Coronavirus, la Lombardia usa i dati telefonici per sorvegliare lo spostamento dei cittadini
| Stefano: | L’emergenza coronavirus in Lombardia ha ormai raggiunto livelli drammatici. Per frenare i contagi su tutto il territorio e alleggerire il peso sul sistema sanitario, lo scorso 17 marzo, il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala, ha ricordato l’importanza di restare a casa, lamentando, infine, che soltanto il 60% dei lombardi fino a quel momento ha rispettato con rigore le limitazioni sulla circolazione imposte dal Governo. Il resto dei cittadini avrebbe, infatti, continuato a spostarsi con troppa disinvoltura, allontanandosi eccessivamente dalla propria abitazione. Sala, nel corso della sua conferenza stampa, ha spiegato di essere venuto al corrente delle distanze percorse quotidianamente dai cittadini, in seguito ad alcune analisi, ottenute dalla elaborazione dei dati forniti dai gestori di telefonia mobile. |
| Milena: | Sai Stefano… L’iniziativa della Regione Lombardia mi ricorda tanto le soluzioni di controllo adottate da Cina e Corea del Sud, per combattere il coronavirus. |
| Stefano: | È vero! Se in questi due paesi l’uso di metodi di sorveglianza basati sul monitoraggio telefonico non ha suscitato particolare clamore, in Italia è accaduto l’esatto contrario. Dopo le rivelazioni del vicepresidente Sala, in molti hanno manifestato perplessità e preoccupazioni in riferimento al rispetto della tutela dei dati personali. Lo scorso 19 marzo, ho letto sul quotidiano La Stampa che il ministero dell’Interno era all’oscuro dell’iniziativa della Lombardia e che il Governo, indispettito per quanto accaduto, avrebbe avviato un’indagine per valutare eventuali ricadute giuridiche. |