Mercoledì 15 dicembre, si è svolto un incontro in videoconferenza di circa un’ora e mezza tra il presidente della Russia Vladimir Putin e il suo omologo cinese Xi Jinping. Durante il vertice, i due leader hanno discusso — tra sorrisi e complimenti reciproci — dello sviluppo della relazione tra i loro due Paesi e di altri grandi temi di politica estera, con particolare attenzione al loro difficile rapporto con gli Stati Uniti e i loro alleati.
Appena pochi giorni prima, nella città inglese di Liverpool, nel corso del vertice dei ministri degli Esteri del G7, l’Occidente aveva fortemente criticato Mosca, da tempo impegnata ad ammassare soldati e mezzi militari lungo il confine con l’Ucraina. Stesso discorso per il governo di Pechino, sotto accusa per la sua politica repressiva nei confronti di Hong Kong, per la sistematica violazione dei diritti umani degli Uiguri e di altre minoranze etniche e religiose, nonché per un atteggiamento sempre più aggressivo nei confronti di Taiwan.
Inoltre, il 9 e il 10 dicembre ha avuto luogo il ‘Summit globale per la democrazia’, un vertice virtuale voluto dal presidente statunitense Joe Biden per mettere in guardia i leader mondiali sul pericolo dell’a
Giovedì 9 dicembre, le autorità neozelandesi hanno presentato un nuovo disegno di legge che, se verrà approvato, vieterà la vendita di sigarette e prodotti a base di tabacco a tutte le persone nate dopo il 2008, per il resto della loro vita. Ricordando la pericolosità dei prodotti derivati dal tabacco, Ayesha Verrall, ministra associata della Salute, ha detto che le persone che avranno 14 anni quando la legge entrerà in vigore non potranno mai comprare legalmente prodotti contenenti tabacco. Il fine ultimo del governo neozelandese è chiaro: favorire lo sviluppo di una società libera dal fumo.
Grazie a misure sempre più stringenti, come l’attuale divieto di vendita di sigarette ai minori di 18 anni, nel corso dell’ultimo decennio, la Nuova Zelanda è riuscita ad abbassare il tasso di fumo tra la popolazione adulta dal 18% all’11,6 %. Tuttavia, in alcune minoranze indigene, come i Māori e Pasifika, la percentuale rimane molto più alta — 29% nei primi e 18% dei secondi. Inoltre, in un Paese che conta circa 5 milioni di abitanti, ogni anno, a causa di patologie legate al consumo di tabacco, perderebbero la vita circa 5.000 persone.
Il governo neozelandese è intenzionato ad abbassare ques
Da diverse settimane, in molte città italiane sono in corso manifestazioni di protesta contro una serie di riforme sulla scuola sviluppate dal governo nel contesto della gestione dei fondi messi a disposizione dal ‘Piano nazionale di ripresa e resilienza’. Parliamo di un piano di investimenti di oltre 221 miliardi di euro, gran parte dei quali sono stati messi a disposizione dall’Unione europea nell’ambito del Recovery Fund, un programma di aiuti economici varato allo scopo di stimolare la ripresa dei Paesi più colpiti dalla pandemia del Covid-19.
Di questi fondi, circa 17 miliardi sono stati destinati al settore dell’istruzione. Tra i progetti attualmente in discussione, spiccano quelli edilizi: asili nido e istituti scolastici altamente innovativi, nuove palestre. Si discute, naturalmente, anche della messa in sicurezza e della riqualificazione degli edifici scolastici esistenti.
La linea scelta dal governo, che avrebbe deciso di dare la priorità ad alcune aree, sarebbe alla base del malcontento studentesco che da diverse settimane si sta espandendo in tutta Italia. Gli studenti delle scuole superiori, talvolta appoggiati dagli insegnanti, protestano barricandosi dentro gli edific
Sin dal 2013, ogni anno, in questo periodo, l’Economist premia un Paese che si sia contraddistinto per alcuni miglioramenti compiuti in diversi ambiti. Tra i vincitori degli anni passati ci sono, per esempio, la Colombia, premiata per aver raggiunto, nel 2016, un accordo di pace tra il governo e l’organizzazione guerrigliera FARC, ma anche la Tunisia, scelta, all’epoca, per i suoi progressi nel campo dello sviluppo democratico.
L’Economist traccia una breve panoramica dell’anno che sta per concludersi. La pandemia del Covid continua a mietere vittime. Il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny è finito in carcere. I sostenitori dell’ex presidente statunitense Donald Trump hanno preso d’assalto il Campidoglio e la guerra civile ha travolto l'Etiopia e il Myanmar. Eppure, ci sono Paesi che nel frattempo hanno dato segnali positivi e, stando all’Economist, quello che ha brillato di più in questi dodici mesi è l’Italia.
I motivi di questa scelta non dipendono certo dal trionfo degli azzurri algi Europei di calcio, scrive l’Economist con ironia, e nemmeno dalla vittoria della rock band romana Måneskin all’Eurovision Song Contest. Dipendono da una nuova maturità politica, un percorso
Le pratiche tradizionali della “cerca e cavatura del tartufo in Italia” sono diventate Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Giovedì 16 dicembre, il Comitato dell'Organizzazione mondiale per l'educazione, la scienza e la cultura delle Nazioni Unite, riunito a Parigi, ha comunicato la sua decisione a conclusione di una candidatura proposta dal nostro Paese qualche tempo fa, e attesa da giorni con trepidazione.
Il Comitato valorizza così una pratica rurale che in Italia si tramanda per via orale da generazioni e che prevede il rispetto delle tradizioni locali, una vasta conoscenza della cultura agricola, del territorio, del clima e della biodiversità, nonché l’esistenza di un rapporto profondo tra i raccoglitori di tartufo e i loro cani.
Il tartufo è un fungo ipogeo che cresce in prossimità delle radici di alcune piante. Nonostante abbia un profumo molto intenso e penetrante, può essere individuato soltanto grazie allo straordinario olfatto di cui sono dotate alcune razze di cani, specificamente addestrate.
L’Italia oggi è il leader mondiale nella produzione ed esportazione di diverse varietà pregiate di tartufo. Il più ricercato è il tartufo bianco che nasce nei boschi attorno alla ci