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26 January 2022

Episode #324

19 January 2022

Episode #323

12 January 2022

Episode #322

5 January 2022

Episode #321

29 December 2021

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15 December 2021

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1 December 2021

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Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del nostro programma! Oggi è mercoledì 29 dicembre 2021. Io sono Mario, insieme a voi per commentare gli ultimi sviluppi dell’attualità italiana e globale. Cominciamo con una notizia che arriva dal Cile. Dopo una campagna elettorale dominata da una forte polarizzazione, domenica 19 dicembre, nel paese australe, si è celebrato il secondo turno delle elezioni presidenziali. A contendersi la carica, due candidati diametralmente opposti dal punto di vista ideologico: il progressista Gabriel Boric e l’ultraconservatore José Antonio Kast. Dal ballottaggio, è uscito vincitore Boric, con un vantaggio di quasi 12 punti percentuali sul suo rivale. Una vittoria netta, un trionfo del cambiamento. E della speranza nel futuro.

Gabriel Boric, dalle piazze a La Moneda

29 December 2021

Nella sua campagna elettorale, l’avvocato José Antonio Kast, candidato presidenziale ultraconservatore con una dichiarata nostalgia per i tempi di Pinochet, aveva scelto la carta della paura. Paura dell’immigrazione, della tensione sociale, del futuro. Una scommessa persa, la sua. Anacronistica. Perché lo scorso 19 dicembre, al secondo turno, quasi il 56% degli elettori cileni ha scelto di guardare avanti. Ha scelto il cambiamento, rappresentato da un giovane deputato progressista, ex attivista studentesco e oggi leader del partito socialista Convergencia Social: Gabriel Boric.

Un’ora dopo la chiusura delle urne, il sole brillava ancora alto nel cielo, in un torrido pomeriggio australe. Al diffondersi dei primi risultati, un’atmosfera di festa conquistava il centro della capitale, Santiago, e le altre città del paese. Striscioni col nome del presidente eletto, bandiere del popolo mapuche e della comunità LGBT+, slogan femministi, automobili in carovana e clacson, come se il Cile avesse vinto la Coppa del Mondo. Era dai tempi delle proteste di piazza dell’autunno 2019 — dai tempi dell’estallido social — che non si vedeva tanta gente nelle strade.

E proprio nelle proteste sociali di

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Continuiamo a parlare di elezioni presidenziali. Andiamo a Roma, dove, alla fine di gennaio, il Parlamento italiano sceglierà un nuovo presidente della Repubblica. Su questo fronte, rispetto a qualche settimana fa, sembra esserci una novità importante: l’esplicito interesse di Mario Draghi.

Un nonno al servizio delle istituzioni

29 December 2021
Un nonno al servizio delle istituzioni
Alessia Pierdomenico / Shuttestock

L’occasione — ufficiale e consueta — è la conferenza stampa di fine anno della presidenza del Consiglio dei ministri, un evento organizzato dall’ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione stampa parlamentare. È mercoledì 22 dicembre, e il palco è sobriamente natalizio: la bianca sagoma di un abete colmo di gingilli, una fila di stelle di Natale, due bandiere impreziosite da leggere frange di stoffa dorata.

Cordiale, alla mano, quasi allegro, rispetto alle prime settimane della sua presidenza, il premier Mario Draghi sembra un’altra persona. All’epoca, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, gli si rimproverava una certa freddezza comunicativa, una laconicità e un distacco dal popolo che difficilmente si adattavano al suo nuovo ruolo. Critiche di cui Draghi ha fatto tesoro, evidentemente.

Prima di ricevere le domande dei giornalisti, Draghi offre un breve bilancio dell’attività svolta dal suo governo in questi lunghi mesi pandemici. Un percorso in cui spiccano progressi e conquiste. A cominciare dal buon ritmo della campagna vaccinale, essenziale non solo per la salute collettiva, ma anche “per far ripartire l’economia”. “Lo scorso 13 febbraio, l’Italia

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Quello sul traffico di opere d’arte e antichità è un dibattito annoso e complesso. Mi vengono in mente le tensioni che da tempo contrappongono Grecia e Regno Unito sulla restituzione dei marmi del Partenone. Ma la storia che vi voglio raccontare ora è ben più recente, ed è una storia che ruota attorno all’avidità di un misterioso antiquario italiano.

Il viaggio di un tesoro rubato

29 December 2021
Il viaggio di un tesoro rubato
f11photo / Shutterstock

Da una parte, sulle soleggiate colline della California, il Getty Museum di Los Angeles, creato nel 1974 da Jean Paul Getty, ricco petroliere e grande appassionato d’arte. Dall’altra, il Museo di arte greca, etrusca e romana della Fordham University, un ateneo privato newyorkese di forte tradizione cattolica, fondato dai gesuiti nel 1841. Due istituzioni che, a prima vista, sembrano avere ben poco in comune. Eppure, a legarle, c’è un nome, quello di un mercante di antichità settantenne oggi residente a Roma, in un bell’appartamento sul Lungotevere: Edoardo Almagià.

Almagià è oggi indagato negli Stati Uniti per contrabbando di manufatti antichi e presentazione di documenti doganali falsi. Raggiunto al telefono dal New York Times, l’uomo ha minimizzato con stizza le accuse formulate contro di lui. “Un tempo, i requisiti legali in merito alla provenienza di antichità e opere d’arte erano molto meno rigidi”, ha detto. Almagià sembra dimenticare che il commercio di antichità è severamente regolamentato dalla legge italiana, così come da accordi di lunga data tra il nostro paese e gli Stati Uniti.

Come ha ricordato il New York Times, Almagià è da tempo oggetto di indagine su entrambi i la

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Rimaniamo nel mondo dell’arte, cari ascoltatori, ma facciamo un salto nel presente: parliamo dell’ultimo film del regista premio Oscar Paolo Sorrentino.

Napoli e gli anni 80, secondo Paolo Sorrentino

29 December 2021
Napoli e gli anni 80, secondo Paolo Sorrentino
Denis Makarenko / Shutterstock

A diciassette anni, Paolo Sorrentino sognava già il cinema. Lo sognava con la timida dolcezza di un adolescente sensibile e osservatore. Fabietto, il suo alter ego nel film È stata la mano di Dio — presentato lo scorso settembre alla 78esima mostra del cinema di Venezia, nelle sale a novembre e su Netflix lo scorso 15 dicembre —, lo confessa, un pomeriggio, alla zia Patrizia. Noi spettatori sappiamo che a ispirare la sua passione è stato il cinema di Fellini, ma anche un film surrealista di Antonio Capuano, un regista locale. Una sera, dopo aver visto a teatro le prove di uno spettacolo, Fabietto rincorre Capuano per le strade del centro, fino al mare. Gli dice che vuole fare cinema, creare una realtà nuova, alternativa, perché la sua… non gli piace più. Uno stato d’animo comprensibile: i suoi genitori sono scomparsi da poco, improvvisamente, a causa di un incidente domestico, e lui si trova a dover immaginare un futuro per sé. Che cosa farà, una volta finito il liceo? Come scopriremo presto, Fabietto abbandonerà la sua Napoli, colma di ricordi, dolorosa. E andrà a Roma. A disegnare quella che sarà la sua nuova vita.

Sincero. Coraggioso. L’ultimo film di Paolo Sorrentino è, più di

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