La prima vittima da coronavirus in un penitenziario apre il dibattito sul sovraffollamento
| Stefano: | Un paio di settimane fa, il coronavirus ha causato la prima vittima tra i carcerati italiani. Si tratta di un uomo di 76 anni, detenuto con l’accusa di associazione mafiosa presso l’istituto penitenziario di Bologna. Secondo un articolo, pubblicato il 2 aprile su Il Fatto Quotidiano, l’uomo sarebbe stato ricoverato il 26 marzo nell'Unità operativa di Medicina d'Urgenza dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna, a causa dell’aggravarsi di patologie pregresse e difficoltà respiratorie. Sottoposto a tampone, il paziente sarebbe risultato positivo al Covid-19. Come puoi immaginare, il suo decesso ha riacceso le polemiche sul sovraffollamento delle carceri. |
| Milena: | Eh già! Il tema delle carceri super affollate è di grande attualità. Soprattutto dopo che il 7 marzo è esplosa la rivolta in più di una ventina di istituti penitenziari italiani, dove si sono verificate evasioni, danneggiamenti, aggressioni, decessi e compagnia bella. |
| Stefano: | Credo sia opportuno fare una precisazione, Milena! In quel caso le proteste sono scoppiate, perché i detenuti avevano paura di contrarre il virus dagli operatori e dalla polizia penitenziaria, gli unici ad avere contatti con l’esterno. Molti carcerati non hanno accolto favorevolmente le nuove misure che, tra le altre cose, prevedevano la chiusura dei laboratori, la sospensione dei permessi premio e soprattutto la sospensione dei colloqui con i familiari. |