a pochi chilometri dal Monte Bianco, i visitatori arrivano numerosi, da ogni punto del mondo.
Ma alla domanda esuberante di queste settimane non fa eco, purtroppo, un’offerta altrettanto vivace. “Cercasi personale per la stagione estiva: cucina, sala bar, pubbliche relazioni”, dichiara infatti uno sconsolato cartello incollato alla porta del Caffè della Posta.
L’antico caffè del centro di Courmayeur, tuttavia, non è il solo a trovarsi in difficoltà quest’estate. No. Il problema riguarda molti altri caffè, ristoranti, ed alberghi della zona, anche i più prestigiosi.
A Courmayeur, come raccontava un articolo pubblicato su Repubblica lo scorso 5 luglio, non si trovano ca
Com’è noto, per circolare nello spazio Schengen da cittadino europeo, non è necessario un passaporto—basta la carta d’identità, un comodo tesserino di plastica lucida dai toni celesti. Le cose cambiano drasticamente, tuttavia, al momento di organizzare un viaggio verso località più remote. Parte allora, spesso, una ricerca affannosa tra armadi e cassetti polverosi. “Dov’è finito il mio passaporto?”, si chiedono in molti.
La scorsa primavera, mia madre, dovendo prepararsi per un viaggio extraeuropeo in compagnia di un gruppo di amiche — e sapendo che il suo passaporto era ormai scaduto — ha visitato il sito web della questura della sua città, per fissare un appuntamento. Si era all’inizio di aprile, e la prima data disponibile era il 28, un giovedì. Circa due settimane dopo, il nuovo passaporto era arrivato, uno smilzo libretto oro e bordeaux.
In quel momento, ci era sembrato che l’attesa fosse stata lunga, lunghissima. Invece, come avremmo scoperto poi, mia madre, in realtà, era stata fortunata. Ora, infatti, chi vuole rinnovare il proprio passaporto deve armarsi di pazienza. Di una pazienza infinita.
In tutta Italia, dalla Sicilia alla Lombardia, gli uffici che, nelle questure, rin
Una sera del mese scorso, tornavo da una passeggiata in riva al mare. Le 6 e mezzo del pomeriggio, le 7 al massimo. Accanto ai ristoranti del centro storico, molti tavoli all’aperto, allineati per la cena. Tovaglie di carta color sabbia; posate e calici in elegante attesa. Nell’aria, il profumo intenso, dolcissimo, dei gelsomini. Poi, improvvisamente, una nota acre, penetrante. Un fumo leggero che indugiava come un vecchio ricordo carico di nostalgia. L’odore, inconfondibile, era quello dello zampirone, una spirale insettifuga dal colore verde.
Dieci centimetri di diametro, e un potere quasi magico nell’allontanare zanzare d’ogni tipo, lo zampirone è, per molti, un alleato prezioso, essenziale. Per alcuni, come me, una Madeleine de Proust, che, come una macchina del tempo, mi riporta veloce alle lunghe estati della mia infanzia. Alle cene di famiglia in riva al mare.
A inventare questo miracoloso oggetto, Giovanni Battista Zampironi, un veneziano di grande talento che, nel 1859, ottenne una laurea in chimica farmaceutica all’università di Padova. Come racconta Il Bo Live, magazine dell’ateneo padovano, nel 1862, Zampironi fondò, nella città di Mestre, un laboratorio farmaceutico ded
In un granaio degli anni Cinquanta, nel quartiere bohémien di Porta Genova, a Milano, nel 2015, è nato Armani/Silos, uno spazio espositivo dalle linee essenziali, ideato dallo stilista Giorgio Armani per celebrare i suoi 40 anni di carriera. 4500 metri quadrati, quattro livelli, una forma che ricorda quella di un alveare, metafora della vita, dell’operosità. Lì, in quel luogo speciale, Armani ha curato, in collaborazione con Magnum Photos, la mostra Colors, Places, Faces, “un racconto composito e multiforme che riflette, attraverso un caleidoscopio di visioni, una combinazione unica di arte, giornalismo e narrazione”. Un progetto che vuole lanciare un segnale di ottimismo. “Dopo questi anni di grigio e chiusura”, ha detto lo stilista in una recente intervista al Corriere della Sera, “è arrivato il momento di riportare il colore nelle nostre vite e di ricominciare a viaggiare, anche se solo con la fantasia”.
La fotografia accompagna da sempre la vita di Giorgio Armani. Come quella gloriosa copertina della rivista Time, nell’82, che, con la didascalia Giorgio’s Gorgeous Style, lo incoronava re della moda italiana, e non solo. O come quell’indimenticabile immagine collettiva, scattata